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Enel, il Pd tra accumulatore, orto botanico e museo

Il Forum ambiente dei Dem spezzini avanza una serie di proposte e dice un secco no al turbogas. Musetti (Filctem Cgil): "Avviare bonifiche e dismissioni per dare occupazione. Turbogas permette penetrazione rinnovabili".

"Cittadini produttori"
Centrale Enel

La Spezia - “Siamo innamorati del no al turbogas e della possibilità di utilizzare le energie alternative attraverso un accumulatore”. Lo ha affermato nei giorni scorsi Rinaldo Rapallini, del Forum Ambiente del Pd spezzino, intervenendo alla consueta tavola rotonda online moderata dal consigliere Dem Davide Natale. Il tema, naturalmente, è il destino dell'area Enel, per la quale il Forum ha messo nero su bianco alcune idee e proposte. “Abbiamo preso la piantina e abbiamo ragionato su quel che si può fare – ha spiegato Rapallini illustrando l'operato del Forum -. Enel si è detta disponibile a dedicare 10 ettari su 72 al fotovoltaico – e dei pannelli potrebbero essere messi anche su alcuni capannoni. La prima cosa che salta all'occhio è il problema della disponibilità dell'energia da fonti rinnovabili, non sempre garantita. Per compensare questo problema ci sono le batterie, i sistemi di accumulo. E ragionando abbiamo visto che col fotovoltaico e un accumulatore si servono 7-8mila utenti. Un accumulatore, in questo caso, da 30-40 Megawatt, che è grande come 4-5 container da 40 piedi. Qualcosa quindi che ha un certo impatto, ma che può essere attenuato, ci stiamo lavorando”. Rapallini ha raccontato che nell'elaborazione erano state inserite, e poi tolte, le pale eoliche, e di come il ragionamento abbia toccato anche il resto dello spazio dell'ampio appezzamento. “Ci siamo chiesti – ha proseguito – cosa sarebbe possibile metterci. Ad esempio degli elettrolizzatori per la produzione di idrogeno; un parco verde con orto botanico; un museo dedicato all'importanza che la centrale ha rivestito per il territorio, che potrebbe essere raccontata anche recuperando le riprese effettuate negli anni Sessanta da Ermanno Olmi”. Per queste e altre idee c'è l'auspicio che “presto si apra un tavolo”.

E un tavolo, di natura tecnica e politica, è quanto nelle scorse settimane ha chiesto fortemente la sindaca di Arcola, Monica Paganini, anche lei intervenuta nel dibattito online. La prima cittadina ha rimarcato la necessità di “passare da un'energia unidirezionale a una bidirezionale, dove il cittadino oltre a essere consumatore è anche produttore e distributore”. Una rotta da percorrere “accelerando il più possibile sulla costruzione di impianti per le rinnovabili, grandi e piccoli, e sulle reti intelligenti, le smart grid, ambito che vede Terna tra i protagonisti”. Una prospettiva “significativa anche dal punto di vista etico e sociale”, ha commentato Renata Angelinelli del Forum Ambiente Pd, che, in merito alla necessità di intraprendere una transizione verso la sostenibilità, ha messo in guardia sul “poco tempo a disposizione. Il tempo sta sfuggendo. Gli effetti dei cambiamenti climatici ce li abbiamo già davanti. Cogliamo quindi le opportunità costituite dagli ingenti finanziamenti messi a disposizione dall'Europa”. “Lo sguardo al futuro, e non solo al presente – così Natale – è fondamentale ed è quello che ci chiedono Next Generation Ue e la nostra società. La risorse a disposizione sono un'occasione storica, che non dobbiamo mancare, per cambiare radicalmente il modo di produrre energia. Senza dimenticare l'importanza di creare occupazione di qualità”.

Del dibattito anche Paolo Musetti, della segreteria Filctem Cgil spezzina. “Il turbogas – ha affermato – non è in competizione con la produzione di energia da fonti rinnovabili, ma nasce con l'obbiettivo opposto, cioè permettere la penetrazione delle rinnovabili e sostenerle nel loro punto di debolezza, cioè l'essere non sempre disponibili”. Delineata la necessità di “agganciare la discussione a un contesto nazionale e al Ministero per la Transizione ecologica, altrimenti richiamo di raccontarcela tra noi ma non avere elementi per cambiare la situazione”, il sindacalista ha ravvisato come occorra “rivendicare il ruolo del governo nella transizione ecologica, governo che oggi, vista la sua composizione politica, fornisce qualche ragione in più per pensare che si perdano quelle contrapposizioni partitiche che in passato hanno evidenziato protagonismi non utili a trovare soluzioni”.

“Il territorio – ha continuato Musetti – deve provare a fare sintesi sulle cose che condivide e metterle subito in campo. Cosa si può fare, che sia condiviso da tutti? Avviare le bonifiche e la dismissione di quanto non è più funzionale alla produzione attuale di Enel. Ci sono lavoratori che oggi non sono a casa solo perché il governo ha bloccato i licenziamento e a queste persone dobbiamo trovare lavoro vero: bonifiche e dismissioni sono una possibilità, nessuna delle forze politiche mette in discussione la possibilità di avviare questi processi. Il carbone? Nessuno oggi difende la continuazione con il carbone, che è un danno non dal punto di vista ambientale – i giorni di funzionamento saranno pochi e i livelli di rispetto ambientale sempre più stringenti -, ma perché non consente di liberare aree che il territorio può sfruttare per i progetti attivabili col Recovery fund e non solo. Sotto questo aspetto, da parte delle aziende ci sono segnali importanti”.

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