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Baglietto, l'ad Deprati: "Ora è il momento di rompere gli schemi"

Intervista al numero uno del cantiere che il Gruppo Gavio vuole proiettare nel futuro con nuovi spazi produttivi e l'utilizzo di nuove tecnologie.

Ordini per 100 milioni sino al 2025
Diego Michele Deprati e il cantiere Baglietto sullo sfondo

La Spezia - Il piazzale e l'area di ormeggio dello stabilimento di Viale San Bartolomeo sono tutto un brulicare. Gli scafi in cantiere sono nove: due sono stati consegnati nel corso degli ultimi giorni, gli altri sette sono ancora in lavorazione ma presto verranno affidati alle cure degli equipaggi per essere pronti ad accogliere gli armatori e i loro ospiti. Sulle paratie il simbolo del gabbiano, il glorioso marchio di Baglietto, pezzo di storia della nautica mondiale.
E' un momento di particolare abbondanza, se paragonato agli anni scorsi, ma anche l'avvio del nuovo corso dello sviluppo del brand affidato a Diego Michele Deprati, amministratore delegato scelto dalla famiglia Gavio per questa importante missione.
Si definisce un sognatore anacronistico, ma conversando con lui di nautica, tecnologia ed economia verrebbe da pensare di aver incontrato raramente qualcuno calato con maggiore consapevolezza nella realtà che lo circonda.
Non sono un sogno, per esempio, gli ordini scritti sull'agenda di Baglietto sino al 2025, con un fatturato previsto di oltre 100 milioni di euro. E ogni imbarcazione, come da tradizione, sarà un concentrato di unicità e innovazione.

Siamo andati a trovare Deprati in cantiere e abbiamo avuto l'occasione di scambiare qualche impressione con lui.

Qual è la filosofia del gruppo Gavio nel settore nautico e quali i punti di contatto con il suo modo di concepire il lavoro?
"La volontà del gruppo Gavio è andare avanti con convinzione nel settore nautico, nel quale crede molto. Dal 2012 oltre all'acquisizione di Baglietto c'è stata quella dello storico marchio statunitense Bertram e gli investimenti cospicui nei cantieri della Spezia e Carrara. Con orgoglio possiamo dire di essere una società italiana e di rappresentare brand storici. La proprietà che ci segue da vicino e Beniamino Gavio mette tutta la sua passione in questa avventura. Ogni sera penso se ho lasciato il posto di lavoro meglio di come lo avevo trovato la mattina. Credo che il vero valore non sia solamente nel fatturato, ma in quello che lasciamo. Ho accettato l'incarico con l'impegno di sviluppare ulteriormente i marchi che rappresentiamo ed è quello che voglio fare. Ritengo che la soddisfazione maggiore sia lanciare e lasciare valore in cantiere a degni sostituiti".

Di recente si è completata la fusione del marchio Ccn - Cerri cantiere navale, già appartenente al gruppo, all'interno di Baglietto. Quali sono stati i motivi di questo passo?
"Un'operazione voluta anche per la sovrapposizione che c'era su alcune fette di mercato. Il cantiere di Marina di Carrara, debitamente ampliato con l'acquisizione di nuove aree, resta una unità operativa per la realizzazione delle unità militari e per gli scafi in alluminio sino a 50 metri. Tutto è avvenuto nell'ambito della pandemia, quindi in un periodo certamente complicato, che però non ha significato riduzioni in termini produttivi o occupazionali. Anzi, a cavallo del nuovo anno, abbiamo effettuato assunzioni sia tra i dirigenti che tra le maestranze, sia alla Spezia che a Carrara. E altre assunzioni sono in programma nei prossimi mesi ed entro la fine dell'anno".

Qual è la situazione attuale dei cantieri?
"Al momento Baglietto ha 76 dipendenti e una media di 6/7 scafi in costruzione e allestimento. L'obiettivo è quello di arrivare a 10 imbarcazioni in cantiere in contemporanea, con la consegna di 5 yacht ogni anno. Abbiamo ottenuto le certificazioni Iso 9001 e Iso 45001 e abbiamo in lavorazione due barche militari di 15 metri MNI15 FFC per Nave Trieste, in fase di consegna da parte di Fincantieri. Il fatturato del 2020 è stato di 41 milioni di euro e vorremmo crescere arrivando vicini alle tre cifre nel giro di breve tempo. L'indotto medio giornaliero è compreso tra i 300 e i 400 lavoratori e i clienti provengono da da tutto il mondo: Nord America ed Europa, Italia compresa, in particolare, ma abbiamo anche armatori sudamericani e orientali".

Quali sono i punti di forza del team e della gamma?
"Nel management rimangono l'ingegner Guido Penco, il Cfo Daniele Bellotto ed entrano il nuovo direttore commerciale Fabio Ermetto e il direttore della produzione Luca Ghirlanda. La gamma manterrà, pur rinnovandola interamente, la linea più tradizionale, la Tline, imbarcazioni dislocanti in acciaio e alluminio tra i 40 e i 60 metri che proporremo con sistema energetico ibrido standard. Inoltre, anche perché nel mondo della nautica Baglietto si identifica con lo yacht leggero, filante e veloce, punteremo forte su modelli come il Fastline e il Superfastline, con scafi in leghe di alluminio e la capacità di raggiungere velocità comprese tra i 26 e i 30 nodi".

L'ibrido è ormai il presente, l'elettrico e le fonti non fossili il futuro. E Baglietto si fa trovare pronta...
"D'altronde il 2030 e il 2050 sono stati scelti come date limite per il processo di decarbonizzazione. E' nostro dovere essere al passo con le esigenze ambientali e nostra ferma volontà anticipare i tempi. Per questo abbiamo avviato un tavolo di studio per l'utilizzo di propellenti alternativi, che ci porteranno a una quota sempre più bassa di gasolio. Stiamo guardando con attenzione all'idrogeno e all'ammoniaca e già pensiamo a prototipi di sistemi energetici da utilizzare per l'alimentazione della parte alberghiera dello yacht e in seguito, gradualmente, anche per la propulsione".

La vostra storia ha sempre parlato di innovazione: dal modello di "barcobestia" di Pietro Baglietto del 1855 a oggi di strada ne è stata fatta parecchia...
"E' un momento non facile per cercare spunti che indichino nuove direzioni. L'unificazione dei cantieri spezzini e carraresi è anche il momento per inserire menti giovani all'interno dell'azienda. Il comparto della nautica è legato più di quanto si pensi alla tradizione ma occorre adeguare i prodotti ai tempi che cambiano. Questa è l'impronta che sto cercando di dare al cantiere. Baglietto ha dimostrato nei suoi oltre 160 anni di storia di avere l'imprinting di azienda innovativa, abituata ad arrivare prima, adattandosi alle situazioni trovando modo di superare le difficoltà. Ora è il momento di rompere gli schemi: è fondamentale indicare una nuova direzione".

In effetti la strada sembra essere una sola...
"Oggi se non pensi all'innovazione in questo ambito sei morto. Nel giro di 15, 20 anni al massimo, sarà tutto diverso. Svezia e Gran Bretagna hanno detto stop alle auto a benzina e diesel dal 2030... e anche in Italia sarebbe il caso di darsi una svegliata. Non basta dire che siamo i più bravi nella customizzazione, che abbiamo il savoir-faire e una manualità d'eccellenza: il mondo va avanti e non aspetta. L'avvicinarsi alla propulsione elettrica e pulita sarà sempre più importante. Si procederà per gradi, ma sempre più rapidamente, come ci ha insegnato negli ultimi decenni la corsa sfrenata della tecnologia. Non dimentichiamo, tra le altre cose, l'attenzione che le nuove generazioni all'aspetto della sostenibilità ambientale, un concetto che potrebbe presto andare a incidere anche sulle dimensioni delle imbarcazioni: non sempre è necessario avere grandi volumi e grandi stazze da muovere".

Al di là di qualche rallentamento dovuto al primo lockdown, il settore nautico sembra aver retto bene all'esplosione della pandemia. Le commesse e le prospettive future lo confermano?
"Per altri settori purtroppo è stato un periodo tragico, mentre il comparto nautico ha tenuto anche perché rappresenta oltre al lusso anche la possibilità di separarsi dal resto del mondo, di isolarsi fuggendo dalla promiscuità. Il richiamo dell'outdoor ha consentito al settore di procedere senza grossi contraccolpi nel corso di questi mesi, ma la gestione del lavoro è diventata più complicata, con turni e regole prima impensabili. Ma non tutto viene per nuocere, soprattutto in un comparto spesso confuso e sempre di corsa come il nostro. Alcune procedure aiutano anche sotto il profilo della sicurezza. Certo, i costi di produzione sono aumentati ma non è una tragedia".

E' di poche settimane fa la notizia della collaborazione tra Sanlorenzo e Ferretti per rilevare il marchio Perini. Baglietto ha incorporato Ccn. E' in atto una fase di riassestamento del comparto italiano?
"Perini è un brand storico che va salvato e recuperato. Sono contento che gruppi italiani si mettano insieme per rilanciare un marchio che appartiene alla storia di questo Paese. Spero e tifo per loro, anche perché è emersa l'attenzione anche da parte di gruppi stranieri e sarebbe un peccato se Perini finisse in mano estera. Dal canto nostro stiamo cercando di acquisire 12mila metri quadrati di aree del compendio Mariperman. Stiamo guardando all'ampliamento del cantiere e della produzione, tanto che presto presenteremo all'Autorità di sistema portuale il progetto per alcune modifiche delle banchine, compresa l'entrata in servizio di un travel lift da 1.250 tonnellate, quasi il doppio della capacità attuale, perché ci siamo posti come obiettivo massimo la realizzazione di scafi da 65 metri di lunghezza. Infine vorremmo potenziare il sito di Carrara per poter realizzare nuovi yacht, oltre alle attività di carpenteria".

Come si inserisce in questo contesto il progetto del Miglio blu?
"Il Miglio blu è una bella iniziativa che se si riusciranno a mettere insieme tutte le risorse darà buoni risultati, anche perché coinvolge tutta la città. La nautica è diventata un asset fondamentale della città: un polmone, come una volta l'arsenale".

L'importanza del settore nautico per la provincia spezzina è dimostrata anche dalla presenza di un polo universitario unico in Italia. Dopo un periodo di grande visibilità e dibattito in merito al futuro dei corsi di laurea e dopo un avvicinamento col mondo del lavoro l'appeal mediatico del "Marconi" sembra calato. L'università non è più una novità o ci sono altre ragioni? Qual è il feedback che potete dare riguardo ai laureati per quella che è la vostra esperienza?
"Serve un'università che cambi marcia. Faccio colloqui a molti neolaureati e spesso il livello di preparazione non è idoneo, sono impreparati al mondo del lavoro. Serve un legame maggiore tra il mondo accademico e quello delle aziende, un'interlocuzione più stretta. Il Miglio blu sarà occasione di spunti e tavoli di discussione, ma è certo che sia necessario che gli studenti passino più tempo in azienda e meno in aula. All'industria servono giovani fruibili, tempi di formazione di tre o quattro anni in azienda sono eccessivi".

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Un capannone del cantiere Baglietto


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