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“Artisti per la musica”, la mostra dell'Ucai è online

da valerio cremolini
Ombreatta Franco, "Le tre musicanti" (particolare)

La Spezia - Con lodevole impegno ed altrettanta passione l’Ucai della Spezia prosegue la programmazione espositiva on line con l’ammirevole collettiva “Artisti per la musica”, visitabile sul sito www.ucailaspezia.org. La rassegna, tutt’altro che improvvisata, dà rilievo all’importanza che l’associazione rivolge da tempo alla cultura musicale, confermata dallo stimolante esito degli incontri promossi sino all’emergenza Covid nei pomeriggio del sabato, guidati con competenza da Fabrizio Mismas e da Guido Barbagli, esperti relatori su distinti generi della musica.
Di seguito il testo del critico Valerio P. Cremolini, intitolato “Variazioni sul tema”, che affianca la partecipata esposizione comprendente dipinti, sculture, acquerelli e grafiche.

Torno indietro nel tempo, al 18 giugno 2013, quando nella Galleria Il Gabbiano e, successivamente, nel Palazzo del Governo ho presentato la collettiva, curata con Mara Borzone, dal titolo pressoché analogo a quello della presente rassegna. Il suggerimento che ho rivolto al nostro presidente di programmare una mostra dedicata all’incontro fra musica e arti visive mi è stato motivato sia dall’assenza nella più che trentennale storia dell’Ucai di precedenti rassegne, se non le ricorrenti personali del nostro “disegnatore” per eccellenza Giovanni Santernetti, sia, soprattutto, dall’ottimo esito dei sabati musicali guidati con competenza da Fabrizio Mismas e da Guido Barbagli, nelle vesti di esperti relatori su distinti generi della musica. Ne ho seguiti alcuni e non nascondo di essermi stupito per l’interessata condivisione e preparazione dei presenti, sempre in maggior numero, attenti a non perdere né una nota dei brani in ascolto né una parola dei competenti oratori.
L’esposizione a cui ho fatto cenno venne caldeggiata dall’allora prefetto della Spezia Francesco Forlani e raccolse l’adesione di trentanove artisti non tutti spezzini, che donarono altrettanti dipinti dello stesso formato per concorrere concretamente al progetto di restauro del Salone dei Concerti di Villa Marmori, sede del Conservatorio Puccini della Spezia.
Secondo le previsioni fu un grande successo assicurato dalla qualità delle opere inedite e mi sento tuttora lusingato di esserne stato uno dei promotori. Tra gli espositori si distinsero Enrico Imberciadori e di Fabrizio Mismas. Nel suo apprezzato lavoro Enrico «chiamava a partecipare alla wagneriana processione del Tannhäuser la gente, frequentemente al centro della sua pittura, componendo un autentico spaccato teatrale efficacemente espressivo». Fabrizio, invece, in un «esemplare manifesto pittorico ha tradotto il Prélude à l'après midi d'un faune, celebre poema sinfonico di Claude Debussy, emblematicamente rivisitato nell’incontro fra il fauno e la ninfa». (1) L’iniziativa espositiva dell’Ucai intende esplorare la medesima area animata dal creativo connubio fra la pittura e la musica, ambito di feconde corrispondenze svelate in nobilissime pagine di storia dell’arte.
Sono molti - scrivevo nella presentazione della mostra - i pittori che nei secoli hanno richiamato in straordinari dipinti strumenti, spartiti e temi attinenti alla musica, manifestando intuizioni e capacità compositive che il tempo ha sempre più valorizzato. Il bergamasco Evaristo Baschenis, ad esempio, è considerato lo specialista assoluto nel realizzare vere e proprie nature morte nelle quali ricorrono strumenti musicali. Sono, ad esempio, altrettanto note le mirabili testimonianze di Melozzo, Raffaello, Giorgione, Caravaggio, Vermeer e Chardin. Lascio ai più curiosi ed appassionati il piacere di scoprire o riscoprire quanta musica sia la protagonista di straordinarie opere d’arte.
Nel secolo scorso, la musica è stata nutrimento prezioso nelle ragguardevoli esperienze di Kandinsky, Klee, Picasso, De Chirico, Casorati, ecc. senza trascurare la significativa considerazione riservata dal Futurismo al rinnovamento del linguaggio musicale con le audaci sperimentazioni di Luigi Russolo e da più recenti decenni dall’estroso Fluxus.
La citazione del movimento dagli eloquenti connotati dadaisti, fondato nel 1962 dal lituano George Maciunas, annovera personaggi di levatura internazionale e mi induce a sottolineare la divulgazione esercitata ininterrottamente dal cenacolo del “Gabbiano”, facendo conoscere con iniziative mirate la specifica creatività degli adepti di Fluxus. Tra di essi Philip Corner, Dick Higgins, Joe Jones, Ben Patterson, Ben Vautier, ecc., sono autori di opere realizzate con svariati materiali, molto spesso ispirate alla musica, contesto ideale per sciorinare la loro inventiva ad libitum, brevettando impensabili e paradossali strumenti musicali dalle sonorità altrettanto inedite.
Poi, se avviciniamo il capitolo intestato alla performance ci si imbatte in azioni anche estreme, quale la distruzione del pianoforte compiuta da Giuseppe Chiari con la manifesta volontà di azzerare l’autorevolezza attribuita a tale strumento.
Chi ha dato continuità e ineguagliabile raffinatezza alla combinazione tra immagini, parole e scrittura musicale è il nostro concittadino Fernando Andolcetti, peraltro valente concertista, che nell’elemento floreale ha colto il soggetto ideale per realizzare suadenti opere di Poesia visiva, talvolta rappresentata in amabili libretti d’artista, cosi è Das Veilchen (La violetta), documentato nella nostra mostra. Andolcetti ha interpretato con il consueto gusto l’omonimo lied romantico di Mozart, composto nel 1785 musicando inconsapevolmente una poesia di Goethe. (2)
Nell’accennare ad un aspetto del vissuto artistico di Andolcetti, strettamente attinente la contiguità fra musica e pittura, mi è spontaneo ricordare la personale del pittore spezzino Renzo Borella, inaugurata il 31 marzo 1981 alla Galleria Bloom & Roossman, comprendente un elaborato ciclo di lavori che recavano, come sopra Andolcetti, autentica visibilità all’amalgama fra musica e pittura.
Nella diligente trascrizione di spartiti musicali, lambiti da dettagli di colori mai invadenti, il pittore ha indossato gli abiti del compositore e la ricopiatura è assurta a tramite per rivelare la propria soggettività, influenzata dalla carica seduttiva del pentagramma. (3)
Sono, ovviamente, in buon numero gli artisti del nostro territorio nei cui cataloghi figurano dipinti a tema musicale. Sarei improvvido e sarei giustamente censurato se tentassi di proporre un elenco, certamente non immune da inevitabili omissioni. Allora, mi giovo della libertà di richiamare nella veste di delegati la pittrice Gloria Giuliano, autrice di disinvolte tele sul jazz ammirate nel 2019 al LAS nella personale Musica,(4) maestro, e Francesco Vaccarone con il grandioso e coinvolgente Syrinx, olio di m 2 per 9, dedicato alla composizione per flauto di Claude Debussy, che precede gli omaggi musicali che il pittore ha rivolto a Bach, Beethoven, Mozart, Vivaldi, Liszt, Wagner, Ravel, Rachmaninov, Tchaikovsky, Piazzolla e Berio. (5)
È nel robusto archivio dell’Ucai la “piccola antologica” di Aldo Michi, “persona perennemente defilata”, con le parole misurate di Mismas, curatore della personale del novembre 2017. Del pittore dalla lunga esperienza, tanto appartato quanto meritevole di elogi, apprezzammo la varietà dei temi censiti nella sua ricerca, che annovera anche pregevoli ed ingegnose composizioni di violini. (6) I violini di Michi mi spingono, senza aggiungere nulla di nuovo, a sottolineare come sia uno strumento amato da pittori di anni lontani e della contemporaneità.
Lo si ritrova, ad esempio, in Melozzo, magnifico il suo Angelo con violino, ripetutamente in Baschenis, nei Musici, straordinaria allegoria di Caravaggio. (7) Gaudenzio Ferrari, Pietro Longhi, Francesco Guardi. Picasso e Braque lo hanno “ritratto” più volte e nella visionarietà di Chagall, aspirante violinista, rappresenta una fondamentale referenza simbolica. (8)
Dopo averlo dipinto spesso e volentieri, l’artista francese Arman, esponente di prestigio del Nouveau Réalisme, ha modellato inconfondibili ed attraenti violini in bronzo patinato d’oro, accuratamente sezionati e fantasiosamente ricomposti. (9) Gioco, come si dice, in casa e trovo delizioso il violino intatto, rivestito con cura in ogni parte da Cosimo Cimino utilizzando ritagli di lattine di bibite che compongono non astrattamente la sua insostituibile tavolozza diffusiva di bellezza. (10)
Da quanto esposto, pur ammettendo la limitatezza del mio argomentare, si può dedurre quanto sia solida la relazione fra musica e pittura. Sostando sul Novecento, secolo delle avanguardie storiche, s’incontrano convincenti esiti di tale intesa, appaganti “variazioni sul tema” strettamente affini alla varietà dei linguaggi, che esaltano le spinte ideative degli artisti dirette a conquistare l’originalità. Fu senza dubbio originale ed oltre Vasilij Kandinskij, fondatore del movimento Der blaue Reiter (1911) ed autore del libro Sullo spirituale nell’arte (1910), quando dichiarò che gli «sembrava che l’anima viva dei colori emettesse un richiamo musicale», situazione riconducibile al noto fenomeno percettivo della sinestesia, e chissà quante volte abbiamo avvertito la stessa sensazione dinanzi a superfici dipinte. Il fondatore dell’astrattismo, infatti, ha tradotto i suoni in colori e così fece nell’olio su tela Impressioni III – Concerto - (1911), dopo essere stato letteralmente rapito dalla musica del compositore austriaco Arnold Schönberg. (11) Ma già nel 1895, ascoltando il Lohengrin di Richard Wagner, Kandinskij subì l’analogo turbamento interiore, così descritto: «Vedevo mentalmente tutti i colori, erano lì davanti agli occhi. Delle linee selvagge, quasi folli si disegnavano di fronte a me. Mi apparve, in generale, come l’arte possiede una potenza, una forza molto maggiore di quello che può sembrare in apparenza».
Spinto dalla musica sperimentale del compositore e pianista concittadino Aleksandr Skrjabin teorizzò, inoltre, l’accostamento dei colori agli strumenti musicali, imparentando, ad esempio, l’azzurro al flauto, il giallo alla tromba, il verde al violino, il rosso alla tuba e al tamburo, il viola al corno inglese e al fagotto, infine, il silenzio al bianco e al nero.
Per qualche attimo mi pongo alla sequela del celebre pittore russo e percepisco le diffuse sonorità generate dalla composita policromia dei dipinti ospitati nella mostra promossa dall’Ucai e dei lavori eseguiti con passione dai soci Alberto Barli, Umberto Bettati, Guido Barbagli, Antonella Boracchia, Alfredo Coquio, Angiolo Delsanto, Umberta Forti, Maria Gisella Fragapane, Ombretta Franco, Giuliana Garbusi, Anna Maria Giarrizzo, Enrico Imberciadori, Mario Maddaluno, Marisa Marino, Nina Meloni, Fabrizio Mismas, Pier Luigi Morelli, Graziella Mori, Cettina Nardiello, Marina Passaro, Bianca Maria Patuzzo, Malia Pescara Di Diana, Maria Luisa Petri, Mirella Raggi, Rosa Santarelli, Maria Rosa Taliercio e Filomena Vortice.
Dall’insieme scaturisce un libertario e sorprendente incrocio di suoni che evocano la sensazione dell’orchestra. Per acclamazione la dirige il presidente Barbagli.



Valerio P.Cremolini

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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