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Un fascicolo per salvare il Borgo Baceo: "Sia considerato nell'inchiesta pubblica" | Foto

Documenti scritti, fotografici, testimonianze dirette, report cartografici: un corposo lavoro d'equipe per raccontare alla città la storia di un luogo che ha una dignità storica, antropologica e rurale. "Vogliamo farlo conoscere ai cittadini".

dati, studi e testimonianze

La Spezia - Un lavoro a... otto mani e un obiettivo dichiarato: rimettere in discussione le volontà edificatorie accordate dal Comune della Spezia in quello che ormai abbiamo imparato a conoscere come Borgo Baceo. L'area, per chi ancora non la conoscesse, è l'appendice meridionale del Parco XXV Aprile, non coinvolto a suo tempo dal progetto con cui nacque il principale parco urbano della città. E non perché si dimenticarono di inserirlo all'interno della maxi-area verde della piana di Migliarina ma perché è rimasto in utilizzo per i decenni successivi fino ad arrivare ai giorni nostri nella situazione che si può evincere dalle immagini scattate all'interno e allegate a questo articolo. Fabio Giacomazzi, Roberta Mosti, Maria Cristina Mirabello, Eliana Vecchi, ognuno con le proprio competenze, hanno deciso di redarre un corposo compendio e lo hanno inviato a Genova, destinatari gli uffici della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. "Vogliamo dimostrare che questo è un sito importante, testimone di un passato sia da un punto di vista antropologico, culturale e geografico e che mantiene una ricchezza di specie botaniche a conferma che le attività umane che si sono succedute nei decenni sono state coerenti all'ambito prettamente agricolo - spiega Fabio Giacomazzi, che si è speso fin dal principio per questa causa -. Cosa vogliamo? Che l'inchiesta pubblica venga fatta non al termine della procedura di Vas ma nella parte iniziale. Questi contributi vanno a formare il processo attraverso il quale si realizzi anche l'esito. Non solo un ascolto passivo, insomma".

Il fascicolo è diviso in cinque parti: nella prima si affronta l'argomento partendo dal contesto storico e critico con l'inquadramento generale, nella seconda sono stati raccolti lavori di scuole elementari spezzine, giacenti negli scaffali della bilioteca Mazzini: parliamo di contributi molto significativi risalenti agli anni '30. Nella terza parte viene ospitata la memoria firmata da Marcello Albani che narra la sua esperienza di vita vissuta negli anni Quaranta del Novecente dentro al borgo dui Bacèo: ne emerge uno spaccato antropologico-culturale, reso possibile anche da preziosi frammenti di ricordi famigliari risalenti ai tempi precedenti. Nelle ultime due sezioni, gli autori hanno affrontato l'area di quella che un tempo veniva chiamata Migliarina a Mare su basi cartografiche e da un punto di vista botanico. "Questa ricerca - ha aggiunto Roberta Mosti - è un nostro contributo corale, volto a dare un approfondimento culturale su un'area sì in degrado ma per la quale secondo noi deve essere riconosciuto un valore. Non a caso anche la Soprintendenza, cui abbiamo inviato questo lavoro, ha chiesto approfondimenti al Comune. Vogliamo sia a disposizione dei cittadini ma vorremmo che fosse presa in esame anche in sede di Vas e di inchiesta pubblica. Il Comune sia più chiaro e trasperente sulla tempistiche e sulle volontà di intervento. Norme Covid permettendo ci piacerebbe presentarla pubblicamente a tutti i cittadini. Ci sono limitazioni per i motivi che ben conosciamo, anche questa iniziativa si potrà programmare appena è possibile".

Scorrono le immagini di oggi e di ieri, condensato di un lavoro accurato e non banale che ha visto coinvolta anche la professoressa Maria Cristina Mirabello, canalettese doc e profonda conoscitrice della storia della città: "Borgo Baceo non è un residuato ma una testimonianza che secondo noi va valorizzata come già fu scritto nel Piano regolatore del 1958. Riteniamo che l'apporto dei cittadini debba essere partecipativo e quando si parla di partecipazione è chiaro che debba essere consapevole. Spesso si chiede ai cittadini invece un contributo tecnico e mi pare che questo sia proprio un contributo tecnico. Ci sono tutti gli elementi per ripensare questa destinazione anche per una questione idrogeologica: ecco perchè restaurare l'esistente può essere il traguardo più sensato sotto tutti i punti di vista". Idee su come usarlo? "Abbiamo raccolto nel tempo diverse proposte, tutte comunque coerenti con il concetto di valorizzazione dell'esistente: ad esempio alcuni cittadini hanno parlato di fattorie didattiche od orti urbani. C'è anche hi auspica una sorta di Caran a levante, imitando lo sviluppo di tanti casali che oggi non ci sono più. Tutto questo tenendo conto la situazione sanitaria, il recupero di aree verdi, con percorsi e attività all'aperto" - ha concluso Giacomazzi.

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