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Sant’Antonio da Padova, un modello per la Chiesa di oggi

gaggiola
Santuario di Gaggiola

La Spezia - Il vescovo diocesano Luigi Ernesto Palletti ha presieduto anche quest’anno, celebrando la Messa vespertina solenne e impartendo la benedizione dei bambini, la festa di Sant’Antonio da Padova al santuario francescano di Gaggiola. Le popolazioni della Spezia e delle località vicine sono da secoli molto legate alla figura del santo di Padova, che la tradizione chiama “il santo dei bambini”. Proprio per questo, il giorno della festa, i frati francescani del convento impartiscono ad ogni ora una particolare benedizione dei bambini, quella stessa che, domenica sera, è stata invece impartita personalmente dal vescovo.

Nel corso della Messa, monsignor Palletti si è soffermato, all’omelia, sulla figura del santo, richiamando il concetto della “sapienza”, virtù di cui la volontà di Dio lo aveva dotato in modo particolare. “La sapienza che scende nel nostro cuore - ha detto il vescovo - è la sapienza che è scesa nel cuore di sant’Antonio di Padova”. L’immagine che viene in mente, ha osservato Palletti, è quella della luce: “Luce portata da Antonio ai suoi, luce vicino ad ogni fratello e ad ogni sorella, luce anche nel suo insegnamento sapienziale. E di conseguenza nella sua capacità di comunicare il Vangelo. Sappiamo che lo stesso Francesco d’Assisi chiamava Antonio ‘mio vescovo’, quasi a dire che il Signore gli aveva consegnato il dono di una parola efficace, e all’interno di una vita sempre ispirata all’umiltà evangelica”. “Una sapienza - ha detto ancora il vescovo - che diviene non solo capace di comunicare, ma anche capace di una comunicazione che veramente fa gustare il Vangelo che viene annunciato. E’ una sapienza che coinvolge, una sapienza che ama e che di conseguenza conduce a colui che dell’Amore è l’origine, a Dio stesso. Ma proprio questa sapienza, lo abbiamo sentito nella seconda lettura, costituisce servizi vari all’interno della Chiesa: ministeri, carismi. Ovvero fa sì che la Chiesa sia un popolo di Dio ben organizzato, un popolo di Dio con varie membra, che si esprime in molteplici gesti e che sa parlare molteplici lingue. E’ il dono della Pentecoste. E’ la Chiesa che nasce nel Battesimo, che non è frutto di una adesione associativa ma nasce da una generazione vitale: nel Battesimo infatti non siamo associati, ma generati. Diventiamo membra vive dell’unica Chiesa, partecipiamo di quella vita del Signore Risorto, Lui che è capo di questo popolo nuovo, e vi partecipiamo ognuno secondo il dono ricevuto”.

“E così - ha concluso Palletti - è bello pensare sant’Antonio come un grande dono di Dio, un dono del quale la Chiesa ha avuto ed ha tuttora bisogno”. Per tutto il giorno la comunità dei frati, con la collaborazione di tanti volontari e di tante volontarie, ha messo a disposizione dei fedeli, spesso giunti al santuario con le loro famiglie, servizi di accoglienza e di ristoro, sempre nel rigoroso rispetto delle regole attuali di distanziamento e di protezione sanitaria.

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