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Una mostra online per scoprire l'arte di Mario Maddaluno

con l'ucai
Via Crucis di Mario Maddaluno

La Spezia - Il sito dell’Ucai (www.ucailaspezia.it) propone la mostra personale comprendente decine e decine di lavori (oli, acquerelli, disegni, sculture) dell’artista spezzino Mario Maddaluno (1935). L’ampia esposizione documenta, oltre alla feconda vena ispirativa, la passione di Maddaluno nell’affrontare con esiti soddisfacenti varie tecniche, nonché, in particolare nella scultura, differenti materiali, quali bronzo, ferro, rame, ardesia, che pongono in buona evidenzia la pregevole manualità dello scultore. Un capitolo della mostra, che raccoglie con scelte sculture, paesaggi, ritratti, nudi e nature morte, è dedicato al continuativo impegno dedicato da Maddaluno ai temi sacri. Nell’occasione è possibile ammirare la “Via Crucis” che il pittore ha presentato nel marzo 2005 nell’Auditorium della cattedrale di Cristo Re. Di seguito, il testo del critico Valerio P. Cremolini intitolato “Pellegrino sulla Via della Croce”.

Nell’arte contemporanea il tema della «Via Crucis» è piuttosto frequente. Limitando lo sguardo alla sola provincia spezzina se ne trae la probante conferma, avvalorata da elaborate interpretazioni che si avvalgono prevalentemente del mezzo scultoreo. Penso, ad esempio, alle efficaci testimonianze di Arduino Ambrosini, Italo Bernardini, Carlo Giovannoni, Guglielmo Carro, Augusto Magli, Rino Mordacci, Claudio Ambrogetti, Fabrizio Mismas, Pietro Ravecca, che destano ammirazione e svelano aspetti intimi della spiritualità di ciascun artista, interessato a dialogare con la chiesa ed a confrontarsi sull’impegnativo terreno della fede e dei valori estetici, mostrando intelligenza, volontà e desiderio di libertà.
Da tempo, il pittore Mario Maddaluno, focalizzando senza distrazioni la sua concentrazione sul tema, ha dato una particolare priorità alla «Via Crucis», dedicandole quotidianamente ore di assiduo lavoro e, ad una ad una, è riuscito a portare a termine le quattordici stazioni, che costituiscono il pregnante contenuto della sua personale, oggi allestita in uno spazio tanto autorevole. Tale esposizione rappresenta un lusinghiero punto di arrivo, nel quale traspaiono la passione e l’impegno mai venuti meno, e che, anzi, nel tempo si sono ulteriormente alimentati.
Maddaluno vanta una formazione prettamente figurativa, che ha sviluppato dipingendo vedute marine, ritratti, nudi, cavalli, barche, nature morte, ecc., fissando in tali contenuti il profilo della sua pittura, singolarmente legata alle varianti delle terre e dell’ocra. In una affettuosa lettera, Navarrino Navarrino, lo definisce «un pittore pieno d’entusiasmo, un pittore che cerca di raccontare ciò che ha dentro di sé e tradurlo in forme vive» e chi conosce i suoi dipinti avverte compiutamente tale sentimento manifestato con freschezza compositiva e serietà professionale. Indugio ancora brevemente sul vissuto dell’artista per segnalare un’altra apprezzabile nota dell’indimenticabile Gino Patroni, sagace lettore di alcune tele di Maddaluno dedicate al meditativo bosco autunnale, cosparso di foglie. Patroni, apprezzandone la sensibilità, rileva che il pittore «ha capito istintivamente che una foglia morta, per struttura di forma e ricchezza di colori cangianti e mutevoli in tutta la gamma della ruggine con interferenze dorate, è di per se stessa una tavolozza» ed è ancor più elogiativo nel sottolineare «le tonalità della gradazione cromatica dal mondo vegetale del bosco al mondo animale che è il mondo dell’uomo».
Eccoci, dunque, a penetrare nella realtà esistenziale dell’uomo per scoprire la sua partecipazione verso l’esperienza religiosa, che ha nell’arte uno straordinario strumento, capace di comunicarne lo spessore. Maddaluno ha affrontato la Passione di Cristo, misurando la propria sensibilità artistica ed umana e dalla persuasiva impostazione narrativa della sua opera si rileva come essa rappresenti un atto di dedizione che qualifica la ricerca, la proclamazione della fede e la convinta celebrazione del mistero della vita e della morte.
Le quattordici tavole, significativamente coerenti sul piano stilistico e veramente pregevoli in talune precisazioni anatomiche delle diverse figure, trasmettono tra i rumori e la concitazione che circondano la crudele esecuzione di Cristo, la sua dolente solitudine, partecipata solo dai pochi che lo hanno seguito ai piedi della croce. La vicenda è ben nota, ma ogni volta che viene affrontata sul terreno artistico, letterario o cinematografico suscita sempre compassione e nuove emozioni, copiosamente disseminate dall’umanissima immagine di Cristo lungo la tragica e impervia salita sul Calvario. Maddaluno descrive lo sconvolgente scenario della Passione del Signore come se egli fosse stato uno dei testimoni oculari, che con animo sofferto hanno ansiosamente assistito alla deludente e colpevole indifferenza di Pilato, alle successive sequenze che coinvolgono persone capaci di amare, vicine a carnefici e malfattori e, infine, alla realtà della morte illuminata dalla gioiosa, sfolgorante risurrezione di Cristo.
Il pittore esprime ogni episodio privilegiando lo stesso colore dal tono ferruginoso, quanto mai suggestivo nell’evidenziare il senso profondo della violenza subita da Cristo, che avvolge lo spazio dell’esistenza invasa da una luce sinistra e angosciante.
L’espressività conquistata da Maddaluno si ripete di tavola in tavola ed ogni stazione è irrorata da sentimenti di nitida religiosità che lo accompagnano nell’impegnativo pellegrinaggio intrapreso su un percorso tanto difficile, dove l’artista e l’uomo innalzano l’analogo messaggio di pace, di amore e di fede.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Mario Maddaluno


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