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"Così a giugno rischiamo di arrivare allo sfratto selvaggio"

Franco Bravo, segretario generale del Sunia in Liguria: "Gravi rischi sociali, una proroga non basta". Nello spezzino 213 provvedimenti scattati nel 2019, più 282 richieste di esecuzione presentate dall'ufficiale giudiziario.

"Non sprechiamo questi mesi"
Edilizia popolare

La Spezia - "Pare che il governo corra ai ripari: infatti, nel decreto milleproroghe, è prevista la proroga degli sfratti per morosità fino al 30 giugno 2021. Ora però l'esecutivo non deve rimanere immobile, aspettando di arrivare fra sei mesi allo sfratto selvaggio di decine di migliaia di famiglie in Italia". Il monito arriva da Franco Bravo, segretario generale ligure del Sunia. Il sindacato parla dati alla mano (fonte il ministero degli Interni): sono 2.717 i provvedimenti di sfratto emessi nel 2019 in Liguria, 213 dei quali alla Spezia; nella nostra come nelle altre province il provvedimento è motivato solo in minima parte dalla fine della locazione. Prevalgono altri moventi, come la morosità. Nello Spezzino, sui 213 menzionati provvedimenti, 201 sono riferibili alla voce 'morosità/altra causa'; i provvedimenti sono equamente distribuiti tra capoluogo (111) e resto della provincia (102). A completare il quadro ci sono le richieste di esecuzione degli sfratti presentante nel 2019 dall'ufficiale giudiziario: 3.989 in Liguria, 282 nello Spezzino.

"Al momento - continua Bravo - non sono ancora disponibili dati aggiornati, tuttavia sappiamo che nel 2020 sono state sospese le esecuzioni di tutti gli sfratti per morosità fino al 31 dicembre 2002, sospensione che ora è stata portata fino al 30 giugno 2021. Dunque, se mettiamo insieme i dati relativi a 2019, 2020 e 2021, è evidente che non esageriamo quando parliamo di gravi rischi sociali che potrebbero presentarsi alla fine de 2021 se non si mette mano una volta per tutte a questa situazione. L’alternativa non può essere una ulteriore proroga delle esecuzioni, ma una nuova politica che offra occupazione e contenimento dei costi dell’abitare. Si deve prendere atto che la recessione prima ed il Covid-19 poi hanno reso moltissimi cittadini più poveri. Per questo riteniamo che i proprietari e le loro associazioni non possano tapparsi gli occhi di fronte a questa situazione e pensare che gli affitti fino a ieri riscossi lo possano essere anche per il futuro senza una politica che guardi più in là di sei mesi".

"Molti inquilini, a causa della crisi economica e sanitaria, sono diventati morosi incolpevoli, cioè senza colpa, senza alcuna loro volontà - prosegue il segretario regionale -.E’ anche vero che alcuni proprietari, pochissimi per la verità, sono venuti incontro ai loro affittuari riducendo loro l’affitto per un periodo di tempo. Ma il fenomeno è talmente circoscritto che nessuno può pensare realisticamente che in sei mesi l’economia, l’occupazione e la stessa situazione sanitaria tornino quelle antecedenti la pandemia. Per questa ragione dobbiamo cogliere questo 'diluvio universale' come una opportunità per fare ciò che in tutti questi anni non è stato fatto per mancanza di risorse. Occorrono finanziamenti certi, ed oggi è possibile recuperare risorse dal Recovery fund e dai fondi ancora inutilizzati della ex Gescal.
Penso anche che, se l’Italia attingesse ai 37 miliardi del Mes destinati alla sanità dall’Unione Europea, libereremmo risorse che, diversamente, il Recovery fund dovrebbe destinare alla sanità, anch’essa davvero bisognosa di risorse. Se ciò avvenisse il governo potrebbe investire una quota di queste risorse per le politiche abitative".

E come andrebbero impiegate queste risorse? "In un massiccio piano organico e strutturale per l’aumento degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, cioè case popolari; per dare vita a misure che consentano di salvaguardare la locazione evitando il contenzioso giudiziario e incentivando e agevolando con lo strumento fiscale la rinegoziazione per la diminuzione degli affitti, dando ristoro economico ai proprietari (forte riduzione della cedolare secca fino al suo azzeramento e azzeramento IMU) che accettano di ridurre sensibilmente i canoni oggi insostenibili; infine per aumentare le risorse destinate ai fondi di sostegno all'affitto e per morosità incolpevole per consentire alle parti di mantenere in vita i contratti dentro un più ampio patto sociale per la casa tra associazioni degli inquilini, associazioni dei proprietari, governo e Comuni", spiega Bravo, che conclude: "In assenza di risorse e politiche stabili e strutturali per la casa, nel bel mezzo di una pandemia che non accenna ad allentare la sua tragica presa sul paese, la ripresa delle esecuzioni degli sfratti metterebbe a dura prova i Comuni che non potrebbero affrontare con adeguati servizi sociali questa nuova emergenza. Più in generale, anche le strutture di assistenza pubbliche e private che intervengono per la prima tutela dei nuclei familiari sfrattati, soprattutto in presenza di minori, anziani o condizioni di fragilità economica e sociale, avrebbero serie difficoltà e tutto ciò rappresenterebbe un colpo durissimo per la tenuta sociale e incrinerebbe ulteriormente la già debole fiducia dei cittadini e dei piccoli e medi operatori economici nei confronti delle istituzioni. La proroga degli sfratti non è dunque la vittoria di nessuno ma solo della ragionevolezza e del buon senso ed il punto di partenza per la definizione di un piano strategico. Il Sunia è pronto a fare la sua parte: non devono essere sprecati i mesi che abbiamo di fronte".

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