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Ultimo aggiornamento: Venerdì 25 Giugno - ore 09.43

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La Spezia, punti di forza e anelli deboli. Prendere nota per quando ne usciremo

The European House-Ambrosetti che ha analizzato la situazione del territorio pre e dopo-Covid. Fragilità imprenditoriale, ruolo del porto e mancanza di infrastrutture, spazi dell'Arsenale e un turismo che deve fare un deciso cambio di marcia.

l'indagine
Il golfo visto dalla Castellana

La Spezia - Ci sarà un post-Covid come c'è stato un pre-Covid e la Spezia non può fare l'errore imperdonabile di farsi trovare impreparata di fronte a quella che sarà, ed è auspicabile, la rinascita economica e magari anche sociale. Anche perché non è detto che si ripartirà da dove si è fermato tutto e riuscire a studiare in anticipo diventa aspetto dirimente sia che si parli di industria, sia che si parli di formazione e di turismo. Lo studio realizzato da The European House-Ambrosetti, presentato nel corso di un seminario promosso dalla Rete per il lavoro, che si proponeva di valutare gli impatti dell'emergenza Covid-19 sul territorio spezzino e le traiettorie per uno sviluppo sostenibile di medio-lungo termine, mira proprio a questo: enuclerare lo stato dell'arte pre-pandemia, quantificare il danno che l'emergenza sanitaria ha trascinato sui territori e quindi anche nello Spezzino, immaginarsi soluzioni per riprendere a correre o quanto meno a camminare. Basta che i binari siano quelli giusti, quelli che vanno nel futuro. Sessanta pagine di sintesi nelle quali la società di consulenza, uno dei principali Think Tank privati a livello mondiale, isola i punti di forza e gli 'anelli deboli'.


PUNTI DI FORZA.
Fra i 'plus' il fatto che la Spezia sia il primo capoluogo ligure per crescita demografica dal 2002 e la provincia dell'estremo levante è l'unica in Liguria con dinamiche di popolamento. Altro aspetto da considerarsi positivo emerge dai dati riguardanti la capacità di crescita del fatturato delle imprese spezzine, superiore per distacco al resto della Liguria. Un record emerge pure dal report sull'export provinciale che vede l'apporto fondamentale del settore della cantieristica navale che con il 46% ha contribuito, sono i dati del 2019, ai circa 768 miliioni di Euro. La provincia spezzina inoltre ha visto una forte crescita del tasso di occupazione femminile rispetto alle altre province liguri: in dieci anni, dal 2009 al 2019, si è passati dal 44,4 al 56,5% (in Liguria si è passati dal 54,7 al 56,2%). The European House-Ambrosetti ha certificato che la Spezia è la prima provincia in Italia per incidenza delle imprese dell'economia del mare (col 13,3% è seconda per occupati dopo Olbia) e quinta sempre su scala nazionale per valore aggiunto, alle spalle di Trieste, Olbia-Tempio, Rimini e Genova. E' bene precisare che quando si parla di filiera dell'economia del mare si include la movimentazione dei passeggeri e delle merci via mare, la filiera ittica, le attività sportive e ricreative, l'industria delle estrazioni marine, la ricerca, la regolamentazione e tutela ambientale, i servizi di alloggio e ristorazione e la filiera della cantieristica.

A proposito di flussi turistici, prima che scoppiasse la pandemia, è arcinoto l'exploit dello Spezzino negli ultimi cinque anni: Genova nel 2015 rappresentava il 35,4% degli arrivi mentre nel 2019 era scesa al 34,9%, Savona dal 28,2% è scesa al 26,7%, mentre Imperia è passata dal 18,4 al 18,7%. La Spezia è l'unica col segno più: da 17,9 a 19,6% del 2019, dato quest'ultimo che, tradotto, in numeri, significa 258.766 arrivi e 548.705 presenze. Il Comune della Spezia da solo conta il 27% della Provincia dove spiccano, ovviamente, le Cinque Terre. Passando alla formazione, cresce anche il Polo Marconi, unico in Italia ad erogare un corso di laurea di primo livello in Ingegneria Nautica e in Design del Prodotto della Nautica e fra i pochi ad offrire un corso di laurea magistrale in Yacht Design, in lingua inglese e anche per questo riconosciuto in ambito internazionale. Un polo formativo d'eccellenza con dati in costante seppur lieve aumento: dal 2014 in poi si calcola un progresso +25% con gli 865 iscritti che nel 2015 sono diventati 853, nel 2016 sono saliti a 866 per poi arrivare ai 921 del 2017 e ai 1072 del 2018 mentre nel 2019 si è arrivati a 1.083. Sempre parlando di formazione universitaria, considerando in questo caso i numeri del 2018, il 29% si è laureato in Yacht Design, il 26% si è laureato in Ingegneria nautica, il 23% in Design navale e nautico, il 22% in Ingegneria meccanica. The European House-Ambrosetti individua in un allargamento dell'offerta formativa con nuovi corsi di studio e aggiornamento degli esistenti, nel potenziamento dell'erogazione dei corsi in lingua inglese e nella creazione di una struttura residenziale per gli studenti le best practices per un ulteriore salto di qualità. Il territorio spezzino è considerato il migliore dal punto di vista ambientale (63,7% nel 2020, vale il 17° posto nazionale), il secondo per ricchezza anche se la città ha il dinamismo più basso mentre la Spezia dopo Savona è il comune capoluogo con più incidenza di enti sociali non profit. Lo studio contempla anche le pregevolezze del patrimonio naturale e culturale, dai borghi Unesco passando per Lerici, Val di Vara, il sistema fortificato del golfo e il Camec.

PUNTI DEBOLI.
Tecnologia, talenti e tolleranza: se il segreto dell'attrattività di un territorio sta nelle “3T” secondo Ambrosetti, la Spezia parte da una buona base che è però necessariamente migliorabile. Da qui i sei punti su cui concentrare l'attenzione alla ricerca di un cambio di marcia: alla Spezia assistiamo ad un sostanziale indebolimento del tessuto imprenditoriale, si registra una ridotta propensione all'innovazione diffusa di sistema con basso dinamismo imprenditoriale, si certifica la necessità di rilevanti ammodernamenti della rete della mobilità e delle infrastrutture del territorio. Quest'ultimo dato merita un rilievo ulteriore: l'autostrada a due corsie non aiuta e i disagi di queste settimane ne sono l'ennesima testimonianza. Con un traffico medio di 20.254 mezzi il tratto di Sarzana risultato quello più trafficato della Ss1 Aurelia, dopo Livorno. Non solo: il traffico ferroviario soddisfa oggi soltanto il 30% ma l'obiettivo è di arrivare al 50% e la questione Pontremolese così come il completamento dell'Alta Velocità sulla tratta La Spezia-Pisa-Livorno sarebbero strumenti fondamentali se solo venissero veramente completati. Sempre parlando di trasporti la Spezia è all'ultimo posto per velocità commerciale del servizio del tpl (17km/h contro una media di 18,5%) e ciò comporta un impiego di vetture private superiore alla media ligure (950 per km2 contro 79 della media regionale)

Fra gli atri punti deboli riscontrati, il sottoutilizzo di ampie aree ad alto potenziale per la rifunzionalizzazione della città, la ridotta valorizzazione delle attrazioni turistiche presenti sul territorio (oltre alle Cinque Terre) e la qualità del sistema recettivo, l'immagine del territorio da potenziare e qualificare. Più nel dettaglio del mondo imprenditoriale, le aziende si caratterizzano per una dimensione media inferiore rispetto alle altre province (Genova non è nemmeno da prendere in considerazione ma anche Imperia riesce a fare meglio) mentre si conferma scarsissima la propensione all'innovazione con un basso numero di start-up, che già era stato sottolineato a suo tempo dallo studio annuale redatto da Il Sole 24 Ore: basti pensare che la provincia spezzina è all'ultimo posto in Liguria per propensione alla brevettazione e penultima per occupazione manufatturiera high-tech. Negl ultimi tre punti approfonditi c'è il porto e la sua sete di spazi: spazi per un nuovo terminal crociere, spazi per riqualificare e potenziare gli impianti ferroviari interni così' da liberare la calata Paita dall'ormai celebre fascio dei binari, spazi per costruire il waterfront della città. Anche l'Arsenale con i suoi blindatissimi 85 ettari di superficie, i 2,6km di moli e banchini, i 13 km di rete stradale, non sfugge all'analisi: si richiama il Piano Brin e la necessità di rivalitazzare la base per rilanciare anche urbanisticamente la città. Infine il turismo: siccome non si vive di sole Cinque Terre è bene darsi una mossa. La provincia della Spezia è infatti quella che ha subito la contrazione più pesante dei flussi turistici nel 2020: -46% delle presenze rispetto ad un anno prima, le altre sono andate male ma non così male. Favorire la destagionalizzazione visto che fra i mesi di giugno e settembre si concentra il 62% delle presenze turistiche annuali e le Cinque Terre sono sottoposte ad una pressione a tratti insostenibile. L'ultimo punto concerne il marketing territoriale: l'immagine della provincia spezzina, spezzettata nelle sue contraddizioni, risulta concentrata su poche parole che non rappresentano, secondo Ambrosetti, il potenziale attrattivo del territorio. A dirlo è l'analisi sviluppata su oltre 330 milioni di siti web di diverse lingue, eseguita nel 2020.

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