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Un film dal carcere per raccontare la potenza del teatro

La pandemia non ha fermato il progetto teatrale Per Aspera ad Astra – Come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza”. Da Villa Andreini nasce il medio metraggio "Ciò che resta - appunti dalla polvere".

la cultura oltre la pandemia
Un'immagine da  "Ciò che resta - appunti dalla polvere".

La Spezia - Cosa accadrebbe senza il teatro? Se lo sono chiesti i ragazzi coinvolti nel progetto “Per Aspera ad Astra – Come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza” che in due anni, assieme agli Scarti hanno partecipato al percorso teatrale realizzato tra il 2019 e il 2020 con 25 detenuti della casa circondariale della Spezia .
Questa mattina con una conferenza a distanza è stato presentato l'elaborato che si è letteralmente trasformato a causa della pandemia. L'idea principale era quella di portare uno spettacolo in teatro, al Civico, ma il Covid 19 ha imposto la chiusura di progetti e spazi. Ma sono le grandi capacità del gruppo attoriale, di chi li ha seguiti e sostenuti a cambiare, con un epilogo felice, le carte in tavola.
Ad accogliere i ragazzi non è stato un palco ma l'occhio della cinepresa. Il progetto che resta legato al teatro è diventato un medio metraggio di 35 minuti dal titolo: "Ciò che resta - appunti dalla polvere". Il progetto “Per Aspera ad Astra" è promosso da Acri e sostenuto da 11 Fondazioni di origine bancaria, tra le quali Fondazione Carispenzia, è nato dall’esperienza ultra trentennale della Compagnia della Fortezza di Volterra, guidata dal drammaturgo e regista Armando Punzo.
Nel corso della presentazione il presidente della Fondazione Carispezia Andrea Corradino ha ricordato l'importanza dell'intero progetto: "Nonostante la pandemia non abbiamo voluto disperdere l'esperienza del carcere e il progetto si è sviluppato nel massimo rispetto degli obblighi sanitari. Ne è nato un corto metraggio che racconta questo percorso dal punto di vista teatrale e cinematografico. Il 26 marzo poi verrà rappresentato al Giornata mondiale del teatro alla presenza del ministro Dario Franceschini. Siamo orgogliosi di aver partecipato con Fondazione Carispezia. Questa esperienza è nata dal contatto con Acri e tra le fondazioni che si intreccia con quello che è il percorso della compagnia della Fortezza.
"E' un progetto importantissimo per far conoscere la realtà del carcere e dei detenuti - ha aggiunto -. Gli istituti penali e chi vi abita sono un mondo che per molti non fa parte della nostra società, ma non è così. La risposta in questo senso arriva dal carcere stesso. Questa esperienza è formativa, utile anche per la formazione professionale. Insegna a recitare e si fonda su altre esperienze: ne sono nati tecnici, fonici e i detenuti hanno acquisito competenze necessarie. Sostenere questi progetti rientra nei compiti essenziali delle fondazioni. Questa idea è in linea con il pensiero del ministro della Giustizia Cartabia su una visione diversa del carcere e dell'esecuzione della pena. Le fondazioni sono state propositive dobbiamo ringraziare Villa Andreino, i detenuti che hanno partecipato con grande entusiasmo e gli Scarti che lo hanno reso possibile. Alla Spezia è stato fatto un grande lavoro. Con gli Scarti rapporto consolidato e non possiamo che ringraziarli per la loro competenza. La prosecuzione di questo progetto è importante e speriamo che per la prossima edizione sia possibile assistere allo spettacolo dal vivo".
Giorgio Righetti presidente dell'Acri è il motore e ideatore del progetto: "Il ministro Cartabia ci fa capire che c'è sempre una speranza. Sarebbe stato impensabile in passato, ora si apre orizzonte. Per me partecipare a questi momenti è motivo di grande piacere. Dimostra che questo progetto, che raccoglie 10 fondazioni e 12 compagnie teatrali negli istituti di pena, è valido e meritevole del nostro impegno. 'Aspera ad Astra' non è opportuno ma necessario progetti come questo servono ancora di più in un momento complesso. Il trailer potentissimo e straordinario, fa venire i brividi. Il progetto poi nasce nelle attività che Acri promuove per portare su scala nazionale attività che si fanno a livello locale. Tra i tanti progetti che Acri porta avanti a questo è uno di quelli a cui tengo di più. Acri porta avanti anche progetti da centinaia di milioni di euro, questo ha un budget più ridotto ma nel suo piccolo è grandissimo".
"Tra i suoi obiettivi non c'è soltanto il reinserimento del detenuto - ha aggiunto Righetti -. Il teatro è un mezzo, ma in questo progetto l'arte non è uno strumento: arte, cultura e teatro sono un diritto anche per coloro che sono privati della libertà. Per questo motivo riteniamo che portarlo negli istituti di pena produce come sottoprodotto anche la riabilitazione. Il diritto alla bellezza e all'arte sembrano un'utopia ma possono diventare realtà. Ne siamo profondamente convinti: non usiamo il teatro per rendere meno dura la detenzione ma anche per preparare il futuro. L'arte è una liberazione. Normalmente i progetti di Acri arrivano da grandi fondazioni anche di grande capacità. Qui parte dalla Fondazione di Volterra, piccola in un carcere periferico dove Punzo da 30 anni va avanti: noi la estendiamo a livello nazionale. E' la dimostrazione che una piccola fondazione che può insegnare qualcosa e per noi è grande orgoglio. Quando è cominciata la pandemia alle fondazioni sono state fatte una serie di richieste per soddisfare delle esigenze economiche e sanitarie. Noi lo abbiamo fatto nei limiti delle nostre possibilità e ma dovevamo anche occuparci di cultura. Non credevo che fosse possibile ma sono felice nel dirvi che sono stato smentito: le fondazioni sono rimaste sempre sensibili sui temi della cultura. Lo facciamo anche a costo di scontrarci con elementi di natura diversa. Lavorare in carcere è difficile e la situazione attuale anche ma non volevamo rinunciarci quindi abbiamo fatto appello alla creatività. I detenuti e gli Scarti lo hanno fatto così è nato 'Ciò che resta della polvere'".

Annarita Gentile la direttrice della casa circondariale spezzina ha spiegato: " Il mio ringraziamento va a Fondazione e Acri, con la pandemia il sostegno è stato fondamentale e ringraziando gli Scarti è stato possibile rimodulare il progetto. Nonostante tutte le limitazioni del caso siamo riusciti ad andare avanti. L'esperienza dai detenuti è stata affrontata con entusiasmo e gioia, alcuni di loro sembrano nati per fare il teatro. Nonostante il momento vedere questa gioia ci ha spinti a continuare ed è stato possibile anche perché non abbiamo avuto casi positivi all'interno. Ci sono detenuti che da 3 anni seguono questo progetto hanno seguito e si sarebbero dovuti esibire al Civico, ora speriamo di vederci all'esterno".
Dall'area trattamentale ha parlato Licia Vanni: "I miei ringraziamenti non sfociano nella retorica. Dico soltanto che vedo quotidianamente gli effetti dell'attività teatrale in carcere, dove lavoro da 30 anni. Queasta attività ha migliorato il clima complessivo del carcere: una ricerca dimostra che ha un impatto enorme per tutti quelli che partecipano e che vogliono partecipare. Nonostante la pandemia riempisse di angoscia siamo arrivati ad un grande risultato. Da anni volevamo lavorare con gli Scarti e ho confermato che avevo ragione (ride, NdR) perché con loro si è venuto a creare un percorso straordinario, io mi incanto a guardare le prove. e ho imparato davvero molto. Il peso della rieducazione è grande per un carcere se la società ci viene incontro".

Per gli Scarti hanno parlato Renato Bandoli ed Enrico Casale. "Quando è arrivata la pandemia ci siamo chiesti come avremmo potuto proseguire - ha detto Bandoli - Abbiamo messo al centro il progetto. In una cella abbiamo costruito un set cinematografico, lavorandoci in estate, abbiamo passato li le nostre vacanze e ne siamo orgogliosi. Uno dei ragazzi nel corso della lavorazione ha finito la sua pena e gli abbiamo chiesto di restare con noi ed è accaduto. Speriamo di poter debuttare fuori dal carcere come è stato fatto per "Incendi", nella speranza che in estate sia possibile. 'Cio che resta della polvere' non è nulla di miracolistico: solo lavoro e sudore. Capirete anche perché abbiamo sofferto. Abbiamo scommesso su questa esperienza. Il lavoro che facciamo con i detenuti è semplice: attiviamo l'immaginazione contro l'emarginazioni. Vogliamo riattivare ciò che è peculiare dell'essere umano: avere conoscenza di ciò che si fa". Enrico Casale ha aggiunto: " In questa esperienza c'è una sinergia incredibile tra la compagnia, il carcere e la Fondazione: tutto è in equilibrio perfetto. Vorrei anche ringraziare la Polizia penitenziaria per la disponibilità estrema e la grande umanità per tutta la realizzazione del film".

Casale ha poi voluto far parlare alcuni degli attori, detenuti, coinvolti nel progetto definendoli "i nostri Tom Cruise". Il primo a parlare è Luca Colli: "Ho avuto la fortuna di partecipare già nel 2019. C'è stata una grande differenza tra le due esperienze alle quali ho partecipato. C'è sempre l'adrenalina del teatro. Quest'anno davanti alla cinepresa era diverso. Ho rivisto tutto ed è stata una grande soddisfazione. Nella mia scena : passo tra i compagni, io sono la loro ombra. Volevo ringraziare tutti, loro in particolare. Spero di tornare a fare teatro davanti a un pubblico". Dopo di lui ha parlato Samir Khamassi: "E' stata un'esperienza importante, il fatto che il progetto sia cambiato in corsa ha portato qualche difficoltà. In estate alcuni compagni hanno recitato con i cappotti, io stesso all'inizio ho avuto qualche difficoltà. Il mio ruolo mostra l'immagine di un uomo potente che poi si ritrova nudo. Mi ha dato forti emozioni: la nudità mi ha portato a sentirmi come se fossi nato una seconda volta. Non sono più l'uomo che ero prima, oggi sono profondamente cambiato, arricchito so cosa siano rispetto ed educazione. Il teatro gha fatto questo per me. Ora stiamo facendo un altro progetto: grazie a tutti voi". A chiudere le testimonianze è Alessandro Joil: "Se mi avessero chiesto cosa fosse il teatro, in passato, non sarei stato in grado di rispondere. Oggi posso dire che è libertà. In questo lavoro non abbiamo mai recitato con un copione, io sono una statua che poi diventa un filino di ferro. E' un messaggio: guardate sempre oltre, dietro a quello che vedete c'è sempre una persona. Speriamo davvero di poterci vedere in teatro".

Il medio metraggio "Ciò che resta- appunti dalla polvere" è visibile in versione integrale qui.


" Ciò che resta - appunti dalla polvere", credits

Nazione, anno: Italia, 2021
Durata: 35’
Produzione: Gli Scarti – impresa di produzione teatrale d’innovazione / Fondazione Carispezia - nell’ambito del progetto nazionale “Per Aspera ad Astra. Come riconfigurare il carcere attraverso cultura e bellezza” – II edizione, promosso da ACRI e 11 Fondazioni di origine bancaria.
Regia: Enrico Casale / Renato Bandoli
Assistente alla regia e al progetto artistico: Simone Benelli
Fotografia, riprese e montaggio Rocco Malfanti
Progetto sonoro Fabio Clemente
Elementi scenografici Alessandro Ratti
Assistenza alle luci Daniele Passeri
Costumi Tiziana Ferdani
Musiche AA. VV.
Con Joil Alessandro, Luca Colli, Preng Doda, Monem Elamdouni, Samir Khammassi, Ermal Ramaj, Tiberiu Ratoi, Gaetano Russo, Haitem Safi, Marwan Sassi, Marco Sannino, Kamel Tajouri,,Riccardo Ventre e con Armand Maltrashi Diachuk
hanno inoltre partecipato Francesco Costante, Claudio Pasqualone, Mirco Vasoli, Youssef Boulahia, Giordano Cargiolli, Lorenzo Castè, Nicodemo Macrì, Giuseppe Macrì, Sandro Podestà, Domenico Romeo, Arnold Thaci


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