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Peracchini sulla rimozione delle panchine: "Inevitabile conseguenza di comportamenti sconcertanti"

Il sindaco puntualizza: "Le misure anti assembramento non sono uno scherzo, in altre città misure ben più gravi. Siamo in zona arancione e intorno noi ci sono zone rosse".

"al di là della tipica ironica spezzina"

La Spezia - "La rimozione delle panchine non è uno scherzo dell’amministrazione, ma l’inevitabile conseguenza, purtroppo, di comportamenti sconcertanti e irresponsabili, in tempo di epidemia, accaduti lo scorso fine settimana che hanno reso di fatto necessario prendere ulteriori provvedimenti affinché si evitassero situazioni che potessero favorire il contagio". A seguito delle misure antiassembramento predisposte su indicazione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza composto da Comune della Spezia, la Prefettura, la Questura, Carabinieri e Guardia di Finanza, il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini ha voluto puntualizzare i motivi e le circostanze che hanno indotto a prendere questi provvedimenti: "Il monitoraggio è serio e severo, e in altre città italiane si stanno prendendo misure ben più gravi quali, ad esempio, il senso unico nelle aree pedonali, la chiusura di varie piazze della città e il divieto di stanziamento, in un ottica di evitare il più possibile situazioni di assembramenti e coadiuvare le Forze dell’Ordine. Misure che personalmente ho scongiurato, perché metterebbero ancora più a repentaglio tutto il commercio del centro storico e non solo. E per evitarle, è necessario lo sforzo di ciascuno di seguire le regole anticontagio".

Peracchini avverte i cittadini del capoluogo ma il monito è per tutta la provincia: "La nostra città si fa forte, attualmente, di essere la Provincia con i numeri migliori in termini di contagio, ma non possiamo fingere di non essere in zona arancione, circondati quasi completamente da zone rosse e che gli episodi gravissimi dello scorso weekend non siano mai accaduti. Al di là della tipica ironia spezzina che ci contraddistingue, chiedo a tutti massima serietà e impegno, da parte di giovani e meno giovani, e di non costruire degli alibi per comportamenti dovrebbero essere semplicemente evitati: i controlli interforze ci sono su tutto il territorio, ma non possiamo pensare che sia giusto vivere in uno stato di polizia perché significherebbe che a un anno dalle camionette militari che uscivano da Bergamo per trasportare le vittime di Covid, non abbiamo ancora maturato la gravità dei tempi che corrono e la responsabilità individuale che ci è imposta dal virus".

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