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La “Bibbia dell’Amicizia”: cristiani ed ebrei in dialogo tra loro

di Egidio Banti

Rosario

La Spezia - Franca Landi, docente spezzina di ecumenismo all’Istituto superiore di Scienze religiose della Liguria, lo dice apertamente, alla fine di una interessante sessione di studio “online”: “Non si può parlare davvero di ecumenismo se non si va alle radici, se non si sana la ferita con la Sinagoga”. Il tema, come si comprende, è quello del rapporto tra le Chiese cristiane e coloro che Giovanni Paolo II chiamò “i nostri fratelli maggiori”, gli ebrei. A poco più di un mese dall’ultima giornata di approfondimento, che si tiene ogni anno non a caso alla vigilia della settimana di preghiere per l’unità dei cristiani, l’Istituto genovese, ormai integrato grazie alla formazione a distanza con quelli della Spezia e di Albenga, ha dedicato mercoledì scorso una bella sessione di lavoro al secondo volume della trilogia “La Bibbia dell’amicizia”, pubblicata dalle edizioni San Paolo: testi biblici, del “primo testamento”, commentati insieme da studiosi ed esperti cristiani ed ebrei. Il direttore dell’Istituto don Andrea Villafiorita, aprendo i lavori, ha portato i saluti dell’arcivescovo di Genova Marco Tasca e del vescovo della Spezia - Sarzana - Brugnato Luigi Ernesto Palletti, delegato della conferenza episcopale ligure per ecumenismo e dialogo interreligioso. Coordinati da don Gabriele Maria Corini, docente di teologia biblica, hanno poi presentato l’opera, dedicata in particolare ai testi dei Neviim, ovvero dei Profeti, uno dei curatori, fra Giulio Michelini, dell’Istituto teologico francescano di Assisi, e Miriam Camerini, studiosa di ebraismo ed autrice di alcuni dei commenti del libro. E’ emerso quello che talora sfugge agli osservatori distratti del mondo di oggi, ovvero il collegamento molto forte che esiste tra la cultura biblica ebraica e quella cristiana, in relazione ovviamente ai testi più antichi. La sensazione non è stata solo quella di un dialogo che va avanti e di un’amicizia che si rafforza, bensì anche quella di un messaggio al mondo: non è più tempo di divisioni, pur nel rispetto autentico delle fedi e delle culture.

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