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Ultimo aggiornamento: Lunedì 26 Luglio - ore 16.06

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Sommariva: "Porto col motore impallato, ripartire subito"

Il presidente dell'Autorità di sistema portuale: "L'inserimento del molo crociere nel Recovery plan può essere il grimaldello per avviare le opere di sviluppo. La transizione energetica è il futuro, noi ci saremo".

L'intervista di CDS
Mario Sommariva

La Spezia - Quasi quattrocento portacontainer sono pronte in queste ore a riprendere le loro rotte verso i porti di Europa e Asia. Nel corso della giornata la Ever Given è stata rimossa dal Canale di Suez, riportando la situazione alla normalità. O quasi. Ora infatti, dopo una settimana di attesa, tutte le merci raggiungeranno le proprie destinazioni e sarà necessario gestire un flusso che rischia di essere convulso. Le prossime settimane saranno impegnative per tutti gli scali del Mediterraneo, compreso quello spezzino. E in prima fila ci sarà il presidente dell'Autorità di sistema portuale, Mario Sommariva.
"E' molto importante aver scongiurato l'ipotesi dello scarico dei container: sarebbe stata un'operazione ai limiti del limiti del possibile, dovendo arrivare in 23esima fila, raggiungendo un'altezza di 40 metri con gru portuali da installare in mezzo al deserto. Tutti i porti in Europa avranno difficoltà e congestione di navi, con una estrema variabilità nella gestione del lavoro e dei flussi di treni e tir. Sarà una fase difficile. Il tutto per un settore già sconvolto dalla pandemia, con l'aumento dei noli marittimi anche di otto volte e la contestuale scomparsa di container vuoti".

Insomma il contesto si fa sempre più difficile...
"Sì, e sono sempre preoccupato per la gestione dei flussi e delle ripercussioni che hanno gli imprevisti nella logistica. Stamani abbiamo visto cosa è accaduto per lo sciopero degli autotrasportatori".

Si è più volte cercato di risolvere il problema negli ultimi anni, quale soluzione propone?
"Bisogna creare delle aree di sosta supplementari e far defluire il traffico in base alle capacità dei terminal. Il problema di fondo, come ha dimostrato il caso della Ever Given, è che i flussi fisici sono insostituibili. La digitalizzazione è un fatto di grande interesse e contribuisce a ridurre le attese ma resta il tema della relazione tra l'efficienza del terminal e gli spazi in cui i camion attendono di entrare. Dobbiamo moltiplicare le aree di sosta, partendo da una migliore gestione degli Stagnoni e del Truck village. E poi c'è il tema di Santo Stefano Magra, un'area da sviluppare ulteriormente. L'idea dello shuttle ferroviario per le merci, per esempio è una idea buona. Questo è un tema cruciale perché anche con le migliori infrastrutture, se il traffico non è gestito bene si verificano attese che fanno perdere competitività al porto. E non si può pensare di arrivare a movimentare il 100 per cento di merci su ferro. La ricetta è questa: digitalizzazione e aree di sosta".

Come sono i rapporti con i terminal e quali le ultime sui progetti di ampliamento che dovrebbero portare all'attuazione del Prp?
"I rapporti sono di dialogo e positivi, ma devono condurre a qualche rapida decisione. Stiamo collaudando il Molo Pagliari, poi daremo il via al trasferimento della Marina del Canaletto. Nel frattempo è stata prospettata da Lsct la possibilità di cambiare l'ordine degli investimenti, lasciando indietro l'ampliamento del Garibaldi e dando la precedenza al riempimento. Questo comporta una rinegoziazione della concessione sulla quale stiamo dialogando. In tempo brevi vorrei siglare un accordo procedimentale che individui le tappe e gli impegni dei contraenti per poi stendere la nuova concessione. Speriamo di poter così sbloccare la prospettiva del porto con la restituzione di Calata Paita e la realizzazione del molo per la stazione crocieristica".

A proposito del molo, come procede la partita dell'inserimento dell'intervento nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, un'operazione che l'ha vista impegnata in prima persona?
"Sono soddisfatto: sino a ora sono arrivate notizie positive in merito. Siamo stati inseriti nel pacchetto dal ministero dei Trasporti e in aprile speriamo di avere le conferme ufficiali. Se tutto andrà per il verso giusto le opere propedeutiche agli waterfront della Spezia e di Marina di Carrara otterranno una procedura accelerata che seguiranno le opere inserite nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, con il termine tassativo del 2026 da rispettare. Sono ottimista".

Quali punti a favore hanno i progetti dell'Adsp per farcela?
"Una progettazione matura e il tempismo hanno portato a poter sperare in un risultato davvero importante. L'inserimento nel Recovery plan può essere una sorta di grimaldello per avviare le opere di sviluppo del porto, che da fuori è visto come un'auto col motore impallato. Questo scalo è come un domino quindi è fondamentale ripartire. Non dimentichiamo che i dati di Unioncamere relativi al 2018 collocano la provincia spezzina al primo posto in Italia per incidenza della blue economy sul resto dell'economia. Questo va aspetto valorizzato fortemente. Ci sono molte attività da rendere compatibili come la cantieristica, la nautica, il polo energetico, l'itticoltura e i muscolai, oltre a un porto commerciale importante, il terzo in Italia e uno dei principali del Mediterraneo. Bisogna vedere le cose nel loro insieme e qui c'è un grande valore da curare e sviluppare. Non sono un sostenitore della specializzazione, credo che qui ci siano le condizioni giuste".

Ha fatto accenno al polo energetico e il porto può continuare a ricoprire un ruolo di assoluto protagonista, anche con il coinvolgimento nelle novità legate al Gnl e all'idrogeno, oltre che all'elettrificazione delle banchine...
"Siamo all'interno di una cornice europea, che non è superficiale ma incide in profondità nello sviluppo futuro. La pandemia ha accelerato processi che erano già in atto e quando sarà terminata ci saranno due transizioni che vedranno impegnata l'Europa: quella energetica e quella digitale. Con la presenza di due realtà importanti come Enel e Snam credo che il porto possa e debba diventare un polo di transizione energetica e fungere anche da guida in questo senso per la città. L'elettrificazione è solamente una piccola parte, alla quale si sommano le opportunità del Gnl, la prospettiva dell'idrogeno e la decarbonizzazione. Ritengo che un impianto a gas serva nella fase di passaggio dal carbone alle rinnovabili e in quella della sperimentazione dell'idrogeno. E non dimentichiamo la possibilità di utilizzare mezzi alimentati a Gnl o elettrici nei piazzali. Stiamo anche valutando con alcune aziende di intervenire con apparati che riducano ulteriormente le emissioni delle navi. Se ci sarà questo sviluppo noi ci saremo".

Rispetto alle sue esperienze precedenti, come valuta il rapporto tra la città e il porto?
"Quello che mi colpisce di più è lo strabismo, la difficoltà di guardare le cose nel loro insieme rimanendo spesso con una visione parziale. Questo impedisce di vedere quanto vale il porto per il territorio nella sua interezza e complessità. Da fuori si ha la percezione che questa sia una città che guarda poco al futuro. Il porto fa parte della strada tracciata per il piano Next generation Eu, stiamo parlando del rapporto tra la città e il suo futuro. Al mio arrivo ho parlato di mitigazione degli impatti e decarbonizzazione, ma insieme sostengo anche lo sviluppo della blue economy, che sappiamo quanto valga per il tessuto economico locale. Non bisogna dimenticare il proprio passato, ma serve avviare una riflessione critica da metabolizzare per poi costruire il futuro".

Intanto il prossimo passo sarà il trasferimento delle marine...
"Tutti i concessionari sono stati ricollocati, dal primo all'ultimo. Si è trattato di un processo lungo e ci sono affezioni rispetto ai luoghi che dovranno essere abbandonati, ma ognuno avrà una ricollocazione di grande efficienza e qualità".

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