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Un nuovo "Picco"? C'è il modello-Udine da seguire

Un bando comunale che attribuisce il diritto di superficie per un secolo, e permette di ammortizzare i costi di ampliamento. La soluzione friulana apre nuovi scenari per gli stadi italiani.

La Spezia - All'avanguardia non solo sotto l'aspetto prettamente sportivo. Udine è oggi la città dell'innovazione nello scenario calcistico italiano. Da una parte l'Udinese Calcio, capace di raggiungere la Champions League con una formula tanto semplice a parole quanto difficile da mettere in pratica: ricerca e valorizzazione di giovani talenti, da portare in Italia e far crescere prima che esplodano, per poi rivenderli a peso d'oro alle "grandi" del calcio europeo. Una squadra di una decina di osservatori costantemente in viaggio, più una sala video dove un paio di persone passano giornate intere a visionare partite di ogni parte del mondo, per poi fornire i nomi di giocatori da visionare dal vivo agli scout. Uno di loro è l'ex calciatore Geronimo Barbadillo, uno che spopolava per la sua capigliatura nelle figurine Panini dei primi anni '80.
Un meccanismo che fa sì che la società di Giampaolo Pozzo abbia chiuso il bilancio a giugno scorso con uno strabiliante utile di quasi 9 milioni di euro. Sorta di capolavoro nel contesto di un campionato, quello di serie A, dove le perdite milionarie da ripianare ogni anno sono all'ordine del giorno.

Quello che mancava era uno stadio funzionale che sostituisse il vecchio "Friuli", inaugurato nel 1976 a poche settimane dal terremoto che devastò la regione. E anche in questo caso la soluzione trovata per dotare la città di un nuovo impianto sportivo ha ottime chance di fare scuola. Con l'apposita legge ferma a Roma fino a data da destinarsi, il Comune di Udine ha formulato una gara a livello europeo per cedere il diritto di superficie sullo stadio a patto di compiere lavori di ammodernamento sull'impianto. Una mossa che di fatto anticipa la legge e permette sia all'ente pubblico che all'investitore privato di trarre beneficio dall'opera di ammodernamento.
Il primo caposaldo del bando è innanzitutto una concessione lunga, in questo caso 99 anni, che permette alla società di calcio di trattare il "Friuli" come fosse di proprietà, pur rimanendo questo di fatto del Comune. La chiave, al livello finanziario, è la possibilità da parte dell'Udinese di sottrarre il costo delle opere di restauro dal canone di concessione.

Detto in parole povere, se il bando è costato all'Udinese circa 28 milioni di euro tutto compreso, Pozzo potrà sottrarre da questa cifra i 25 milioni che spenderà per rimettere a nuovo lo stadio. I 3 milioni circa che avanzano, potrà rifonderli al Comune "spalmandoli" sui 99 anni della concessione. La base d’asta quindi, determinata tenendo contro della valutazione dell’impianto effettuata dal Demanio e della normativa sul diritto di superficie, è stata fissata in 36mila euro all'anno. Una cifra quindi facilmente affrontabile per una società calcistica di quel livello.
Il bando pone anche determinati paletti sul nuovo "Friuli" che nascerà: un minimo di 25mila posti a sedere, con possibilità tecnica di aumentarli fino a 30-35mila. Inoltre il Comune di riserva il diritto di usufruirne per dieci giorni all'anno, per organizzarvi concerti e altre manifestazioni. L'Udinese è stata l'unica partecipante alla gara pubblica, ed è curioso notare come il troppo entusiasmo abbia imposto di annullare il primo bando e formularne un secondo. Con le buste ancora da aprire infatti, sono iniziati a circolare i rendering del progetto che hanno portato l'incartamento in Procura per violazione della segretezza da parte di un possibile concorrente.

Tutto questo è il frutto di un lavoro partito sette anni fa, che è destinato a fare scuola. Senza la legge sugli stadi, che permetterebbe ad un Comune di affidare direttamente i lavori di ristrutturazione alla società di calcio interessata, questa formula fa sì che il problema venga aggirato con soddisfazione di entrambe le parti. Certo è che servono anche le condizioni adatte: in primis una società che voglia investire nelle infrastrutture, ma anche un Comune che elabori un bando che renda economicamente sostenibile l'investimento.
Che sia questa la strada per vedere finalmente l'Alberto Picco completato e pronto ad ospitare incontri anche della massima serie? Di sicuro il modello-Udine è più facilmente esportabile in una realtà provinciale come la Spezia, che per dimensioni è del tutto simile alla città friulana, rispetto ad un grande centro.
Se però esistano all'esterno di un ipotetico "Picco", completato con una nuova tribuna ed una Curva Piscina speculare alla Ferrovia, gli spazi per fare un impianto a norma con le direttive attuali è ancora da vedere. Il discorso tra Spezia Calcio e Comune della Spezia rimane aperto, nel massimo riserbo. Ma trapela che potrebbero esserci importanti novità entro la fine del campionato.

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