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Cura tossicodipendenze, nuovo contributo dello spezzino Leoncini

Dottore in psicologia che ha scritto libri con Bauman e Papa Francesco.

Assieme al professore Maremmani
Thomas Leoncini

La Spezia - Apre nuovi scenari sulla cura delle tossicodipendenze l'articolo Le droghe come comunicazione tra io e sé, pubblicato in lingua inglese su Heroin Addiction and Related Clinical Problems (la più importante rivista scientifica internazionale sul tema delle dipendenze da oppiacei, giornale ufficiale dell'Europad, l’Associazione Europea per il trattamento delle dipendenze da oppiacei), firmato da Icro Maremmani, scienziato, psichiatra e professore dell’università di Pisa, ritenuto uno dei massimi esperti mondiali in campo della medicina delle dipendenze, e dallo spezzino da Thomas Leoncini, classe 1985, dottore in psicologia e scrittore internazionale pubblicato in più di venti lingue che ha mandato in libreria, tra i vari titoli, Nati liquidi, scritto con Zygmunt Bauman, e Dio è giovane, scritto con Papa Francesco, che nel 2018 lo ha nominato membro laico del sinodo mondiale dei giovani.

L'articolo sopra menzionato è un punto di partenza per un nuovo approccio multidisciplinare tra psicologia e psichiatria nello studio delle dipendenze e invita a riscoprire e rivisitare il pensiero di Carl Gustav Jung, psicologo e fondatore della psicologia analitica, per comprendere meglio e facilitare il trattamento delle tossicomanie. Secondo gli autori è arrivato il momento di spostare l'obiettivo della ricerca: dalla malattia alla persona e quindi dalla ricerca e vidimazione della diagnosi - come fosse un interruttore on/off - allo studio approfondito del mondo interiore del soggetto, riconoscendo che la droga non crea nulla, la droga amplifica il mondo interiore e sviluppa potenziali immaginativi già presenti nel soggetto, ma latenti e offuscati, incastrati tra il mondo interiore dell'io (il centro della mente cosciente) e il mondo interiore del sé (la totalità psichica). L'articolo getta luce sui punti d’incontro tra il concetto di sé (selbst) e lo stato psichico a cui va incontro (si identifica) il mondo interiore del tossicomane.

"È necessario dunque - spiegano gli autori -compiere una netta distinzione tra l’io e il sé, essenziale diversificazione per intraprendere un percorso efficace di stabilizzazione dello stato psichico del tossicomane. La correlazione tra le droghe e il livello profondo del funzionamento psichico umano è molto evidente: la droga condiziona il comportamento del tossicomane solo come conseguenza dello stravolgimento del mondo interiore del soggetto e non come risposta a stimoli esterni o comportamentali legati all’utilizzo dell’esperienza pregressa".

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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