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Ultimo aggiornamento: Martedì 11 Maggio - ore 21.50

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La richiesta di energia vola: gruppo a gas acceso. Ma Enel gioca da sola

Nella partita per la transizione energetica la città è spettatrice, insieme alla Regione. Intanto Genova si candida a essere un laboratorio, destino che sembrava poter toccare a Vallegrande.

Occhio al rischio "scheletrone"

La Spezia - I consumi energetici stanno ritornando a salire con forza in Italia e la centrale Enel della Spezia ha ripreso a bruciare carbone anche oggi. Da questa mattina le emissioni della ciminiera non si sono fermate e andranno avanti sino almeno a mezzanotte, con buone probabilità di proseguire anche nella giornata di domani.
Nel mese di marzo il fabbisogno nazionale è ritornato ai livelli del 2019: Terna ha infatti rilevato una domanda pari a 26,7 miliardi di kWh, lo 0,6 per cento in più di due anni fa e l'11,8 in più del marzo 2020. E le previsioni sono di una tendenza all'aumento della richiesta di energia elettrica, non solo per la spinta impressa al mercato delle auto a zero emissioni, ma anche per l'importante riduzione del consumo di gas all'interno delle abitazioni, dove hanno fatto il loro ingresso piastre a induzione e caldaie elettriche sempre più efficienti.
La partita dell'energia è quella del futuro più prossimo, non solo per l'area di Vallegrande, ovviamente. La costituzione del ministero della Transizione ecologica ne è un esempio lampante, così come la valanga di miliardi di euro che potranno essere destinati alla riduzione dell'impatto ambientale grazie al Recovery fund.
Sembra però che mentre la partita decisiva è in corso la città sia rimasta fuori dallo stadio. E se non è una finale, poco ci manca: si parla del futuro di un'area di 70 ettari a poche centinaia di metri dal mare.
L'amministrazione comunale procede sulla strada della variante al Puc, nel tentativo di bloccare, per quanto di competenza, l'installazione della centrale a tubogas proposta da Enel e in fase di valutazione da parte dell'ex ministero dell'Ambiente. Il confronto con Enel è praticamente inesistente, limitato a comunicazioni tecniche e il dialogo per il coinvolgimento della città sembra relegato al lavoro di indagine sulle opportunità offerte dall'idrogeno che Confindustria sta portando avanti proprio con il colosso dell'energia elettrica (leggi qui). Da troppo tempo anche il tavolo promosso dalla Regione non viene convocato, nonostante il susseguirsi di colpi di scena, annunci e smentite sull'effettiva data di spegnimento del gruppo a carbone da parte di interlocutori tecnici come Terna o come il ministero dello Sviluppo economico.
Su questo fronte le organizzazioni sindacali, così come le opposizioni, hanno chiesto più volte di abbandonare gli abiti degli spettatori e di mettersi in gioco, facendo valere le aspettative della città nell'ambito di una trattativa indispensabile.

Intanto, a 100 chilometri e all'interno degli stessi confini regionale, c'è chi le sue carte se le vuole giocare al meglio. "Genova può essere il laboratorio della transizione energetica", ha dichiarato in una intervista a la Repubblica, Sonia Sandei, responsabile dei progetti di elettrificazione del gruppo Enel e nome caldo per la presidenza di Confindustria nel capoluogo ligure. Una definizione, quella della manager, che calzava a pennello sull'area Enel spezzina, dove la transizione energetica potrebbe essere rappresentata dal parco di produzione da energia solare, dal sistema delle batterie di stoccaggio, dalla produzione di idrogeno e dalla vicinanza con uno stabilimento come il rigassificatore di Panigaglia, ma anche con una alternativa concreta all'impianto a turbogas.

In ogni caso, ancora dalle parti sociali, viene un appello nei confronti del Comune e della Regione per la riattivazione di una trattativa per non perdere il treno del Recovery fund. L'idea è che se si discute prima prendere atto delle decisioni prese altrove i margini per ottenere un accordo più favorevole potrebbero esserci. Quale che sia l'opinione sulla centrale a gas (invisa alla città e inserita in un sistema di produzione nazionale) c'è anche chi paventa il rischio di vedere Enel lasciare il golfo senza procedere a un immediato smantellamento dello stabilimento e delle aree utilizzati per decenni. Gli ex serbatoi posti al di là di Via delle Pianazze sono ancora lì, come le centrali di Livorno e Piombino, chiuse rispettivamente nel 2014 e nel 2015. E in fatto di "scheletroni" gli spezzini hanno già abbondantemente dato.

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