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Il tesoro di Corniglia, perla preziosa da custodire | Foto

L'ultimo approfondimento sulle Cinque Terre. Da Uniti per Corniglia Franscesca Guelfi e Alberto Codeglia svelano alcuni tesori e qualche preoccupazione per il futuro del borgo. Il tema centrale resta il tempo, al servizio di un turismo consapevole.

meraviglie da svelare
Corniglia

La Spezia - Corniglia, una perla nel cuore delle Cinque Terre. Arroccata sulle scogliere e attenta osservatrice delle sue sorelle che vivono sulla costa. Corniglia è di una bellezza eterna, piccola accogliente e nel corso degli anni i suoi abitanti si sono impegnati affinché non venisse intaccata mantenendo le sue scalinate antichissime e alcuni fregi della casata dei Cracco.
Apparentemente più rude, un po' più distante dalla dinamica più cittadina degli altri borghi, racchiude in sè elementi con più di settecento anni di storia, che con un po' più di pazienza e con il giusto input, Corniglia sa mostrare. L'obiettivo di chi ha fatto una scelta di vita restando tra residenti è proprio quello di preservarne l'identità e la bellezza. E' con Corniglia l'ultimo approfondimento che Città della Spezia dedica alle Cinque Terre: un territorio meraviglioso e fragile, punto focale del turismo spezzino che lotta per non essere consumato e restare senza servizi per chi vive il territorio tutto l'anno.
Come detto la storia di Corniglia è antichissima e suscitò profondo interesse nella casata dei Cracco che da Riccò del Golfo scelsero il borgo per la sua posizione strategica da Pian Di Barca. A pochi passi dalla chiesa di San Pietro Apostolo esiste ancora un fregio che riporta cinque cervi, stemma dei Cracco. La presenza della casata alle Cinque Terre è confermata anche dalle tracce dei vini Vernaccia e Cornelia trovati a Ostia. Se questo è un piccolo assaggio di storia molti altri tesori sono svelati proprio dalla chiesa di San Pietro Apostolo.
La prima curiosità arriva proprio dal piazzale: ospitava un cimitero, poi venne abbassato e venne costruita la scalinata che oggi collega all'entrata della chiesa. Oltre alle meravigliose statue degli evangelisti che in principio erano destinate alla cattedrale di San Lorenzo a Genova ma l'artigiano aveva sbagliato le misure. Fu così che un notaio nel 1611 le acquistò e dopo 510 anni, un piccolo restauro nel 2000, vegliano ancora i fedeli. Un altro elemento di pregio è il quadro dell'Annunciazione, datato 1490 e restaurato nel 1606, che mostra ancora una parte di Corniglia dirupata a mare. Nella parte bassa della tela c'è un piccolo raggruppamento di case che nel 1880 franarono. Il dipinto è da attribuire alla scuola toscana di Jacopo il Sellaio. L'ala dell'angelo è stata copiata dal vivo e i drappeggi rappresentano perfettamente il gusto del periodo. La particolarità di questo quadro sta anche nella sua sede originale: era custodito nella parte del paese che crollo alla fine dell'Ottocento.
Tra le meraviglie di San Pietro spunta anche un'opera di Prospero Luxardo, di origine cornigliese, che sposò una signora di Vernazza e decise di passare la villeggiatura proprio a Corniglia. Luxardo così cominciò il quadro costituito da 15 formelle e altri tre quadretti in uno dei quali viene rappresentata una battaglia navale dove si vedono anche dei corpi senza vita. Il pittore ebbe la visione della vittoria dei cristiani e quando ne ebbe la conferma fece dire il rosario in tutte le chiese, con tutte le anime del Purgatorio salirono in Paradiso. Questi ultimi tre passaggi sono raccontati nelle tre formelle aggiuntive.
Torna con prepotenza, anche in questo caso, il tema del tempo. A raccontare queste tracce di storia è Alberto Codeglia, di Uniti per Corniglia, che ci ha fatto da guida in questo viaggio, troppo breve per svelare tutte le meraviglie della chiesa. Se nella scoperta di queste meraviglie si ha la percezione che, appunto il tempo, non sia sufficiente per fermarsi a conoscere, Uniti per Corniglia mette sul piatto dei temi sulla vivibilità del borgo tutto l'anno.
Alle 17 il borgo brulica di vita, nel carruggio tutte le saracinesche sono alzate e i turisti si fermano per concedersi una sosta, oppure, si mettono ad aspettare la navetta che li porterà alla stazione. Codeglia spiega: "Vedete, tra poco, tutti rientreranno e uscirà una Corniglia più tranquilla, lenta. Come associazione in questi anni ci siamo battuti per cercare di mantenere il più possibile l'identità di questo territorio".
Raggiunge Codeglia Francesca Guelfi, anima dell'associazione. In questo momento si vive un turismo di prossimità e consapevole. "Ora ci sono i viaggiatori di prossimità, non i turisti - spiega - , sono un altro mondo. Nonostante i viaggiatori d'oltreoceano abbiano tutti un altro spirito, innamorati dell'Italian mood, devono concertare tutto il loro entusiasmo in un arco temporale troppo breve. Diverso è il turismo dei francesi e dei belgi che ci guardano con l'occhio tipico dell'europeo. E' assolutamente diverso il viaggiatore di prossimità italiano: viene qui anche per riappropriarsi della sua identità. Come consapevolezza post pandemica ci ha fatto capire che siamo italiani in tutta la penisola e per capirlo, ci è voluta una scossa. Il mercato del turismo quando riapriranno le frontiere - prosegue - andrà a rimpolparsi di tutte quelle persone che per più di due anni non hanno potuto godere di tutto questo".
Si guarda al futuro nella piccola Corniglia e dall'associazione proseguono:"Corniglia è molto tollerante e non abbiamo mai gradito quelli che si ergevano a paladini del numero chiuso, per noi è inconcepibile. Perché la libertà di spostamento deve andare di pari passo con l'apertura di nuove vie di viaggio. Subentra così la consapevolezza di un territorio allargato, quello che noi ci auspichiamo è che il Parco torni a fare il custode del territorio e a concepire progetti che spostino verso l'alto i flussi, per arrivare a una visione che non passi dalle stazioni ma in un territorio diffuso che sappia coinvolgere anche la Val di Vara. Un allargamento che potrebbe invogliare il flusso breve che in poco tempo deve toccare troppe tappe. Servono modelli di viaggio allargati. Siamo un paese lento. E più che un timore sembra che possa maturare la stessa onda d'urto che subimmo nel 2019".
"Servono azioni di studio - aggiungono da Uniti per Corniglia - se ci fossero potrebbero migliorare le situazioni. Non possiamo vivere sugli errori. Se si attua una progettazione intelligente arrivano gli introiti comunque. Vanno attuati progetti che attirino persone consapevoli".
Il timore è che il tempo a disposizione per far maturare questa consapevolezza, neanche a dirlo, stia per scadere. "La paura più grande è non essere preparati - concludono -. Come associazione ci preoccupa maggiormente, da qua a un anno, lo spopolamento dei residenti e la carenza dei servizi per tutta la fascia di popolazione. Corniglia è viva: se non si cambia il meccanismo diventerà un palazzo vacanze. Un punto importante è che la nostra associazione conta i residenti, alcuni proprietari di seconde case, ci sono anche tantissimi operatori turistici. Anche se alcuni di loro non sono qui in pianta stabile si rendono conto che la mancanza di servizi farà dequalificare anche le strutture ricettive. E' il residente a fare la differenza".

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