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L'ex ILVA tra i soci della Fondazione ITS La Spezia

Il presidente Sgherri in quarta commissione: "Aiutateci a far conoscere i nostri bandi a chi esce dalla scuola superiore". Nel Recovery Plan previsto oltre un miliardo e mezzo di euro per questo tipo di istituti.

una realtà che funziona
Roberto Guido Sgherri, presidente Its la Spezia

La Spezia - Il terzo socio di peso nel mondo dell'industria. Al fianco delle storiche Leonardo e Fincantieri, la Fondazione ITS della Spezia ha accolto da due giorni Acciaierie d'Italia nella propria compagine. L'ex ArcelorMittal, il grande gruppo siderurgico in cerca di risanamento e rilancio. In cerca anche di un modo meno impattante di produrre. E' qui che entra in gioco il centro di formazione spezzino. “Nei piani c'è la riqualificazione dei propri dipendenti nell'ottica di rendere meno inquinanti i propri siti produttivi. Una delle strategie sarà proprio una maggiore automazione”, ha spiegato oggi il presidente di ITS La Spezia, Roberto Sgherri, audito dalla quarta commissione consiliare.
Ma perché proprio la Spezia se i siti produttivi sono Taranto, Genova, Torino e Novi Ligure? “Vorrebbero creare due aree da cui attingere, tra la Puglia e la Liguria. Dopo aver svolto una ricerca hanno visto che gli ITS con indirizzo meccatronico più vicini sono Bari, in chiave Taranto, e La Spezia, in chiave Genova”. Dopo una prima selezione interna, un gruppo ristretto di persone sarà spostato qui per la formazione. Lo stage invece si terrà a Taranto. “Gli altri studenti che faranno questo percorso potranno sperare di entrare nel turn over futuro di Acciaierie d'Italia, con sfogo occupazionale verso Genova, dove ci sono ad oggi 1.200 dipendenti, e Novi Ligure, dove invece sono 700”.

E così si apre una nuova finestra per l'Istituto Tecnico Superiore della Spezia, che dal 2008 sforna tecnici superiori specializzati nella progettazione e industrializzazione di processi e prodotti. Figure molto ricercate, che spesso fanno la fortuna delle aziende. E che l'ITS ha la missione di "inventare" leggendo il mercato e poi formare. Un ente di alta formazione, statale e a numero chiuso, che non rientra nella formazione accademica. Tagliato storicamente sulle esigenze delle piccole e medie imprese che vogliono spingere sull'innovazione tecnologica.
Si entra per concorso tramite bando pubblico, di solito nel periodo post maturità. Tra i docenti ci sono professori universitari, di scuola superiore ma anche tecnici e manager direttamente offerti dalle aziende. Alla fine dei due anni, sei mesi di stage a tempo pieno, con la possibilità di fare esperienza all'estero sulla scorta del progetto Erasmus.

Un mondo da valorizzare, citato esplicitamente da Mario Draghi in conferenza stampa qualche tempo fa. “E poi di nuovo dal ministro Patrizio Bianchi che ha ribadito come gli ITS avranno un ruolo fondamentale nel Recovery Plan”, sottolinea in introduzione il presidente di commissione Oscar Teja. La fondazione spezzina in particolare ha sedici soci, dall'Università di Genova al Capellini-Sauro, passando per il Cisita, la Scuola Trasporti, ma anche il Natta di Sestri Levante e Forma di Chiavari oltre che Confindustria, Confartigianato e CNA. Forma, come atteso, professionalità funzionali al tipo di industria che in questo territorio è storicamente insediata: meccanica e nautica.

Quanti trovano lavoro dopo essere passati dai corsi ITS? “Entro un ano dal diploma siamo su una percentuale dell'80% nel settore in cui sono diplomati, sia a livello nazionale che alla Spezia – illustra l'ingegner Sgherri -. Ci sono anche abbandoni, perché durante i due anni di corso alcuni trovano impiego. Bisogna tenere conto che si tratta di persone già selezionate, quindi con una loro competenza. Spesso nella prima scrematura siamo rigidi. Ma crediamo che, se non si persegue l'eccellenza, rischiamo di far perdere due anni di studio ad una persona che poi non avrà modo di inserirsi in azienda”.
Il 90% degli occupati trova lavoro nella provincia della Spezia, la maggior parte all'interno del comune capoluogo. Il resto si occupa tra le province di Massa-Carrara e Lucca. Le domande stesse arrivano dall'area della Lunezia, con pochi sconfinamenti. “Cerchiamo di anticipare i segnali che ci arrivano dal territorio di due anni, così come ci chiede il ministero, e di espandere i percorsi. Sulla capacità di innovazione siamo tra i migliori di Italia secondo la valutazione dell'Università Ca' Foscari di Venezia”.

Un tipo di percorso che però, lamenta Sgherri, non è conosciuto quanto meriterebbe. “Tutte le volte che usciamo con un bando, fatichiamo a renderlo noto ai diplomati”, spiega l'ex Oto Melara. “Il tipo di formazione legata alla meccanica e alla nautica è la carta vincente del territorio – dice l'assessore Genziana Giacomelli -. L'ITS caratterizza questa offerta. L'impegno dell'amministrazione in ambito promozione c'è, siamo a disposizione per qualsiasi iniziativa”. E ancora: “Come Comune siamo già in prima linea con l’apporto tramite l’operatività dello Sportello Info Lavoro. C’è però bisogno di comunicare e bene la presenza dell’ITS, farlo conoscere di più e fare sistema”, concorda Teja.
“Portare la Fondazione ITS sotto il cappello di Promostudi?”, chiede la commissaria Patrizia Saccone. “Una è una realtà pubblica e una privata. Tecnicamente ci sarebbe qualche problema burocratico in questa fusione. A livello di fini formativi invece ci sono dei punti di contatto. E' una proposta su cui ci sarebbe molto da lavorare per farne realtà”, illustra Sgherri.
“Corsi in comune con il Polo Marconi?”, vuole sapere Emanuele Corbani. “Far attraversare i laboratori agli studenti dell'ITS darebbe l'idea agli universitari che esiste un mondo del lavoro intermedio, ma al momento non è previsto. Il DLTM? Un riferimento per noi. I post doc del distretto possono usufruire dei nostri studenti come strumentisti, che rendono possibili le sperimentazioni e ne fanno le misure”. Oltre un miliardo e mezzo di euro di finanziamenti tramite il Recovery Plan saranno dedicati proprio agli oltre 110 istituti presenti in Italia.

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