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Una tesi con cinque proposte per il recupero del waterfront urbano

La 22enne spezzina Melissa Hoxha si è laureata pochi giorni fa a Firenze grazie a un lavoro su uno dei grandi temi della sua città: l'assenza di punti di accesso al mare.

Il link alle tavole
Melissa Hoxha

La Spezia - Il progetto di Josè Maria Tomas Llavador per il waterfront spezzino è ormai poco più di un ricordo. A quattordici anni dalla presentazione in pompa magna a Porto Lotti di quelle tavole è rimasto poco. Gli interramenti di Viale Italia sono suggestioni molte volte tirate fuori dal cassetto e altrettante rimesse al loro posto a causa dei costi eccessivi. La permeabilità della linea di costa con isole e pontili di fronte al tessuto urbano è destinata a rimanere sulla carta e anche sui volumi previsti su Calata Paita regna l'incertezza. L'unica struttura che sembra destinata a vedere la luce nel breve periodo è il molo crociere, sul quale sorgerà la stazione marittima che sarà realizzata e gestita da Costa Crociere, Msc Cruises e Royal Caribbean.

Nel 2007, quando la proposta dell'archistar spagnola arrivò in riva al golfo, Melissa Hoxha aveva 8 anni. Oggi ne ha 22 e nel frattempo poco o niente è cambiato per quel che riguarda il fronte a mare cittadino. Un'inerzia che ha spinto la giovane spezzina a pensare alle soluzioni per quello che è forse il problema più evidente della città, ovvero l'assenza di punti di accesso e connessione con il mare, in occasione della stesura della tesi di laurea al termine del percorso triennale svolto a Firenze in Pianificazione del territorio, della città e del paesaggio (clicca qui per visualizzare la presentazione). La discussione è avvenuta l'11 febbraio scorso ed è valsa a Melissa, ex studente dell'indirizzo Scienze applicate del Liceo scientifico – tecnologico Capellini, il massimo del punteggio ottenibile, arrivando così a un totale di 108/110.
“Dopo tre anni di analisi territoriali su Firenze o su altre aree della Toscana – spiega Melissa a CDS – volevo lavorare su una tesi che sentissi più mia e così ho volto lo sguardo sulle aree critiche della mia città, focalizzando l'attenzione su elementi come il fronte a mare e l'arsenale. Sono dovuta andare nel dettaglio, studiare la storia della città e le tappe del suo sviluppo. Ho così scoperto che La Spezia è considerata una città di mare, ma non dagli spezzini, e che non se ne sfrutta il potenziale”.

La lente della giovane studentessa si è portata sulla costa spezzina, da Cadimare a Muggiano, con lo scopo di facilitare la riconnessione della città al proprio fronte mare attraverso una serie di proposte e suggestioni progettuali per riconfigurare le aree portuali in porte di accesso per le città, raggiungere un maggiore dialogo tra le istituzioni pubbliche competenti, inserire nuove aree accessibili e fruibili a tutti, puntare sullo sviluppo del turismo per una maggiore crescita economica. Melissa ha così individuato cinque aree esemplificative della costa spezzina: Marola, Viale Amendola, Calata Paita, Terminal Ravano e Ruffino. Situazioni critiche in cui il rapporto con il mare è in qualche modo impedito, rallentato o reso di fatto impraticabile dalla presenza di attività economico e produttive. Punti sui quali innestare linee guida strategico-progettuali attraverso un approccio di tipo prestazionale, anziché formale. Se a Marola si auspica la retrocessione di aree fruibili da parte degli abitanti del borgo, in Viale Amendola, lungo il muro dell'arsenale si guarda alla presenza del Museo tecnico navale come leva per sperare in un accrescimento degli spazi accessibili. Presso Calata Paita risulta fondamentale distinguere le aree accessibili attraverso l'inserimento di nuove connessioni pubbliche tra la costa e la città, mentre per i quartieri del Levante, soffocati dal perimetro portuale la richiesta è quella di prevedere nuovi servizi per un'area multifunzionale e la risagomatura della fascia di rispetto per raggiungere una distanza minima di dieci metri tra l'area residenziale e il porto. "Proposte progettuali volte alla riqualificazione e alla rigenerazione urbana - sottolinea Melissa - vengono riproposte in tutte le aree individuate. A Ruffino, per esempio, per controbilanciare la "muraglia" di cantieri navali che, per motivi di sicurezza ed efficienza, precludono l'accesso al mare agli abitanti si avanza la proposta, in determinati periodi dell'anno in occasione di eventi, feste, sagre, l'apertura di percorsi protetti trasversali in modo da riuscire a far convivere diverse esigenze e funzioni della città e del porto".

Un'iniziativa, quella della 22enne spezzina, che condensa in una tesi i desideri e le speranze espressi a più riprese dai rappresentanti della città e dalla comunità, da Ponente a Levante. D'altronde Melissa ha vissuto queste tematiche in prima persona in tempi non sospetti. “Quando ero alle superiori e mi affacciavo dal punto più alto dell'edificio scolastico, a pochi metri dal porto, era comunque impossibile vedere il mare o che cosa accadesse al di là di Viale San Bartolomeo: i container ingombravano tutto lo spazio visivo”. E a dimostrare l'interesse delle nuove generazioni per l'orizzonte marino c'è anche il successo che le tavole e le proposte di Melissa hanno avuto tra i suoi amici, tra i primi e più appassionati lettori della tesi. Tra loro uno dei giovani fondatori di Spezia Dinamika, che ha dimostrato interesse per il lavoro.

“Non conoscevo molte delle cose che ho imparato durante la preparazione della tesi e sono molto contenta di aver appreso tanto della mia città, anche se a causa del Covid non ho potuto effettuare tutti i sopralluoghi che avrei voluto. Il risultato mi soddisfa molto, per questo, oltre al relatore Carlo Pisano e al correlatore Matteo Scamporrino, ringrazio l'ingegner Davide Vetrala dell'Autorità di sistema portuale e l'architetto Daniele Virgilio del Comune per il sostegno ricevuto nel reperimento del materiale. La tesi dovrebbe finire per essere pubblicata dall'Università di Firenze e chissà che tra un paio d'anni, per la discussione della laurea magistrale in Pianificazione e progettazione della città e del territorio, non decida di approfondire il lavoro su alcune aree maggiormente critiche tra quelle individuate”.

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