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Ultimo aggiornamento: Lunedì 26 Luglio - ore 17.50

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"Enel, subito dismissione e bonifica ex serbatoi di olio combustibile"

Lo chiedono i lavoratori come "segnale tangibile" di voler riconvertire la centrale. Si sono riuniti in assemblea: "Si parta con l'autorizzazione al turbogas". Appello a istituzioni locali, azienda, parti sociali e parlamentari spezzini.

un grande punto interrogativo

La Spezia - I lavoratori Enel della centrale spezzina chiedono di avere certezze sul proprio futuro e propongono di avviare gli interventi irrinunciabili per qualsiasi utilizzo dell'area di Vallegrande si profili all'orizzonte.
Nuova assemblea per i dipendenti del polo energetico, in via di dismissione, per dare forza all’appello rivolto dalle organizzazioni sindacali di categoria e confederali che chiedono si riprenda al più presto il tavolo di confronto istituzionale regionale. Soggetti sociali, istituzioni locali, parlamentari del territorio e ministeri competenti coinvolti nella riconversione dell’area Enel: a tutti loro si rivolgono i circa 150 lavoratori.
Chiedono di cogliere "le migliori opportunità di trasformazione produttiva dell’area di Vallegrande. La nostra richiesta è ancora più forte in ragione di quanto sta accadendo a livello europeo e nazionale, dove la riconversione energetica rappresenta il principale settore oggetto di politiche espansive su cui investire per il rilancio dell’economia. Il territorio della Spezia deve cogliere le opportunità rappresentate dalle linee programmatiche del nuovo governo con l’insediamento del Ministero della transizione ecologica e dal Recovery Fund. Da questo nuovo contesto ci aspettiamo una accelerazione delle risposte ancora in sospeso".

Le prospettive sono della messa fuori servizio definitiva del gruppo SP3 a carbone, ma i dipendenti Enel chiedono che vada di pari passo "l'autorizzazione al via del nuovo turbogas a sostegno delle rinnovabili da parte del Ministero dell’Ambiente. Enel ha la responsabilità, dopo aver dato ampie disponibilità a promuovere un progetto complessivo credibile di riconversione dell’area su cui iniziare un vero confronto, di procedere celermente ed effettivamente in tal senso dando concretezza alla sue promesse. Chiediamo ad Enel di porre in atto le migliori capacità progettuali disponibili per valorizzare al meglio la sua presenza sul territorio utilizzando tutte le proprie risorse presenti nel piano industriale indirizzabili nella riconversione dell’area, e nell’individuare e coinvolgere interlocutori per fare nuove ed importanti sinergie nella riconversione dell’area portando valore ben oltre il solo ciclo combinato, con una spinta che garantisca lo sviluppo delle nuove tecnologie sul territorio spezzino".

Negli ultimi sei anni, sottolineano i dipendenti, il gruppo a carbone è diventato marginale determinando già un crollo delle ore di servizio e "di consumo del combustibile di ben oltre il 90% rispetto alle prestazioni del 2015. Più del triplo rispetto al trend di decrescita della
produzione a carbone nazionale). In questo quadro, si è avviato il processo di riduzione delle aree occupate dalla lavorazione del carbone e della conseguente forza lavoro, per allinearla alle consistenze delle prospettive future di continuità produttiva energetica prevista nella riconversione del sito".
La forza lavoro impegnata nei circa settanta ettari è passata dalle 400 unità del 2015
alle 150 di oggi. Del personale diretto, 231 lavoratori nel 2015, ne è rimasto a circa un terzo nel 2021 (80 unità). "Le uscite sono state effettuate per circa il 40% del personale utilizzando la leva del prepensionamento in art.4 e per il restante 25% del personale utilizzando la mobilità interna o verso le altre società del gruppo. Nessuno ha perso il posto di lavoro, così come promesso dall’azienda, ma importante è la ferita della delocalizzazione per i lavoratori trasferiti in altre sedi da raggiungere in pendolarità giornaliera o con trasferimenti definitivi della propria famiglia".

Per quanto riguarda il personale dell’indotto, questo ha visto dimezzarsi le ore lavoro "mettendo a dura prova gli organici delle imprese in appalto della centrale che oggi, anche a seguito della pandemia, non ce la fanno più. Compito del tavolo, oltre a determinare gli scenari futuri realizzabili a medio termine, sarà anche quello di individuare interventi urgenti per dare risposte alle attuali emergenze. Non possiamo perdere ulteriore tempo. Dobbiamo intervenire per avviare i processi di bonifica e dismissione di tutte le aree Enel attualmente non utilizzate per la produzione a carbone sia per metterle a disposizione per la riconversione complessiva dell’area, sia per iniziare da subito le attività lavorative in grado di dare risposte all’emergenza lavoro dell’indotto.
Serve subito un segnale tangibile della volontà di andare in questa direzione, chiediamo, a valle dell’uscita del nostro impianto dalla Direttiva Seveso, la dismissione dei quattro serbatoi di olio combustibile e la bonifica dell’area interessata. Il nostro mantra è sempre stato 'La Spezia diventi modello nazionale della riconversione di un’area caratterizzata dalla presenza di una centrale termoelettrica alimentata a carbone', un modello costruito sulla transizione energetica ed ambientale che deve rappresentare un'opportunità di rilancio e riqualificazione industriale, di valorizzazione sociale, di sviluppo occupazionale e di miglioramento del bilancio ambientale del territorio spezzino. I lavoratori della Centrale Enel non faranno mancare il loro sostegno a questa prospettiva, la Cittadella dell’Energia, come abbiamo indicato nel convegno del 2019 ”Il futuro nelle Rinnovabili” è il nostro orizzonte".

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