Genova 24 La Voce del Tigullio Città della Spezia La Voce Apuana
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Venerdì 30 Luglio - ore 23.05

previsioni meteo la spezia
Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Instagram Città della Spezia

"Una classe dirigente si costruisce solo attorno alla ricerca di una meta. E se c’è una spinta dal basso"

Pagano: "La speranza non può che venire da quella parte ampia che paga il costo più alto del declino: i giovani, le donne, le classi subalterne, la classe media impoverita, i “poveri assoluti”, che sono il 10% della popolazione".

seconda parte
Cantiere Ansaldo Muggiano - Manifestazione dei lavoratori - fine anni Sessanta

La Spezia - Partendo dalla lettura del secondo volume "Un mondo nuovo, una speranza appena nata", è assai possibile allargare il pensiero ai giorni nostri, partendo naturalmente dall'esperienza Maturata negli anni Sessanta, massimo comun denominatore della pubblicazione, superandola per arrivare all'oggi. Ha ancora senso parlarne e se ha senso come va declinata? Nasce così una discussione con l'autore Giorgio Pagano che divideremo in tre parti da leggere in queste festività pasquali. Oggi la seconda parte.

Il cambio della classe dirigente è una questione che riguarda anche Spezia?
"Spezia è stata governata dalla classe dirigente della Resistenza fino ai primi anni Novanta. Poi la deindustrializzazione ci colpì come poche città italiane, cambiò la composizione sociale… Risale a quegli anni il ripensamento dell’idea di città, del suo modello di sviluppo. Su quella base cominciò a formarsi una nuova classe dirigente. Poi tutto si è bloccato. Ma, come sempre, una classe dirigente si costruisce solo attorno alla ricerca di una meta. E se c’è una spinta dal basso. Non può nascere dal pragmatismo senza meta e dalle oligarchie dei giri.

Inoltre l’Italia e la Spezia del dopoguerra, e anche quelle degli anni Sessanta, erano molto giovani, mentre ora…
"Nel libro sugli anni Sessanta emerge tutta la forza e la creatività della “comunità giovanile”, con la sua cultura, la sua volontà di essere diversa dal mondo degli “adulti”. C’era un’energia psichica e biologica che spingeva a cambiare tutto. Oggi l’Italia e Spezia sono vecchie. Quali sono, allora, le forze del cambiamento? Per trovarle non si può che guardare alle diseguaglianze che ci feriscono: sociali, di genere, di istruzione… La “speranza in un mondo nuovo” oggi non può che venire da quella parte ampia di italiani -e di spezzini- che pagano il costo più alto del declino: i giovani, le donne, le classi subalterne, la classe media impoverita, i “poveri assoluti”, che sono il 10% della popolazione. Sono masse immense da scovare, formare, organizzare… Qualche giorno fa, anche a Spezia, sono scesi in piazza i rider: una svolta. E stiamo attenti allo smart working: in buona parte resterà in vigore anche dopo il Covid-19, e metterà sempre più in luce le diseguaglianze tra chi ha accesso e chi no.

E la distinzione tra destra e sinistra ci sarà ancora?
"I partiti sono organismi umani, nascono e muoiono. Ma la distinzione tra destra e sinistra è nella realtà, non è superata perché resta l’eterna divisione tra chi “sta sopra” e chi “sta sotto”. Le formazioni politiche che dall’Ottocento si erano fatte carico della questione sociale, sempre più subalterne al neoliberismo dalla sconfitta degli anni Settanta del Novecento in poi, si sono alla fine dissolte e hanno lasciato le persone che lavorano senza punti di riferimento. La sinistra deve reinventarsi il compito che ha svolto nella storia e che ha dimenticato: portare le persone che vivono in modo differente il disagio di questa società a riconoscersi reciprocamente e a far pesare assieme la propria presenza e cultura, elevandosi a protagonisti consapevoli del proprio riscatto. Non è detto che ci riesca: non sarà facile mettersi
in sintonia con la rabbia sociale per la complicità che ha avuto nella sua genesi. Inoltre la sinistra deve essere sia “laburista” che “ambientalista”, ma è spaesata rispetto a questo problema: oscilla tra il “produttivismo” attento solo ai posti di lavoro e un certo “romanticismo verde”, e non pone la vera questione, quella del cambiamento del sistema economico.

Che ne è della speranza, che negli anni Sessanta covava?
"La speranza immagina qualcosa che non c’è, è fatta di progetto. Negli anni Sessanta il progetto, magari vago e incompiuto, di una nuova società, di un nuovo senso della vita, c’era, eccome: tra gli studenti, tra gli operai, tra le donne. Oggi non c’è più. Ma senza l’idea di un mondo nuovo non si va da nessuna parte. Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa dove vuole andare. Io dico: teniamoci strette le nostre piccole speranze personali, di associazioni, di frammenti sociali, anche correndo il rischio che diventino illusioni. Non disperiamo, non rinunciamo a batterci se non ci sentono. La città non è irredimibile, la politica non è irredimibile. La crisi ambientale, la crisi sociale, la pandemia decretano la fine di questa città e di questa politica. Redimere la città e la politica tocca a ognuno di noi, con spirito eretico e capacità di reimmaginare. A tal fine può esserci utile la consapevolezza delle potenzialità di una parte del passato. E’ il mestiere suggerito da Walter Benjamin, che mi ha molto ispirato nella stesura del libro: “riattizzare nel passato la scintilla della speranza”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie La Spezia









VIDEOGALLERY

















Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy
Impostazioni Cookie

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure

Liguria News