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Ultimo aggiornamento: Giovedì 29 Luglio - ore 20.03

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I progetti di Enel, Saras e Sanlorenzo su idrogeno e fotovoltaico

Interessante dibattito sul tema della transizione energetica organizzato online dalla Cgil spezzina che chiede alla Regione di riconvocare il tavolo sul futuro dell'area di Vallegrande.

Passi verso il futuro

La Spezia - Ci sono progetti di transizione energetica ed ecologica in fase di lancio in provincia. All'interno dell'area Enel, ma anche del deposito Saras di Arcola, sulle scrivanie di Sanlorenzo e di altre aziende della nautica, e anche il porto è dato tra i partecipanti della partita. Ambienti produttivi: non a caso le novità sono emerse con chiarezza nel corso del webinar “Energia, ambiente, lavoro. La transizione energetica come opportunità” organizzato dalla Cgil spezzina. Un approfondito dibattito è stato moderato dalla segretaria della Camera del lavoro, Lara Ghiglione, e ha visto protagonisti esponenti del mondo produttivo, della politica, dell'associazionismo e del sindacato.

“Se non iniziamo a investire oggi sulle rinnovabili non ci sarà transizione in tempi ragionevoli – ha esordito segretaria della Cgil spezzina –. I governi che si sono susseguiti e Terna ritengono indispensabile sostituire la produzione a carbone con impianti a turbogas per assenza di garanzie in fatto di continuità e stoccaggio dell'energia da fonti rinnovabili. Nel nostro territorio la dismissione avverrà se ci sarà la capacità di fornire la quota di energia prevista dal capacity market per il 2023. Come sindacati diciamo da tempo che è necessario iniziare a sfruttare le rinnovabili per il funzionamento del porto e del trasporto pubblico e di coinvolgere i centri di ricerca per una maggiore efficienza. Cgil, Cisl e Uil non hanno mai chiesto a Enel di andare via, ma di rimanere e di investire su questo territorio. Per questo abbiamo chiesto alla Regione un tavolo che è assente da tempo dall'agenda e di cui sollecitiamo una imminente ripresa. Mettendo in atto la transizione avremmo due effetti positivi: il miglioramento ambientale della provincia e più posti di lavoro”.

L'assessore allo Sviluppo economico della Regione, Andrea Benveduti, ha rivolto un saluto dichiarando di condividere la necessità di un cambio di passo e di credere particolarmente nell'efficientamento energetico, da affiancare alla ricerca tecnologica sulla produzione e sullo stoccaggio. “Non sapevo che il tavolo tecnico si si fosse fermato, ma chiederò ai tecnici di farlo ripartire al più presto”, ha aggiunto in risposta a Lara Ghiglione.

Ad apparecchiare la discussione è stato Giorgio Graditi, direttore del dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili di Enea, affermando che “l'idrogeno ha un ruolo centrale nella decarbonizzazione, insieme alle fonti rinnovabili. L'Unione europea da un lato favorisce l'utilizzo dell'idrogeno e dall'altro spinge affinché la produzione avvenga senza l'utilizzo di fonti fossili. Oggi in Italia l'energia ottenuta dall'idrogeno verde è per esempio molto utilizzata nel settore petrolchimico. Siamo il secondo Paese manifatturiero d'Europa e per sviluppare questa tecnologia negli stabilimenti è possibile utilizzare i fondi del Recovery fund”.

Per Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed energia per il Wwf, ok all'idrogeno green laddove non si possa produrre e sfruttare energia prodotta direttamente dalle rinnovabili. “Le questioni legate al capacity market e alla quota di produzione da fonti fossili necessaria per la transizione stanno dando l'idea che il futuro sia il gas: così le rinnovabili crescono meno di quello che potrebbero e ci sono offerte per 10 GW ottenuti da centrali a gas. Per la transizione ecologica – ha continuato – servono messaggi chiari e forti: invece la politica dimostra incapacità nel tenere il passo dei cambiamenti e nel portare a termine i progetti”.

Le prime conferme sulla competitività del territorio spezzino nella partita dell'idrogeno sono arrivate da Paolo Bertetti, responsabile area ricerca e sviluppo del cantiere Sanlorenzo. Ricordato che l'obiettivo del mondo marittimo è di ridurre del 50 per cento le emissioni entro il 2050, ha spiegato come la trazione elettrica sia possibile per tratte brevi, come avviene per i traghetti dei fiordi norvegesi. Il mondo dello shipping mercantile guarda ad alternative come Gnl, ammoniaca e metanolo, che garantirebbero un impatto minore. L'idrogeno presenterebbe il problema degli spazi di stoccaggio. Nella nautica però c'è anche una importante quota di necessità energetiche per la vita di bordo che Sanlorenzo sta pensando di affrontare con batterie o con fuel cell a idrogeno, contenuto in serbatoi più piccoli. E le soluzioni sarebbero modulari. “È una prospettiva interessante, ci stiamo lavorando e siamo già in fase di confronto con i registri”, ha rivelato, illustrando anche un ambizioso programma di installazione di pannelli fotovoltaici in tre dei quattro stabilimenti del gruppo entro quattro anni. “Il nuovo sito di Ameglia è già alimentato al 90 per cento da energia solare,e potremmo pensare all'idrogeno per alimentare i trasporti interni e di produzione. Se il gioco di squadra impostato sul territorio funzionerà potremmo veder nascere la prima hydrogen valley in Italia”, ha concluso Bertetti.

Altri pannelli fotovoltaici e altro idrogeno nell'intervento di Marialuigia Partipilo, portavoce di Enel, che ha però aggiunto anche il gas.
“Alla Spezia abbiamo un progetto di sostituzione dell'attuale centrale con un polo energetico e di innovazione. Sicuramente intendiamo porre in essere l'installazione di impianti fotovoltaici per 7 MW, sistemi di accumulo (batterie) sino a 20 MW e un impianto a gas modulare, prima a ciclo aperto e poi chiuso, che sarà chiamato a lavorare solo per la stabilizzazione del sistema elettrico durante la transizione energetica. Sotto sollecitazione del territorio – ha dichiarato – potrebbe prendere corpo la realizzazione di un impianto per la produzione di idrogeno. Per noi si tratta di una tecnologia integrativo dell'elettrico, non sostitutivo e intendiamo produrlo solo da fonti rinnovabili. L'area spezzina potrebbe esprimere entrambe le caratteristiche: è un sito idoneo. E non dimentichiamo il porto: quando si parla della possibilità di un'area legata alla logistica non si intende una pila di container, ma un hub per le merci verso l'Europa”.
Partipilo ha sottolineato che ci sarà anche offerta occupazionale, anche per le demolizioni che saranno necessarie per avviare proposte concrete che arrivino dal territorio. “Tutto va visto nella sua complessità. Continuiamo il dialogo con enti e aziende, abbiamo avviato e sottoscritto lettere d'intenti. E non tralasciamo che si parla di investimenti per 200/300 milioni di euro”.

Anche nella Piana di Arcola si vedranno presto arrivare i pannelli fotovoltaici. Saranno installati nelle aree del deposito Saras della zona industriale, come ha spiegato Francesco Pilo, power strategy e regulation manager della società cagliaritana: “Siamo attivi dal 2005 sul fronte delle rinnovabili e vorremmo convertire il sito, mantenendo il deposito e installando una produzione da fotovoltaico per l'autoconsumo. Abbiamo completato lo studio di fattibilità per un impianto da 2,5MW e in aggiunta ci sarà un impianto di storage elettrochimico da 850 KW per due ore di capacità per la fornitura di servizi di rete”.

La voce di Terna, attore di primo piano all'interno della partita, è stata portata da Francesco Del Pizzo, responsabile Strategie di sviluppo rete e dispacciamento.
“È previsto un cambio del mix di generazione per il 2030, con il fabbisogno che crescerà di 30 TW. Bisogna immaginare i mezzi minimi necessari per una transizione in sicurezza, per questo abbiamo proposto il sistema del capacity market, che consente di effettuare una programmazione. Non si parla di termoelettrico o gas – ha affermato replicando a Mariagrazia Midulla – ma di tecnologie capaci di garantire la continuità della rete: di recente abbiamo assegnato una fornitura a un sistema a batterie elettrochimiche. Il mercato in questo momento ha una preponderanza di produzione a gas. Vogliamo dismettere 7.400 MW a carbone e l'impianto della Spezia? Dobbiamo fare, non basta volere. La decarbonizzazione è una strada avviata sulla quale siamo tutti d'accordo: Terna nei prossimi anni metterà sul piatto 15 miliardi, il 90 per cento dei quali per decarbonizzazione e transizione. Dobbiamo agire per sostituire la capacità che verrà a mancare con prestazioni equivalenti”.

Conclusioni affidate a Gianna Fracassi, vicesegretario generale Cgil nazionale, che ha auspicato che per la gestione di un processo così complesso ci siano la ripresa di una discussione, anche a carattere nazionale, e una grande attenzione alla formazione sulla transizione green.

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