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Caporalato, Cgil: "Un protocollo per fare sì che non si verifichi di nuovo"

La Camera del lavoro annuncia la stesura di un documento insieme a Cisl e Uil, Inps, Inail, prefettura, Ispettorato del lavoro, Confindustria e Adsp.

Il punto sul processo
Stefano Bettalli, Fabio Quaretti, Lara Ghiglione e Mattia Tivegna

La Spezia - Aiutare chi è finito nella tagliola del caporalato sul territorio, ma anche e soprattutto predisporre un protocollo sottoscritto da tutti gli attori del comparto per limitare al massimo la possibilità che certi episodi si ripetano. Sono questi gli obiettivi della Cgil spezzina, impegnata da mesi nella vertenza che ha visto emergere il fenomeno dello sfruttamento e delle vessazioni nei confronti di una decina di operai impiegati in un paio di cantieri della nautica.
Un documento, quello al quale tendono la segretaria generale Lara Ghiglione e i vertici della Cgil, che, sotto la regia della prefettura, vedrebbe per la prima volta in Italia la partecipazione delle parti sociali e che è giunto alla seconda bozza e che ha visto sino a oggi anche la partecipazione di Cisl e Uil, Inps, Inail, Ispettorato del lavoro e Confindustria, ai quali presto si aggiungerà l'Autorità di sistema portuale, in quanto concessionaria degli spazi nei quali il protocollo punta di impedire nuove forme di illegalità.

"Si tratta di una vertenza storica - ha esordito Ghiglione -. Insieme alle risposte ai lavoratori coinvolti sul territorio vogliamo mettere in atto un'azione preventiva perché abbiamo visto che il caporalato non affligge solamente i lavoratori del settore agricolo nel Sud, ma tutti i contesti in cui sono presenti maestranze numerose e in cui la filiera degli appalti e dei subappalti è poco controllabile. Nella nostra provincia questo è accaduto nella filiera del lusso, degli yacht. Va bene l'orgoglio per ospitare aziende che producono nautica di qualità, ma dobbiamo assicurare anche condizioni di lavoro di qualità. Per questo i committenti stessi, tramite Confindustria, devono essere accanto a noi in questa battaglia".

Nel frattempo proseguono le vicende processuali che hanno visto implicato il titolare di un'azienda con sede ad Ancona che opera attraverso oltre 200 dipendenti in numerosi cantieri italiani e francesi. Accanto alla pratica penale, che potrebbe avviarsi verso il patteggiamento, dovrebbe a breve aprirsi quella civile, sempre con il sostegno legale della Cgil spezzina. "Il risultato di questo processo - ha proseguito la segretaria generale - è fondamentale per il futuro. Con Cisl e Uil abbiamo avviato un tavolo per la legalità provinciale e nel protocollo chiederemo di inserire punti quali il controllo costante dei cantieri, percorsi formativi per le aziende e per i professionisti, anche sul tema degli appalti pubblici. La nostra è una battaglia in difesa dell'economia sana, penalizzata da episodi di concorrenza sleale, non solo dei lavoratori. Molti di loro sono stranieri ma non per questo bisogna girarsi dall'altra parte. Anzi, questi fenomeni criminosi danneggiano prima di tutto lavoratori italianissimi, in aziende italianissime".

A seguire il susseguirsi degli eventi gomito a gomito con la segretaria è Fabio Quaretti, responsabile organizzativo del sindacato di Via Bologna.
"La vertenza che riguarda i nove lavoratori è una sorta di laboratorio, anche a livello nazionale, perché vede l'applicazione del Codice degli appalti e si snoda in un ambito, quello della cantieristica, che non è certo un ambiente povero, come quelli nei quali solitamente il caporalato dilaga. Abbiamo assistito a sviluppi inediti come lo sconto di pena in cambio di risarcimento ai lavoratori. Su un danno stimato di oltre 200mila euro è stato versato un anticipo di 50mila da parte del titolare dell'azienda. E questo è solo l'inizio, perché altri lavoratori stanno uscendo allo scoperto e parallelamente al processo penale dovrà svolgersi quello civile dove si analizzerà il danno arrecato ai singoli, oltre a quello nei confronti dell'intera società. Considerando che le stesse denunce potrebbero essere mosse da 200 dipendenti stimiamo un risarcimento totale di circa 3 milioni di euro. E tutto questo è stato reso possibile grazie al coraggio dei lavoratori che hanno denunciato quello che stavano subendo. Da tutta questa storia è emersa con grande chiarezza l'inadeguatezza del sistema italiano nel sostenere queste persone a favore della legalità: c'è una rete criminale diffusa per il pagamento dei permessi di soggiorno o del posto di lavoro ed è importante che siano protetti nel caso in cui denuncino eventi del genere. Senza dimenticare che ci sono casi di lavoratori che sono stati in cantiere 47 ore di fila, oppure altri che non hanno avuto il riposo settimanale per due o tre mesi".

Alla presentazione del lavoro svolto sino a ora dalla Cgil e di quello che verrà portato avanti insieme agli altri sindacati e alle istituzioni erano presenti anche Mattia Tivegna, segretario provinciale Fiom Cgil, e Stefano Bettalli, segretario provinciale Filctem Cgil.
"Voglio sottolineare il coraggio di questi lavoratori - ha ribadito Tivegna - e ricordare a tutti che oltre alle forze dell'ordine ci siamo noi. Lo ha detto anche la segretaria nazionale della Fiom Re David la scorsa settimana alla Spezia: serve un salto di qualità nel mondo degli appalti. Serve un percorso politico sindacale con protocolli più stringenti. Ora le Rsu del Muggiano hanno organizzato una scuola di italiano per la moltitudine di lavoratori stranieri in appalto. Anche loro devono vedere nel sindacato un sostegno".
Bettalli ha parlato di "fenomeni ciclici. Ci sono aziende che eludono gli aspetti contributivi, anche per i lavoratori italiani. Non ci sono minacce ma il danno in busta paga c'è. Serve l'impegno comune con le associazioni datoriali, non si possono chiudere occhi. Quindici anni fa le paghe conglobate erano normalità nei cantieri, oggi non più e chi giustamente si ribella viene minacciato".

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