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Il video ritrovato che racconta l'Oto Melara operaia del 1965 | Video

Tre anni di corso prima di poter andare a lavorare sulla linea: "Volevamo raccontare il lato umano, non solo tecnico". L'ex dipendente: "Eravamo orgogliosi di farne parte"

cinema industriale
"Di padre in figlio", l'OTO Melara nel 1965

La Spezia - Un documento storico della città industriale, di un'Italia al culmine del boom economico e della vita orgogliosa di chi lavorava e ha contribuito a costruire il miracolo italiano. Lo ha scovato la Fondazione Leonardo - Civiltà delle Macchine nell'archivio storico dell'OTO Melara e ne ha pubblicato alcuni estratti ed un documentario per la "Notte degli Archivi". Si intitola "Di padre in figlio. Storia di un uomo e di un M113" e fu girato all'interno del grande complesso spezzino nel corso del 1965.
Pregevole esempio di cinema industriale, narra la storia di Carlo Lazzarini, un anziano operaio del reparto saldature il cui figlio sta per seguire le sue orme ed entrare in fabbrica. Ci sono gli attori ma ci sono soprattutto i dipendenti di allora dell'OTO nel film del regista di Piero Nelli su soggetto dello stesso Nelli e di Ansano Giannarelli. La produttrice Marina Piperno ricorda quella produzione: "Pensavamo di fare un cinema fatto per il mercato, ma non solo per il mercato. C'era il tentativo di raccontare un'azienda non solo dal punto di vista della tecnica, ma dell'umanità che vi lavorava. E credo ci siamo riusciti".

Il principio è la grande commessa per il cingolato M113, costruito su licenza americana in centinaia e centinaia di esemplari. “Era un'azienda che rispecchiava il periodo post bellico. Si entrava in zona Nord e c'era la portineria con una marea di biciclette tutte attaccate. Le persone di portavano i tegamini, la mensa arrivò solo negli anni Settanta”, ricorda Armando Maccione, ex dipendente ritratto nelle pellicola da giovane.
La scuola per diventare operai era rigida e formativa. Tre anni di corso per 40 ore settimanali prima di arrivare ad avere la paga da operaio. Ma intanto l'azienda pagava anche gli allievi, che diventavano uomini presto. Il posto di lavoro come traguardo: l'azienda sarebbe arrivata nei vent'anni successivi ad avere 2.500 dipendenti diretti. "
"Quando entravi in fabbrica, ti trasmetteva un senso di appartenenza che vedo anche oggi".

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04/06/2021 - "Di padre in figlio"


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