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Luna e la sua battaglia: otto mesi di ricovero per il Covid-19

La donna, di 69 anni, era stata trovata sul pavimento priva di sensi dal marito: dopo due mesi di coma la lunghissima degenza e la riabilitazione per poter tornare dalla figlia e dalle amatissime nipotine.

Il ringraziamento ai medici

La Spezia - A settembre l'impennata della seconda ondata della pandemia doveva ancora far esplodere in tutta la loro gravità i numeri della bomba Covid-19. I vaccini erano solo una speranza e sembrava proprio che la fine dell'incubo non dovesse arrivare mai. Sembra passato un secolo: finalmente sembra di poter gestire la ripartenza e si sta vivendo un graduale ritorno alla normalità. Otto mesi in cui le prospettive sono radicalmente cambiate, passando dalle tenebre dell'incertezza alla luce della ripresa.
Un percorso simile a quello di Udalia Luna, 69enne di origine dominicana che a causa del Covid-19 è stata ricoverata per otto mesi, due due quali in coma, riuscendo a sconfiggere la malattia e a ritornare dai suoi cari.

Era il 5 settembre quando Udalia ha dovuto iniziare un periodo di quarantena perché la coppia presso la quale lavorava come collaboratrice familiare era risultata positiva. Dopo pochi giorni i primi sintomi e l'inizio della degenza a domicilio. Il 17 settembre la situazione è precipitata: rientrando a casa il marito, Carlo Guastini, ha trovato Udalia riversa sul pavimento, priva di sensi. Disperato, pensando fosse morta, ha chiamato la figlia della donna che a sua volta ha telefonato al 118. I soccorritori, capita la gravità della situazione, l'hanno trasportata immediatamente al San Bartolomeo dove è stata intubata e dove ha trascorso due mesi in stato di completa incoscienza.
"Sono state settimane terribili - racconta a CDS Carmen Geovanna Sarno, figlia della 69enne - durante le quali abbiamo però potuto restare informati dell'evoluzione della situazione grazie alle telefonate quotidiane della dottoressa Consuelo Amodeo. Per noi è stato importantissimo, tanto che dopo un po' ci sembrava di parlare con una di famiglia".
Un rapporto che ha avuto il suo equivalente anche tra le mura dei reparti ospedalieri, tanto che la paziente era ormai conosciuta da medici, infermieri e Oss come "la principessa della Rianimazione", anche quando erano in pochi a scommettere su una sua possibile guarigione.

Dopo la negativizzazione Udalia è stata trasferita nel reparto di Rianimazione del Sant'Andrea dove è stata affidata alle cure del dottor Andrea Derchi, altro professionista che la famiglia vuole ringraziare per l'umanità dimostrata.
Sorte alcune complicazioni la paziente è stata riportata a Sarzana, dove è stata curata in isolamento, sino al trasferimento al Don Gnocchi per completare la degenza e avviare la riabilitazione.
Anche nella struttura di Montepertico il rapporto tra i sanitari e la famiglia è stato ottimo grazie alla disponibilità mostrata dai medici, dagli infermieri e dallo psicologo, che ogni settimana affiancava la donna nelle videochiamate con il tablet: dall'altra parte dello schermo il marito, la figlia e, soprattutto, le due nipotine Denise ed Esmeralda, che nei difficilissimi mesi precedenti avevano versato fiumi di lacrime per l'assenza dell'amatissima nonna.
E' anche per loro che Udalia ha accettato di sottoporsi all'intervento di rimozione del sondino per la tracheotomia, eseguito il 19 maggio, un giorno dopo la festa di compleanno a sorpresa con palloncini, fiori e torta che la famiglia ha organizzato per lei (pur senza poter partecipare). Ora infatti la nonna, che nel frattempo è tornata a casa, può parlare e mangiare come prima e proseguire nel recuperare le forze con il sostegno di tutta la famiglia. Anche perché i chili persi durante la degenza sono ben 20.

"Non abbiamo potuto conoscere di persona molti dei medici che si sono presi cura di mia madre - conclude Geovanna - e io, mio fratello Luis Alberto, Carlo e le mie figlie vogliamo rivolgere a loro un ringraziamento tramite le pagine di CDS. Sono stati tutti gentilissimi e disponibili con noi, sia nel reparto di Rianimazione di Sarzana, sia in quello della Spezia che al Don Gnocchi. Senza di loro non ce l'avremmo fatta e per questo vogliamo andare a conoscere la dottoressa Amodeo, visto tutto quello che ha fatto per noi e che nemmeno mia madre ha mai potuto parlarci".

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Udalia Luna con la figlia Carmen Geovanna Sarno
Udalia Luna prima di contrarre il Covid-19


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