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Olivocoltura, nello Spezzino crolla la manodopera familiare

L'approfondimento di Confagricoltura segnala un calo del 67 per cento.

Panoramica sul settore
Olivocoltura, nello Spezzino crolla la manodopera familiare

La Spezia - Il bacino del Mediterraneo detiene circa il 95 per cento della produzione mondiale di olio extravergine di oliva e l’Italia è il maggior Paese al mondo per consumi e il secondo per produzione, vantando altresì un patrimonio di oltre 500 cultivar, 42 oli Dop, 5 Igp e 76 Presidi Slow Food. A fronte di questa grande ricchezza, gli ultimi dati Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) “sono discreti, ma indicano una strada da percorrere ancora lunga”. Questa la premessa del documento diffuso in questi giorni da Confagricoltura Liguria, una panoramica sul settore non priva di approfondimenti locali. “La produzione nazionale di olio di oliva della campagna 2019/2020 – si legge - è stata pari a circa 365mila tonnellate, cioè più del doppio rispetto alla scarsissima annata precedente (175mila tonnellate), ma parecchio inferiore alle oltre 400mila tonnellate del 2015/16 e del 2017/18. Gli incrementi produttivi registrati la scorsa campagna si sono concentrati nelle regioni del Sud, alcune delle quali, come Puglia e Calabria, hanno più che raddoppiato i volumi, ma è stato positivo anche il trend delle regioni del Centro Italia; in calo il Nord. Invece per la campagna 2020-2021, della quale si hanno solo dati parziali, al momento si ha una produzione di circa 290mila tonnellate, con un calo del 20 per cento rispetto alla precedente”. Il documento di Confagricoltura, tra i vari dati, fornisce quello relativo alla produzione regionale olearia.
La Liguria, ad esempio (elaborazione Ismea su dati Agea), nel 2020 ha dato poco meno di 3mila tonnellate, il doppio del 2019 ma meno che nel 2017 (oltre 4mila) e nl 2018 (5.200). Nel 2016, dato più vecchio tra quelli riferiti, il bottino era stato di oltre 1.600 tonnellate.

Non manca un approfondimento sulla manodopera. Quella familiare, si spiega, “diminuisce su tutto il territorio regionale, sia quella prestata in qualità di conduttore che quella relativa al resto della famiglia, mentre invece aumenta il numero dei lavoratori salariati, sia fissi che avventizi, al punto da poter ravvisare una vera e propria sostituzione delle manodopera familiare con quella salariata. Il numero di lavoratori dipendenti aumenta soprattutto in area urbana ed intermedia, mentre diminuisce nelle aree con problemi di sviluppo, dove il modello aziendale più diffuso è ancora quello basato sul lavoro familiare”.
La manodopera familiare come forma di lavoro in azienda negli ultimi due anni è scesa in tutte le quattro province. “Il fenomeno – riferisce lo studio - si evidenzia soprattutto in provincia di Spezia (-67 per cento circa), seguito da Genova e Savona (-34 per cento circa) e, infine da Imperia con -24 per cento. Ad aumentare, invece, in tutte le province è la categoria 'altra manodopera aziendale' in forma continuativa e saltuaria (variazioni positive del 60-70 per cento rispetto al 2018 per Genova e Savona; 19- 20 per cento per le altre due province)”.
E ancora: “Un andamento inverso, rispetto al numero di persone appartenenti alla categoria dell’altra manodopera aziendale, risulta il numero medio annuo di giornate lavorative per persona; infatti per tale categoria di manodopera, in provincia di Genova e Savona le giornate rispetto al 2018 calano del 5 per cento circa, mentre ad Imperia rimangono pressoché costanti; fa eccezione la provincia di Spezia con una variazione positiva pari al 63 per cento rispetto all’ultimo censimento”.

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