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Ultimo aggiornamento: Giovedì 29 Luglio - ore 22.29

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Povertà: dai 35 ai 54 anni le maggiori difficoltà

Analisi sulle richieste ricevute da Caritas dall'inizio della pandemia in commissione consiliare. Don Palei: "La rete funziona ma forti preoccupazioni per licenziamenti e sfratti".

i dati
Palazzo civico e Piazza Europa

La Spezia - Più di mille servizi in un anno per la Caritas spezzina, ma in città è sempre più forte il timore di non riuscire a pagare l'affitto. Nel 2021 è emerso che le fasce di popolazione di età dai 35 ai 44 anni e dai 45 ai 54 anni sono quelle che hanno maggiori difficoltà. Inoltre, centotrentamila persone, a livello nazionale, non si erano mai rivolte a Caritas. Parte da qui l'approfondimento della IV commissione del Comune della Spezia sul tema delle povertà. A fare il punto della situazione è stato Don Luca Palei, direttore della Caritas diocesana spezzina assieme a Stefano Strata.
"In questo tempo ci ha salvato fare rete con le associazioni e il Comune della Spezia - ha esordito don Luca Palei - è stato fondamentale il rapporto quotidiano, con momenti da 'cardiopalma', partendo dalla delicata situazione dei senza fissa dimora. Con l'arrivo della pandemia e con il lockdown abbiamo potuto dare una risposta concreta, partendo dal presupposto che nessuno poteva stare fuori. C'era chi non aveva casa, cibo. Con tutte le realtà c'è stata occasione di mettere a frutto l'operatività d'insieme".

"Parliamo di numeri importanti - ha proseguito Don Luca -. Le presenze al diurno del Montagna in quei terribili momenti non sono mai scese sotto la cifra di 70 e con picchi di 90 persone ospitate. Dal mattino alla sera volontari, medici e infermieri non si sono mai tirati indietro. Anche l'Emporio della solidarietà ha fatto la sua parte: rispondendo alle richieste arrivate dal Comune capoluogo e alle molte persone si sono ritrovate inaspettatamente in condizioni di povertà. L'emporio si è attivato con un numero verde per la consegna delle spese e dei medicinali. In tutto questo il dormitorio proseguiva nella sua attività e ha mitigato nei numeri per questioni del distanziamento. Con una nuova tensostruttura abbiamo proseguito l'opera di accoglienza. Il dormitorio ha continuato a ospitare 35 persone mentre la situazione si aggravava. Il cammino è proseguito nell'emergenzialità e sono aumentate vertiginosamente le spese. Il servizio porta a porta, ad esempio, si è rivelato una novità importante quanto inaspettata. Caritas è stata coinvolta per risolvere tanti problemi. Poi, assieme a Croce rossa ci siamo attivati anche per altre esigenze con i trasporti sanitari. Abbiamo seguito anche l'aspetto di prossimità per le persone sole alle quali, a volte, bastava semplicemente una telefonata. La rete dei servizi parrocchiali non ha mai perso un colpo. Sicuramente nel 2020 abbiamo totalizzato interventi c'è stato un picco: si sono rivolti ai nostri centri parrocchiali più di mille persone sia per le spese alimentari che per il semplice ascolto. Assieme alle fondazioni bancarie, le banche e con l'8XMille ci sono stati interventi importanti per evitare anche lo stacco di alcune utenze. Sono stati attivi 12 servizi parrocchiali che assieme al centro di ascolto nel solo 2020 abbiamo messo in piedi 1057 interventi. La fotografia che ne emerge è che nonostante la fatica c'è stata una generosa risposta di solidarietà. Hanno avuto un ruolo importantissimo anche i ragazzi delle scuole: molti di loro finite le lezioni in dad ci hanno raggiunto per le attività di realizzazione del dormitorio al Montagna. Uno ad uno questi box sono diventati un rifugio sicuro per chi non aveva nulla".
"Abbiamo risposto così all'emergenza freddo e ora in accordo con il sindaco l'esperienza è proseguita - ha aggiunto don Luca -. E' stato commovente vedere che le scuole si sono attivate con una staffetta di solidarietà: posso dire che queste azioni hanno permesso che molte persone in difficoltà non hanno dovuto fare la scelta se trovare un posto da dormire o cercare qualcosa da mangiare. Abbiamo cercato di fare del nostro meglio, siamo così cresciuti nella compagine operativa e poi è stata un'occasione per conoscere meglio chi ci ha aiutati. Siamo molto stanchi e con il blocco degli sfratti sarà un'altra sfida durissima da affrontare. Riuscire a fare rete ci ha permesso di non duplicare i servizi: la dimostrazione arriva dalla risposta ad una recente emergenza. C'è stata una settimana in cui ho ricevuto cinque chiamate notturne dalle forze dell'ordine per dare sistemazioni sicure a donne vittime di violenza domestica e per persone senza fissa dimora. La rete ha funzionato, perché anche se al dormitorio non c'erano possibilità, siamo riusciti ad aiutare queste persone".
"Come Caritas siamo arrivati a distribuire oltre mille pasti - ha concluso don Luca - è una cifra grandissima. Con le scuole abbiamo superato i 484mila punti (la 'valuta' per gli acquisti all'Emporio della solidarietà, NdR) erogati dall'anno scorso. Questo significa quanto servano le reti di buone prassi. Abbiamo affrontato un pandemia ed è necessario più che mai fare squadra".
Alla relazione di don Luca Palei si è aggiunta quella di Stefano Strata, della parte amministrativa dell'ente: "L'impressione che abbiamo in questo momento, relativamente alle famiglie che risiedono stabilmente sul territorio, sono le grosse difficoltà a gestire il mantenimento dell'alloggio. Questo appare in una certa fascia di popolazione come la maggiore paura, vorrebbero poter affrontare queste spese con tranquillità. La casa rimane il fondamento sul quale programmare il proprio futuro e su microprestito e finanziamenti a fondo perduto è la voce che divora maggiormente i crediti disponibili. L'esigenza da prendere in considerazione, a mio modesto parere, è aiutare le piccole e medie imprese. Un altro problema è legato alla corretta gestione delle risorse, molte volte nei colloqui di approfondimento appaiono degli stili di vita poco conciliabili con determinate esigenze. Un'altra difficoltà è cercare di ridestare le reti primarie legate alla famiglia. Bisogna lavorare sulla genitorialità per prevenire problematiche future, spesso chiediamo alle persone che vengono da noi su chi possano contare. Non esiste un servizio onnipotente, ma può mettersi in collaborazione per poter fare superare alle persone alcune difficoltà".
Il primo a prendere parola dopo le audizioni è stato il commissario Ceragioli, al quale gli ha fatto seguito il presidente commissario Teja che ha chiesto cosa sia cambiato dal 2020 e dal 2021: se sia cambiato il trend oppure se le emergenze sono le stesse.
"Temiamo lo sblocco di licenziamenti e sfratti - ha detto don Luca -. I ristoranti e i bar che ci hanno chiesto collaborazione non aspettavano altro che la riapertura. Per quanto riguarda le famiglie: la bella stagione ha permesso di tornare alla fase ordinaria del dormitorio. Qualcuno di loro ha anche trovato un piccolo impiego come andare a scaricare la frutta e sono aspetti importanti perché il dormitorio non deve essere la risposta definitiva ma è importante che si rimettano in gioco. Per la richiesta di prestiti e microcredito è un momento di stasi, perché superata la fase emergenziale, è diminuita la tensione ma la tensione rimane alta sulla questione sfratti".
"Nei primi cinque mesi dell'anno - ha spiegato Strata - risultano censite ai servizi del territorio 700 persone. C'è un aumento rispetto, all'anno precedente, dell'1 per cento di persone di cittadinanza italiana che hanno chiesto aiuto. Il dato non è definitivo ma in evoluzione e include persone senza fissa dimora, residenti anche singoli e nuclei del territorio. La classe di età maggiormente censita è tra i 35 e i 44 anni e dai 45 ai 54 anni. Queste persone potrebbero partecipare attivamente alle attività del territorio e in realtà sono al palo. Il 28 per cento di queste persone è in affitto da privati, per il 5 per cento è in alloggi pubblici".
Il commissario Corbani ha rilanciato sul massimo sostegno a Caritas ma si è focalizzato sul disagio psicologico, ricordando recenti episodi di cronaca, post Covid. "Nei nostri servizi ci troviamo sempre più spesso ad assistere persone con fragilità psicologiche - ha aggiunto don Luca -. A volte approdano da noi tramite il sistema sanitario, oppure dal centro di ascolto. Stiamo cercando di dialogare con l'equipe di psichiatria alla Spezia. E' un tema che abbiamo sotto gli occhi ed è capitato che anche noi dovessimo gestire situazioni non facili. Una soluzione definitiva non c'è perché è una situazione di grande fragilità. Se ci sono delle proposte siamo ben felici di accoglierle".


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