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Viti cinesi spacciate per indonesiane, smantellata evasione da un milione

Colpo dell'Ufficio delle Dogane della Spezia. Lo stratagemma permetteva di evitare il dazio antidumping. Denunciate tre persone per falso ideologico e contrabbando.

Dogana della Spezia

La Spezia - Indagini tra Liguria e Indonesia per gli uomini dell'Ufficio delle Dogane della Spezia, che hanno smantellato un'operazione di contrabbando tra Europa e Asia. Scoperta una società che ha per lungo tempo importato viti in ferro e in acciaio di origine cinese dichiarandole originarie dell’Indonesia, il tutto per evitare l’applicazione del dazio antidumping pari al 74 per cento. In pratica un'evasione fiscale accertata superiore al milione di euro.
Due i principali indagati, i cui telefoni sono stati per cinque mesi intercettati dai funzionari dell’Ufficio Antifrode della Dogana della Spezia. Questi erano soci e legali rappresentanti della società importatrice. Oltre alle immancabili intercettazioni, preziosi indizi sono arrivati dalle perquisizioni delle abitazioni dei, svolte contemporaneamente dai funzionari degli Uffici delle Dogane di La Spezia e Parma con il supporto dei militari della Guardia di Finanza spezzina. Una parte delle perquisizioni è infine avvenuta a Milano da parte dei doganieri di Milano 3 su altri locali ritenuti “interessanti”.

I funzionari hanno intercettato una comunicazione telefonica, diretta a uno degli indagati, il cui contenuto li ha convinti della perfetta consapevolezza, da parte loro, dell’origine cinese della merce importata. L’esame della documentazione sequestrata ha poi fornito ulteriori riscontri, consentendo di appurare come tutte le importazioni fossero “gestite” da una persona di nazionalità italiana, ormai da lungo tempo residente in Cina. Il suo compito era di far arrivare documentazione commerciale ideologicamente falsa che coprisse l’effettiva origine della merce e trarre così in inganno l’Autorità doganale all’atto dell’importazione.
Il sistema fraudolento era imperniato sul transhipment della merce in uno porto terzo: in sostanza, le viti venivano spedite dalla Cina presso le strutture portuali di un paese non colpito da antidumping (l’Indonesia) e, una volta giunte, venivano introdotte in un nuovo container per impedire la “tracciabilità” della spedizione da parte della Dogana italiana. Il tutto con corredo di documentazione commerciale e di origine falsa, con cui la merce veniva inviata ai porti della Spezia e di Genova, dove venivano sdoganate in evasione della fiscalità di confine.

Tre le persone denunciate all’autorità giudiziaria con le accuse di falso ideologico e contrabbando pluriaggravato, reati per i quali è prevista una pena variabile fra 2 e 5 anni di reclusione, per ciascun episodio delittuoso. Nel complesso, l’attività ha consentito di recuperare imposte evase per 1.008.694 euro costituiti principalmente dal dazio antidumping.

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