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"La perdita del pittore Renzo Borella crea un vuoto immenso nella comunità degli artisti"

Valerio Cremolini

il ricordo
Renzo Borella, Hermes, 2008

La Spezia - La scomparsa di Renzo Borella rattrista l’intera comunità degli artisti spezzini. Ho avuto il piacere di frequentarlo nell’ambito della Commissione Arti Visive del Comune della Spezia e, soprattutto, di essere stato partecipe della sua professionalità pittorica, condivisa in varie iniziative espositive. Lo ricordo attraverso il testo che ho dedicato nel dicembre del 2008 ad un suo importante dipinto, accolto nella collezione della Camera di Commercio della Spezia. Borella confermò nel 2017 la sua identità di pittore aperto alla sperimentazione sostenuta da un esigente progetto mentale e materiale con le due mostre in contemporanea “Nuvolaria” e “Impluvia”, rispettivamente alla Palazzina della Arti e nella inconsueta Galleria antiaerea di Quintino Sella e strettamente affini per l’originalità dell’allestimento.
Il sublime e il tempo
Cercherò di trarre dalla lettura del dipinto di Renzo Borella alcune indicazioni, che si legano a particolari temi, a cui famosi artisti hanno dato evidenza nelle loro opere. Mi riferisco al sublime e alla concezione del tempo.
Di quanto dirò non ho fatto alcun cenno a Borella, autore di “Hermes”, titolo della sua serigrafia. Intanto, posso affermare di conoscere “da vicino” il pittore, avendo seguito varie fasi della sua professione artistica, tra cui l’ultima personale, nel novembre 2007, alla galleria “Menhir”, intitolata “Il tempo ritrovato”. Renzo Borella è figlio d’arte. Il padre Giuseppe (1921-1998), ottimo vedutista, è stato ricordato nel 2006 con una bella retrospettiva alla Palazzina delle Arti, che ebbi l’onore di curare.
Renzo è stato docente di discipline artistiche e responsabile con lusinghieri risultati dell’“Officina-Botteghe d’arte”, frequentata da numerosi allievi. Al 1971, aveva ventitrè anni, risale la sua prima personale, peraltro ben accolta, di orientamento informale. È una sua peculiarità preparare le mostre, privilegiando lo sviluppo di singoli temi (“Spartiti musicali”, “Carta da ballo”, “Quadri-fogli”, “Carte geografiche”, “Sirene e sirene”, ecc.), elaborati con intelligente autonomia espressiva. Apprezzabile è l’abile manualità che gli consente, ad esempio, di incidere rapidamente il legno, generando sequenze di glifi, precisi segni di una singolare e disciplinata scrittura, allusiva dell’incedere impetuoso del tempo. Segni, peraltro, che richiamano la specifica gestualità dello scolpire.
Il tempo è tema caro al pittore, ma certamente anche a noi tutti in quanto il tempo, ricordo e attesa, è partecipe di ogni storia della persona. «Se è vero che noi apparteniamo al tempo (Mnemosine) è anche vero il contrario: il tempo ci appartiene, corrisponde a una parte attiva della nostra vita ed è come una sorta di dono misterioso. In certi casi ci rassicura l’idea di poterlo controllare o di teorizzarlo, ma niente è più inafferrabile e sfuggente del tempo (Kronos)». (Maurizio Vanni)
Il tempo avvolge anche “Hermes”, immagine emblematica dello scorrere irrefrenabile, appunto, del tempo, che i filosofi ritengono sia «uno dei concetti più enigmatici, sfuggenti e difficili da definire». (Remo Bodei).
In precedenza ho accostato questo lavoro di Borella, che vive del forte contrasto tra il chiarore centrale del bianco e lo scenario complessivamente scuro, all’estetica del sublime, capitolo dell’arte in cui prevale il gusto per l’immaginoso, la passionalità, l’apertura verso l’infinito e si colgono emozioni, rileva Luigi Grassi, «per la vastità, la grandezza, la magnificenza, la visionarietà, l’oscurità, la luce, i colori oscuri o foschi». Sublime è definito «il senso di sgomento che l’uomo prova di fronte alla grandezza della natura sia nell’aspetto pacifico, sia ancor più, nel momento della sua terribile rappresentazione, quando ognuno di noi sente la sua piccolezza, la sua estrema fragilità, la sua finitezza».
Il Sublime fu uno dei temi fondamentali del Romanticismo e della pittura romantica e lo si percepisce nelle opere di Friedrich, Turner e Constable ed ancora in Füssli, Blake, Böcklin, ma anche in Salvator Rosa, Magnasco, Rembrandt, Rubens, Grünewald e Giovanni Battista Piranesi. In sintesi, «l’uomo finito guarda verso l’infinito, immenso e possente, con un senso di paura, ma anche di religiosità». Nella letteratura Ugo Foscolo interpreta il clima del Sublime nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis: «Invano io tento di misurare con la mente questi immensi spazi dell’universo che mi circondano».
Chi è “Hermes-Mercurio”? Figlio di Zeus e della ninfa Maia fu un dio della natura, adorato dai pastori, come personificazione del vento e del crepuscolo. È il dio dei rapporti sociali, protettore del commercio e dei viaggi. Non a caso, il Premio Mercurio d’Oro, valorizza la capacità e l’impegno di uomini, donne e Aziende che si sono distinti per meriti imprenditoriali. Mercurio è messaggero degli dei ed è anche il dio della parola e dell’eloquenza. È inoltre il dio del sonno e dei sogni, dei sacrifici, ecc. Come dio viaggiatore e corridore instancabile, con le ali ai piedi, è patrono degli atleti. Non lo nobilita l’essere anche dio dei ladri. Era anche considerato il dio dei viandanti, per questo motivo agli angoli delle strade si usava mettere dei pilastri, sormontati da teste scolpite che lo raffiguravano. I pilastri vennero normalmente riconosciuti con il nome greco “herma”. Era considerato anche dio del commercio, la sua immagine veniva posta presso gl’ingressi dei mercati e gli si attribuisce l’invenzione delle misure, dei pesi, delle bilance. È raffigurato come un giovane atletico, con un copricapo ed i calzari, entrambi alati; spesso brandisce una verga con attorcigliati due serpenti (caduceo), a volte sormontata da ali che ha il potere di indurre il sonno.
Della consueta immagine di Hermes, celebrato da pittori e scultori del passato, a Borella interessa soprattutto il simbolo dell’ala, metafora del tempo, già elaborato, ad esempio, nel ciclo di “Icara”, «figura alata femminile che anela al sapere e cerca di conoscere i segreti dell’universo» (M. Vanni), che Borella ha espresso in uno scenario popolato di scintillanti stelle. La circolarità del tempo conduce la memoria del passato a rivelarsi nel presente ed è nel tempo presente che si preparano le attese del futuro. La concezione del tempo non è ovviamente una novità nella pittura.
Il curriculum di Borella comprende decenni di attività, rappresentata da mostre personali e collettive, che costituiscono un percorso di continuo approfondimento sui contenuti e sui valori formali. Non mancano significativi riconoscimenti, colti fin dal 1975 nella “Rassegna internazionale della giovane pittura italiana” al Palazzo delle Esposizioni di Roma, a cui hanno fatto seguito altre lusinghiere affermazioni, anche in forma associativa, quale la positiva esperienza cooperativistica maturata, fin dal 1978. Nel 1979 Borella espone a Milano, dove l’artista risiederà per dieci anni, al Palazzo della Permanente. Anche Genova, Venezia, Verona, Carrara ed altri centri hanno ospitato sue mostre. L’elenco contrassegnato da qualità più che da quantità è di tutto rispetto. Di rilievo la personale ospitata nel 1997 al Centro Allende.
La sua pittura supera la fredda antitesi fra figurazione e astrattismo, rivelata da un’autonomia espressiva che si appoggia all’intensità del colore e alla liberissima diffusione di segni, incisi sulla tavola e ben armonizzati nei suoi lavori, parti di complessi progetti estetici. Dinanzi al dipinto al centro di questo incontro si conferma una peculiarità dell’arte e cioè il protagonismo della forza espressiva e dell’autonomia dell’opera. «L’interpretazione – affermano autorevoli studiosi – è un esercizio di lettura dell’opera e di apertura alla personalità dell’artista ed ogni accesso è un modo di possedere l’opera», per cui, forse ha ragione Vittorio Sgarbi, quando con la consueta perentorietà dichiara che «ogni interpretazione è provvisoria, ogni motivazione indesiderata, ogni argomentazione didascalica». La diversità di opinioni non di rado accredita al dipinto originalità e vitalità.
Nell’arte, sistema di linguaggi e di relazioni, straordinaria sintesi di ragione e immaginazione, di simboli e di progettualità, lo dimostra anche “Hermes”, c’è sempre molto di misterioso. L’arte è davvero un interminabile viaggio in un mondo continuamente da esplorare. Forse è un sogno. Un sogno libero sulle ali di Mercurio.

Valerio Cremolini

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