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Rischio idraulico, le priorità spezzine

Aggiornato il documento del 2017. Poco utile sbloccare il ponte sul Lagora, meglio intervenire al Favaro e in Via Cantarana. Strategico il secondo lotto del catasto dei canali urbani, come anche l'adeguamento del Cappelletto.

Parola ai tecnici
"La Spezia, torrente Lagora" (2011) - Mostra del Gruppo Fotografico Obiettivo Spezia  "Lagora (racconti per immagini)", pizzeria "Sopra il Lagora", 23 dicembre 2011 - 15 gennaio 2012

La Spezia - Quattro anni fa l'approvazione del Piano di riduzione del rischio idrogeologico comunale, nelle scorse settimane quello del suo aggiornamento, a cura degli ingegneri Claudio Cannetti e Gianluca Rinaldi e del geologo Ivan Vujica. Una revisione, che, tra le varie cose, fissa una serie di interventi prioritari, questo anche in relazione alle opportunità di finanziamento che in questa fase storica si stanno delineando sia a livello comunitario sia regionale. Gli interventi proprietari messi nero su bianco nell'aggiornamento del Piano, delineati tenendo conto anche dei nuovi dati a disposizione del Comune e di studi dettagliati svolti dall'amministrazione comunale, toccano vari punti del territorio comunale. Un primo è il Catasto dei canali urbani e interventi di manutenzione straordinaria della rete, secondo lotto, valore economico stimato in un milione e mezzo di euro. Si tratta di un’analisi di dettaglio della rete di scolo del ponente cittadino nonché della realizzazione di interventi sia sulla porzione del Torrente Lagora compresa tra l’abitato di Fabiano e lo scolmatore dell’Arsenale (in particolare pulizia e rimozione del materiale sedimentato per il ripristino della sezione di deflusso), sia nell’area di via Chiodo, con interventi di mitigazione e riduzione del rischio connesso ai fenomeni di allagamento dovuti alla carente efficienza del sistema di drenaggio urbano (attraverso pulizia del sistema di drenaggio e realizzazione di opere di laminazione). Allo stato attuale è in corso la fase di approvazione dello studio di fattibilità tecnico economica e si prevede una cantierabilità entro uno o due anni.

Medesima tempistica per la cantierabilità di un altro intervento inserito tra i prioritari, cioè l'adeguamento del Torrente Cappelletto nel tratto che attraversa Viale San Bartolomeo. “Il Torrente Cappelletto – si legge nell'aggiornamento del Piano - necessita di adeguamento idraulico nella parte sottostante il Viale San Bartolomeo fino al limite dell’area portuale. Analogo progetto è in corso di attivazione da parte dell’Autorità Portuale per la parte di loro competenza. Per l’intervento è stata già completata la fase progettuale di fattibilità tecnico-economica, è stato successivamente affidato l’incarico per la progettazione definitiva (ad oggi già consegnata) ed esecutiva, e sono in corso le verifiche degli uffici tecnici sulla documentazione progettuale definitiva”.
C'è poi il rinforzo strutturale del ponte ad arco sul Lagora in corrispondenza di Viale Amendola e Via XV giugno, operazione da 400mila euro. “Il ponte risulta significativamente carente dal punto di vista strutturale e potrebbe subire potenziali crolli in concomitanza con eventi di piena importanti causando criticità idrauliche/idrogeologiche. È pertanto prevista la realizzazione di interventi strutturali di rinforzo sulla struttura esistente senza la necessità di opere di demolizione”, scrivono i tecnici di Palazzo civico.

E ancora, la revisione del documento mette a sedere in panchina il previsto intervento di incremento della sezione idraulica del Canale Lagora, da effettuarsi ripristinando la mobilità del ponte girevole presente poco prima dello sbocco a mare, questo, si legge, “tenuto conto che gli approfondimenti idraulici svolti dalla Soc. Hydrodata, nell’ambito dell’appalto per la redazione degli studi idraulici estesi a tutto il territorio comunale, avrebbero valutato che tale tipologia di intervento, a fronte del notevole impegno economico, non risolverebbe in maniera significativa le problematiche idrauliche del settore cittadino sotteso al tratto di canale”. Di qui la decisione di dare maggiore priorità ad altri due interventi. Uno mira alla mitigazione del rischio idraulico di Via Cantarana, le cui grane di natura idraulica “risultano essere ben note all'Ufficio strade e all'Ufficio protezione civile comunale. Le piogge negli ultimi anni associate ai cambiamenti climatici in atto, hanno evidenziato alcune situazioni di criticità che si verificano ogni qualvolta l’intensità delle precipitazioni supera determinati valori. Il tratto più critico risulta essere il tratto rettilineo della lunghezza di circa 50 metri compreso tra i civici n. 12 e n. 29”, spiegano i tecnici. Due le principali soluzioni al vaglio degli uffici: il rifacimento e il completamento della tratta di drenaggio urbano finalizzata a migliorare il deflusso verso il Fosso Cantarana (ma, rileva il documento, un primo intervento in tal senso è già stato realizzato con tutta via la risoluzione solo in minima misura delle criticità); o la riduzione del deflusso mediante by-pass idraulico che consenta di intercettare le acque di deflusso provenienti dalle porzioni a monte dei fabbricati e dell’area depressa, convogliandole direttamente verso il Fosso Cantarana. “Tale soluzione appare decisamente più impegnativa”, si rileva.
La seconda partita ritenuta prioritaria è la mitigazione del rischio idraulico del sistema di drenaggio nel tratto di monte del sottopasso di Via Caselli , al Favaro. “In occasione di piogge intense, ma non necessariamente di carattere eccezionale – si spiega -, si verificano significative fuoriuscite di acque miste in quanto le condotte fognarie risultano adeguate a smaltire i deflussi di acque nere ma non quelli apportati dalle acque meteoriche che scaricano anch’esse all’interno di tali condotte; in tali situazioni la condotta entra in pressione determinando il rilascio del coperchio del pozzetto e l’allagamento dell’area in prossimità del sottopasso, determinando l’inutilizzo temporaneo della tratta stradale”. Come venirne a capo? Nel documento si fa riferimento a una proposta di Acam Acque: “Al fine di superare la criticità idraulica della condotta fognaria e la difficoltà nel censimento delle immissioni improprie di acque meteoriche – si legge ancora -, la società di gestione della fognatura nera avrebbe suggerito di realizzare, in corrispondenza del pozzetto oggetto di disservizio, una vasca di raccolta con stramazzo e recapito presso un adeguato punto di raccolta da attivarsi ogni qual volta venisse superato un determinato valore soglia di piovosità e quindi di potenziale immissione di acqua piovane nella rete fognaria”.

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