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Ultimo aggiornamento: Domenica 13 Giugno - ore 08.04

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Selvatici feriti e non, serve attenzione. E occorre un Centro di recupero

Si moltiplicano gli interventi dei volontari, che viaggiano per 200 chilometri a loro spese. Le Guardie faunistico venatorie sono sotto organico, ma la Regione ha stanziato 25mila euro al Comune per un nuovo presidio.

Al più presto
Capriolo investito

La Spezia - Quello compreso tra la primavera e l'inizio dell'estate è un periodo particolare per la fauna selvatica. Le nuove leve sono già cresciute e tentano l'approccio all'età adulta. L'imprevisto però è dietro l'angolo, che si tratti di un'esitazione nel volo o di un momento di difficoltà nel seguire i genitori negli spostamenti quotidiani. Frangenti che possono accadere, anzi, che accadono da centinaia di migliaia di anni e che quasi sempre si risolvono in una bolla di sapone. Invece, anche a causa della sovrapposizione crescente tra l'habitat animale e quello umano, sono sempre più frequenti i casi in cui si intromette qualche essere umano che, anche se con le migliori intenzioni, fa più danno che altro.
E' di pochi giorni fa l'appello del Wwf a non toccare i cuccioli di capriolo che vengono trovati a bordo strada. Si tratta di animali che spesso non sono feriti, ma solamente spaventati o in un momento di smarrimento, in attesa del ritorno della madre. Ebbene, chi li dovesse prendere in braccio o toccare, rendendosi conto che l'animale non corre nessun pericolo, finirebbe per lasciarli dove l'ha trovati. A quel punto però il cucciolo (che normalmente è inodore) avrebbe addosso l'odore della persona con cui è venuto in contatto e verrebbe abbandonato dalla madre, di cui invece avrebbe ancora molto bisogno. Praticamente una condanna a morte, anche se a fin di bene. L'altra opzione è il complicato trasporto verso la cattività, che equivale a un ergastolo.
Va meglio, anche se di poco, ai voloni, gli uccelli giovani che, alle prime esperienze di volo, finiscono a terra. Spesso i genitori sono nei paraggi e se non spuntano predatori il giovane esemplare riesce a riprendere le forze e a fare ritorno al nido. Talvolta però qualche buon intenzionato li raccoglie e li porta a casa per farli curare, sempre con la convinzione di fare il meglio per l'animale.

Prima di agire è bene informarsi, dunque, oppure rivolgersi a chi è preposto al recupero dei selvatici, ovvero alle Guardie faunistico venatorie della Regione, ex corpo di Polizia provinciale. I problemi però possono sorgere anche in questo caso. Sì, perché il personale è scarso e gli orari di lavoro il più delle volte non coincidono con quelli di ritrovamento degli animali, feriti o meno.
Inoltre in provincia non è presente nemmeno un centro di primo soccorso per i selvatici e questo complica ulteriormente le cose.
Nel ristretto mondo degli amanti degli animali spezzini ormai la situazione è nota e alla fine si fa riferimento alle solite due o tre guardie volontarie che, mosse a compassione di fronte ad animali che soffrono le pene dell'inferno su una striscia di asfalto, fanno di tutto per salvarle o porre fine al loro dolore. E' così che spesso e volentieri si accollano il viaggio, con relativi tempi e costi. Nelle ultime settimane la situazione è diventata pesante. I ritrovamenti si susseguono: a volte le chiamate sono per incaute intromissioni di automobilisti e camminatori, in altri casi bisogna anche pagare 30 euro per l'eutanasia su bestiole incidentante e accollarsi lo smaltimento del corpo. Nessun centro di recupero prima di Campomorone, dove si trova il Cras dell'Enpa di Genova, o Livorno, dov'è il Cruma della Lipu. Distanze e costi, mentre in provincia nessun veterinario è abilitato alla cura degli animali selvatici.

E' qui che viene chiesto l'intervento delle istituzioni, che hanno promesso nel recente passato di porre rimedio al problema. Nel 2020 la Regione ha stanziato 25mila euro a favore del Comune della Spezia per la progettazione e la successiva realizzazione di un Centro per svolgere le attività funzionali a promuovere le attività di informazione, coinvolgendo volontari. L'emergenza preme e il primo passo potrebbe essere quello di formare un numero di volontari e veterinari così da ridurre tempi e spese, da affrontare se possibile con una parte delle risorse a disposizione.

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