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"Senza innovazione e assunzioni tutto il sistema rischia il collasso"

Cgil, Cisl e Uil si sono unite in presidio questa mattina presso l'ospedale e sotto la Prefettura. Giornata di sciopero generale nazionale per i lavoratori del pubblico impiego.

"Rinnoviamo la Pa"
Sindacati funzione pubblica, manifestazione

La Spezia - Lavoratori in sciopero anche alla Spezia al grido di "Rinnoviamo la Pubblica amministrazione". Questa mattina due presidi, prima sotto l'ospedale e poi sotto la Prefettura di Via Veneto, per Cgil, Cisl e Uil nel giorno della mobilitazione generale nazionale dei lavoratori del pubblico impiego. Tra i temi più caldi: il rinnovo dei contratti, l'innovazione digitale e i contagi da Covid-19.
Daniele Lombardo di Fp Cgil ha toccato il tema della stabilizzazione dei lavoratori e l'innovazione digitale del settore pubblico: "Serve la stabilizzazione delle 36mila unità nella sanità, perché al momento sono tutti con partita Iva, agenzia interinale oppure con assunzioni a tempo determinato per l'emergenza Covid. Sono da contingentare in maniera stabile e non solo per sopperire all'emergenza. L'intera macchina pubblica poi va potenziata perché ci sono interi servizi in ginocchio. Pensiamo all'Inps e ai ritardi accumulati nell'erogazione delle casse integrazioni ai lavoratori; sono rimasti in pochi per stare dietro alla mole di lavoro accumulata. Sono costretti a lavorare sull'emergenza invece che sulla pianificazione del lavoro. Quando parliamo di potenziamento degli organici della pubblica amministrazione, intendiamo un miglioramento dei servizi alla cittadinanza e non solo di assunzioni. Serve anche l'innovazione digitale della pubblica amministrazione: dobbiamo stare al passo con i tempi. Il Covid ha indotto tutto il settore della pubblica amministrazione verso il digitale. Lo smart working è stato un banco di prova. La digitalizzazione può essere migliorata".

Una situazione complessa, i pensionamenti e la mancanza del turn over mettono in crisi un sistema a sostenerlo Iliano Calzolari di Cisl Fp e Difesa: "Noi non scioperiamo solo per il contratto, che è una parte importante, ma con il governo avevamo preso l'impegno di recuperare una parte del gap dal precedente contratto. Oggi ci viene detto che il Paese è in difficoltà, ma noi non siamo il bancomat dello Stato. Lo sciopero di oggi serve per arrivare a un rilancio della pubblica amministrazione. L'età media degli impiegati è molto alta, in tanti stanno andando in pensione e non c'è un minimo di progetto per il turn over, specialmente in settori come la sanità. I lavoratori sono chiamati a fare sacrifici esagerati".

"Stiamo scioperando - spiegano Massimo Bagaglia e Paolo Cari Rossi di Uil Fpl e Uil Pa- per tematiche tutt'altro che pretestuose. Questo sciopero parte da lontano, siamo a rivendicare il rinnovo di contratti ormai scaduti da anni, a fronte di un contratto rinnovato dopo dieci anni e riscaduto da due se pensiamo alla sanità e al pubblico impiego. Abbiamo dei problemi legati alla mancanza di fondi perché anche se il governo sostiene che siano stati erogati 400milioni, dovremmo ricordargli che servono semplicemente per adeguare il sistema perequativo e la vacanza contrattuale. In poche parole comporta un aumento di 30 euro per tutti i dipendenti pubblici. E' inaccettabile. Pensiamo alla sanità, molti avrebbero voluto essere qui stamani ma sono costretti in reparto. Sono coloro i quali venivano definiti eroi salvo poi che oggi li ritroviamo con pochissimo aumento. Non possiamo accettare questo e nemmeno quanto deciso sulle nuove assunzioni: sono tutte a tempo determinato. Tra un anno saremo di nuovo punti e a capo. Chiediamo una maggiore sicurezza è tragica la conta a livello nazionale dei dipendenti pubblici periti per il Covid. Se la sicurezza sul lavoro fosse stata più attenta non ci sarebbe stata questa strage".
"I dipendenti pubblici - proseguono - denunciano la mancanza di assunzioni e programmazione da parte dello Stato. Ad oggi il sistema pubblico rischia di andare in blocco per le gravi carenze di personale. Non siamo più in grado di dare i servizi essenziale che lo Stato stesso dovrebbe garantire a tutti i cittadini soprattutto per i più deboli".

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