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Ultimo aggiornamento: Sabato 31 Luglio - ore 14.45

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Settecento famiglie sotto sfratto: "Si rischiano conseguenze di ordine pubblico"

Anche alla Spezia presidio sindacale sotto la Prefettura: "Siamo di nuovo qui, nulla è stato risolto e il tempo stringe". Le proposte per mitigare un problema che rischia di diventare esplosivo, non solo alla Spezia.

"Dove andranno le persone?"
Settecento famiglie sotto sfratto: "Si rischiano conseguenze di ordine pubblico"

La Spezia - Grande preoccupazione per la prossima ripresa delle esecuzioni degli sfratti per morosità in gran parte incolpevole, prevista dal 1° luglio. E così questa mattina, in concornitanza con quella nazionale a Roma a piazza Montecitorio, sono scesi in piazza i segretari provinciali della categoria come Cristiano Ruggia, in rappresentanza del Sunia, Mario Ricco, delegato Sicet, Mara Fadda della Uniat, impegnati in un presidio sotto gli uffici della Prefettura della Spezia per poi essere ricevuti dai rappresentanti locali del Governo. Duecento famiglie rischiano lo sfratto dal prossimo 30 settembre prossimo per le sentenze emesse dal 28 febbraio 2020 al 30 settembre 2020 altre 400 e a dicembre prossimo per le sentenze emesse dal 1° ottobre 2020 al 30 giugno 2021 ulteriori cento famiglie. "La ripresa dell'esecuzione degli sfratti per rnorosità, per la maggior parte incolpevole, senza cabine di regia e senza strumenti finanziari e normativi adeguati a garantire forme di accompagnamento sociale per il passaggio da casa a casa, rischia di avere conseguenze pesanti sulla coesione sociale, già così acutamente compromessa dalle conseguenze della pandemia - spiega Cristiano Ruggia -. Come organizzazioni sindacali degli inquilini, abbiamo elaborato una serie di proposte, che sono in continuità con quelle che abbiamo avanzato da oltre un anno. Non è solo un allarme, da tempo proponiamo azioni per mitigare questo problema".

Oltre alle iniziative nazionali anche nel territorio spezzino vogliono infatti portare la voce preoccupata degli inquilini presso le prefetture espressioni territoriali del governo centrale, al fine di sostenere le richieste sindacali e di definire urgenti provvedimenti, segnatamente da parte del governo nazionale, ma anche da parte delle istituzioni territoriali, per quanto riguarda le rispettive competenze. Nella provincia della Spezia si contano infatti 700 famiglie sotto sfratto, 160 appartamenti sfitti di Arte, 155 comunali, 32 alloggi non agibili in Via Bologna mentre sono state 1848 le domande per casa popolare previste dal bando 2011, 1585 delle quali ammesse. Ad oggi ne sono stati assegnati 460. "Assieme al segretario regionale del Sunia Bravo abbiamo chiesto di avviare concretamente cabine di regia a livello delle Prefetture e dei Comuni per produrre protocolli efficaci con le forze sociali rappresentative di inquilinato e proprietà finalizzati a fornire soluzioni di accompagnamento sociale, compatibili col grave momento del paese evitando il rischio di un conflitto sociale che può derivare da un massiccio ricorso ad esecuzioni forzate degli sfratti senza alternative per le famiglie estromesse, in un momento dove il paese è impegnato per la campagna vaccinale". Aggiunge Fadda: "Serve un intervento che aiuti a sbloccare gli sfratti, aiutando inquilini e proprietari creando dei fondi ad hoc. A seguito del Covid si sono create situazioni davvero difficili. Tutto questo per andare a creare una paratia sociale".

Fra le proposte la diminuzione dei massimi degli affitti a canone concordato che erano stati stabiliti nel 2018, con la possibilità di rinegoziare il canone tenendo conto della nuova situazione di mercato, e ristorare il proprietario con la riduzione dell'Imu (dove i comuni hanno un ruolo deterrninante) e/o della cedoiare che ora è al 109. Chiesto un nuovo bando per case popolari senza l'obbligo dei cinque anni di residenza visto che, a giudizio della Corte Costituzionale, il requisito della residenza protratta per più dl cinque anni al fini della concessione dell'alloggio non è sorretto da un'adeguata giustificazione sul piano Costituzionale e nella regione Lombardia lo ha dichiarato un requisito illegittimo. E ancora l'housing sociale affinché i contratti di affitto da loro praticati rientrino come previsto dagli accordi territoriali, all'interno degli accordi stessi. I sindacati chiedono poi un piano straordinario di recupero degli oltre 300 alloggi sfitti pubblici: "Quanto proposto attraverso il programma "Qualità dell'abitare" con interventi nelle ex scuole di Fabiano e Melara inopportuni e costosissimi riteniamo sia assolutamente insufficiente e con tempi di realizzazione assolutamente non rispondenti alle necessità" - continuano nella loro nota i sindacati che in ultimo chiedono di trasformare edifici militari abbandonati in case popolari chiedendone al Demanio la disponibilità. In ultimo non vendere alloggi popolari del comune come ad esempio quei quattro manufatti all'asta il 16 luglio prossimo. Preoccupato anche Ricco: "Siamo qua per riproporre sempre le solite cose. Non si è fatto niente e si fa finta di niente, solo un rinvio degli sfratti ma così fra un mese saremo di fronte al fatto compiuto. Dove andranno le persone che saranno cacciate di casa? Non possono mica andare sotto un ponte".

D'altro canto il decreto sostegni non aiuta né gli inquilini in difficoltà a pagare l'affitto né i proprietari che non ricevono il corrispettivo in una situazione che vede l'emergenza abitativa accresciuta In dimensioni eccezionali dalla crisi pandemica e dalle sue conseguenze economiche e sociali. "Si profilerà un ulteriore gravissimo disagio sociale nelle città e nelle regioni alle prese con la campagna vaccinale per una uscita dalla pandemia. Occorrono immediate misure che tengano assolutamente conto delle esigenze rappresentate dalle famiglie che dovranno riconsegnare l'alloggio dal l° luglio in assenza, fino a questo momento, di concrete garanzie del passaggio da casa a casa e adeguati contributi di sostegno economico".

Thomas De Luca

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