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"E' mancata una presa di posizione di Comune e Regione finalizzata al mantenimento di Spezia in Futur-E"

la ricostruzione di raffaelli
Marco Raffaelli, Partito democratico

La Spezia - C’è una premessa. La vicenda di cui parliamo comincia nel 2015, 6 anni fa. Dobbiamo quindi riavvolgere il nastro e puntualizzare alcuni passaggi, guardando anche a quello che stava accadendo in altri siti energetici del Paese.
Solo così possiamo cimentarci in un ragionamento serio, vero, comprensibile ai cittadini. Oggi ci viene detto ciò che non possiamo far passare, politico o tecnico che sia il motivo: il mantenimento del gruppo a carbone, necessario perché nel Nord dell’Italia occorre avere la disponibilità di 500 MW per garantire la sicurezza energetica. Penso che questa esigenza abbia risentito di ciò che nel corso di questi 6 anni è accaduto nel Paese. Alcuni impianti a carbone sono stati dismessi definitivamente, ed al loro posto sono sorti nuovi siti industriali, o produttivi, o commerciali. Figli di accordi tra Enti locali, Regioni ed Enel, nel solco del grande progetto Futur-E. Cito l’esempio della centrale di Porto Tolle, fatta di due gruppi a carbone.

Li Comune, Regione Veneto ed Enel hanno concordato, dopo la dismissione della struttura e la bonifica del sito, di far sorgere un polo dedicato al turismo. Un progetto presentato dalle Amministrazioni pubbliche, insieme ad investitori privati, con una visione, che ha trovato il favore di Enel e che ha permesso uno sviluppo delle economie locali ed una vera riqualificazione ambientale. Ecco che possiamo quindi iniziare a citare il caso Spezia, collegandolo alla partita Futur-E. Anche noi, nel 2015, ci inserimmo tra i siti energetici da dismettere, bonificare e riqualificare. Venne istituito un tavolo, in Comune, dove sedettero tutti: Comune e Regione, Ministero dello Sviluppo Economico, Enel, Associazioni di Categoria e Sindacati, ulteriori soggetti interessati come ad esempio il Distretto Ligure delle Tecnologie Marine.

Si svolsero incontri dove vennero snocciolate ipotesi di riconversione industriale su settori economici importanti per il territorio (come la nautica, interessata ad espandersi in quelle aree), e completamente green. L’utilizzo di fonti fossili era categoricamente abbandonato. Tanto che emersero a un certo punto anche i timori dei Sindacati sul mantenimento dei livelli occupazionali in quel momento impegnati - timori subito fugati dagli impegni sul ricollocamento, che Enel si prese in quella sede. Chiedo al Sindaco di pubblicare i verbali con la trascrizione degli interventi dei protagonisti di quegli incontri. Solo così gli spezzini possono capire veramente di cosa si stava trattando, e quali fossero le possibilità a cui si stava aspirando. Perché Porto Tolle ha potuto realizzare quello che si avviano a costruire, mentre noi siamo rimasti con un pugno di mosche in mano?

Semplicemente perché quel percorso, iniziato nel 2015, viene inspiegabilmente abbandonato dalla successiva Amministrazione Peracchini. Nel primo Consiglio Comunale della nuova Giunta presentai una mozione, in cui impegnavo Peracchini a riprende il mano il tavolo costituito nel 2015, per proseguire il lavoro di sviluppo di Spezia in Futur-E. Avvertivo il centrodestra del pericolo di far calare il silenzio sulla partita, mettendo così la città in una situazione dubbia e dannosa. Quella mozione venne clamorosamente bocciata. Chiedo al Sindaco di spiegare ai cittadini il perché di quella bocciatura e perché non volle proseguire il buon lavoro che si lasciò in eredità. Penso che il danno che oggi la città rischia di pagare sia figlio di quell’errore. Ho il timore che per l’odioso principio secondo cui tutto quello che ti è dato in eredità sia da buttare, perché fatto da quelli di prima, Peracchini abbia cacciato la città in un guaio.

Chiedo al Sindaco di smentirmi con fatti e logica. Non con interventi inutili e smodati. Perché all’epoca siamo nel 2017, con Spezia che nel piano energetico del Paese è finalmente esclusa dai siti di interesse nazionale. Eppure questa opportunità non viene colta con la costruzione di un progetto industriale alternativo per le aree. Quello che accade dopo è abbastanza risaputo, e realizza i timori di cui parlai in quel primo Consiglio Comunale. Sulla vicenda infatti cade il silenzio. Finché le opposizioni, un anno dopo, non la riportano nuovamente a Palazzo Civico, con una discussione nell’Ottobre del 2018. In quella seduta accade una cosa che ci lascia interdetti: la Maggioranza si vota una mozione in cui impegna il Sindaco di concordare con Enel il mantenimento della presenza di quest’ultima sul territorio, attraverso la realizzazione di una centrale a turbogas.

In quel momento capimmo che il silenzio dell’anno passato aveva avuto fini precisi. Ci opponemmo. E si oppose la città. Questo indusse a ripensamenti. Ma in realtà il centrodestra non è mai stato compatto e completamente convinto dell’opposizione al progetto della nuova centrale. Alcuni suoi esponenti, nei momenti di votazione sul tema in successivi Consigli, sono fuggiti dall’aula, e negli ultimi incontri online si sono scollegati. Tutto per non palesare le loro reali intenzioni. Fanno parte di Fratelli d’Italia e di Forza Italia. Oggi alcuni siedono in Giunta. E comunque, mentre in Comune si prendevano posizioni contrarie, in Regione si applaudiva alla proposta di Enel. Giampedrone entusiasta consigliava pubblicamente di fare presto per concretizzare il turbogas. Toti veniva nei convegni in città, favorendo la strada per la nuova centrale.

È quindi inutile che Peracchini rivendichi di aver fatto il possibile mentre cita la variante al PUC alle aree di Vallegrande. Votammo anche noi quell’atto, è vero. Ma nel farlo dicemmo che non ci si poteva limitare a ciò mentre la Regione, negli incontri a Roma, strizzava l’occhio a Enel. Fonti del Diritto, con la loro gerarchia, si studiano al primo anno di Giurisprudenza, ma è di semplice comprensione il principio per cui la delibera amministrativa di un Comune può fare ben poco contro un atto deliberativo di livello nazionale. Occorreva una presa di posizione di Comune e Regione fin da subito finalizzata al mantenimento di Spezia in Futur-E, alla presentazione di un’alternativa progettuale per le aree, e, di fronte al progetto del gas, un convinto e compatto respingimento.

Ci siamo ritrovati invece con l’arma spuntata della variante al Puc. E che il sindaco abbia sovraccaricato il valore e la forza di quell’atto per lavarsi la coscienza di fronte agli spezzini, facendo intendere che in questi anni non avrebbe potuto fare altro, è una vergogna. Ma forse non se ne rende neanche conto. Difatti la vicenda Enel, come quella delle opere pubbliche promesse e non fatte, restituisce una triste verità: Pierluigi Peracchini non è in grado di fare l’amministratore pubblico. Paga la città, che si trova in una brutta posizione. L’auspicio è che il Governo faccia in modo che si riveda la decisione. Politica o tecnica che sia la motivazione, penso possa essere superata e garantire gli impegni che vennero presi.

Marco Raffaelli,
consigliere comunale della Spezia

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