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I ristoratori: "Fateci aprire la sera, pronti a ridurre ancora i posti"

Una delegazione della categoria insieme ai vertici di Confcommercio ha prenotato una stanza al Nh Hotel mostrando che è possibile lavorare anche a cena.

Le testimonianze
I ristoratori spezzini nella sala del Nh Hotel

La Spezia - Il possibile inasprimento delle restrizioni per contenere la diffusione delle varianti del Covid-19 sarebbe l'ennesima cattiva notizia. Dopo 12 mesi di chiusure e disagi per i ristoratori la crisi causata dalla pandemia sembra non finire mai. La beffa di San Valentino, con l'arrivo dell'arancione a poche ore dalla festa degli innamorati, aveva portato i ristoratori e i baristi spezzini in corteo e nelle ultime settimane sono state numerose le voci che si sono alzate dal comparto.

Questa sera i riflettori sono stati puntati sulla sala del Nh Hotel dove una delegazione di ristoratori spezzini ha cenato prima di pernottare nelle stanze del quattro stelle. Sì, perché negli alberghi e nelle altre strutture ricettive la cena può essere servita, ovviamente rispettando le misure anti-Covid.
Ed è proprio questo il punto che Confcommercio ha voluto sottolineare promuovendo l'iniziativa. "Non abbiamo portato la protesta in piazza - ha spiegato il presidente dell'associazione Gianfranco Bianchi, affiancato dal direttore Roberto Martini - ma abbiamo voluto ricordare e mostrare a tutti che quello che i ristoratori fanno a mezzogiorno, con le dovute garanzie, lo possono fare anche alla sera. Forse bisognerà ridurre il numero dei tavoli? Forse sarà necessario lavorare su prenotazione? Chiediamo solo che lascino lavorare questa categoria, non sono sufficienti i ristori: bisogna andare avanti col lavoro. Il nuovo governo ha mostrato di voler imprimere un cambio di passo con le giuste deroghe ai circoli ricreativi e alle mense aziendali. Allora perché non possono essere riviste anche le condizioni dei ristoratori?".

Tra loro, seduti a coppie in tavoli distanziati, c'è Alberto Franceschini, del Ristorante Franceschini di San Terenzo.
"Chiediamo di poter lavorare - afferma - anche riducendo ulteriormente la capacità della sala, per poter pagare almeno le spese. Anche un terzo della capienza mi andrebbe bene. Ho dipendenti che non ricevendo la cassa integrazione hanno deciso di licenziarsi per prendere la disoccupazione. E l'arrivo imminente della stagione, lavorando solamente a pranzo, non farà recuperare niente di quello che abbiamo perso. Non abbiamo nemmeno potuto lavorare con l'asporto, non avendo un bacino di utenza sufficientemente grande".
E se la cene resteranno un tabù Franceschini chiede che almeno che le risorse di ristoro siano effettive, non solo promesse: "Da inizio pandemia ho ricevuto 8mila euro, e solo di affitto, che non mi è stato sospeso, ne pago 1.300 al mese", lamenta.

Le conferme di una situazione davvero complicata arrivano da Sandro Baudoni, titolare del
Ristorio nell'aia, a Santo Stefano Magra.
"Siamo stati chiusi 270 sere su 365 e noi siamo un locale che lavora prettamente a cena. Siamo riusciti a rimanere a galla attivando il delivery nell'altra attività che abbiamo, il Km 405 a Fornola e rimandando spese come quelle delle parcelle del commercialista. Proporrei di diminuire la capienza dei locali, sia a pranzo che a cena, consentendo così di aprire, anche perché la situazione Covid non sembra concludersi a breve. I colori funzionano, ma se applicati su base comunale o provinciale: a San Valentino abbiamo perso moltissimo e sprecato le forniture. Le tempistiche di comunicazione sono da rivedere".
Baudoni, insieme a Paola Melis, titolare del Bar Tripoli, era stato uno dei portavoce dei ristoratori scesi in piazza il 15 febbraio. "Abbiamo fatto un documento che contiene due punti: chiediamo la vaccinazione per la categoria dei ristoratori e per i dipendenti e di valutare le aperture sino alle 22.30. E' stato aperto un tavolo di lavoro con il prefetto e con le associazioni di categoria per cercare soluzioni su scala locale, come facilitazioni per i tavoli all'esterno dei locali e la riduzione di Tari e altre tariffe, visti i tanti giorni di chiusura. Come dicevo, siamo disposti a ridurre ancora i posti a sedere, ma facciamo lavorare i locali in cui si possono garantire condizioni di sicurezza. Per i ristoranti più grandi potrebbe essere sostenibile, per quelli più piccoli si devono prevedere ulteriori ristori", conclude Baudoni.

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