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Ultimo aggiornamento: Sabato 15 Maggio - ore 20.30

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Il direttore di Asl 5: "Ora su Astrazeneca c'è chiarezza. Ed è in arrivo Johnson & Johnson"

Paolo Cavagnaro: "Nel giro di due settimane saranno assunti 65 nuovi infermieri e sono stati lanciati bandi per altre figure. Il nuovo ospedale? La sanità rimarrà pubblica. E va fatto, non si può attendere oltre".

Il punto

La Spezia - Tra il caos delle prenotazioni, il rischio assembramenti agli hub vaccinali e le indicazioni che cambiano di settimana in settimana sull'efficacia o sulla pericolosità di questo o quel vaccino, verrebbe forse da pensare che peggio di così non potrebbe andare. Anche perché la conta dei decessi di pazienti positivi continua in tutta Italia. Invece un anno fa le cose andavano davvero peggio, senza la prospettiva certa di un vaccino, né la speranza concreta di poter pianificare il ritorno a una vita normale.
Oggi il difficile è gestire una macchina che marcia in emergenza da un anno e che deve affrontare uno sforzo organizzativo che, ancora una volta, non ha precedenti nella storia.
Predisposti i protocolli e le nuove regole sociali e messa in qualche modo sotto controllo la situazione all'interno dei reparti, ora la maggior parte delle energie del comparto sanitario sono profuse per vaccinare a tappeto la popolazione.
Una missione ardua che il direttore generale della Asl 5, Paolo Cavagnaro, si è trovato sulla scrivania non appena entrato nel suo nuovo ufficio. Le prime iniezioni in Liguria sono del 27 dicembre, la sua nomina è del 31. L'arrivo in medias res, le differenti metodologie di prenotazione che si sono accavallate e l'infinita sequela di intoppi nelle forniture e nella disponibilità dei vaccini hanno creato una situazione complicata. Così il telefono del direttore generale squilla in continuazione e lui risponde sempre: questa mattina all'ordine del giorno ci sono le novità introdotte dall'ordinanza del generale Figliuolo.

Questo provvedimento mette finalmente un punto alla corsa all'apertura delle prenotazioni e forse al caos che questo ha generato. Cosa ne pensa?
"L'ordinanza emessa dal commissario Figliuolo, già recepita dalla Regione e da Alisa, ha determinato una maggiore chiarezza rispetto alle categorie prioritarie. Si continua con gli over 80, le persone con elevata fragilità e i care giver, anni 70-79 poi si passerà agli altri, in base alle fasce d'età. Naturalmente si proseguirà anche con le vaccinazioni domiciliari e quelle degli operatori sanitari e sociosanitari che desiderano farlo e nel frattempo continuiamo a vaccinare tutti i nuovi ospiti delle Rsa. Questa ordinanza porta un po' di chiarezza anche per quanto riguarda l'utilizzo di Astrazeneca, che va somministrato agli over 60".

A metà mese arriveranno le prime dosi di Johnson & Johnson. Cosa c'è da aspettarsi?
"Vedremo quali indicazioni darà il ministero. Verrà certamente rivisto il contributo di farmacie e medici di medicina generale che sono stati un po' penalizzati nelle somministrazioni a causa delle contraddizioni insorte su Astrazeneca. Ora è stata fatta chiarezza sui rarissimi casi di trombosi che si sono registrati a livello mondiale e che non devono ridurre le somministrazioni di questo vaccino che è efficace nel ridurre l'incidenza di ricoveri ospedalieri e di mortalità, oltre alla sintomatologia".

Ha fatto accenno alle vaccinazioni domiciliari, che molti stanno ancora attendendo. Come state procedendo su questa strada?
"Per questa tipologia di vaccinazione utilizziamo solamente dosi di Moderna, il vaccino più maneggevole tra quelli a mRna. Però abbiamo ricevuto meno flaconi e la somministrazione a domicilio richiede tempi più lunghi, con un'attesa di 15 minuti post iniezione per verificare eventuali effetti collaterali. Di fatto si riescono a fare due soggetti ogni ora. Abbiamo una squadra assegnata a dottor Fabio Ferrari che, in quando coordinatore dei Gsat, ha maturato una grande esperienza sui servizi domiciliari. Siamo partiti l'8 marzo con il primo team e stiamo facendo una ventina di iniezioni al giorno, ma da mercoledì aumenteremo il dispiegamento di forze con una seconda squadra in città e poi toccherà a quelle per gli altri due Distretti sociosanitari".

Come valuta il valzer di informazioni contrastanti riguardo alle indicazioni per la somministrazione del vaccino di Astrazeneca?
"In un periodo di emergenza pandemica va rispettato un approccio scientifico che consente da sempre l'introduzione dei farmaci nel mondo reale dopo tutte le fasi di sperimentazione. Si tratta di un processo che non si esaurisce quindi, come per tutti i farmaci che utilizziamo quotidianamente, con la sperimentazione ma il vaccino deve essere utilizzato e ricordo che in Italia abbiamo un sistema di vigilanza sui farmaci molto attento, per cui noi segnaliamo ogni effetto collaterale. Ci sono studi che stanno verificando il nesso causale tra il vaccino e l'insorgere delle patologie in soggetti che sembra fossero predisposti. L'incidenza è stata bassa, ma l'attenzione si concentra sulle donne al di sotto dei 60 anni. Per questo a livello precauzionale è stato deciso di interrompere l'utilizzo al di sotto di questa età, ma, lo ricordo, chi ha già fatto la prima dose con Astrazeneca senza alcun effetto collaterale, può e deve procedere con la seconda".

Ci sono stati casi di trombosi in seguito ad Astrazeneca in provincia?
"Nessuna trombosi è stata segnalata. Solo in un caso di una paziente si è assistito alla modificazione di alcuni parametri ematici che potevano far insorgere una trombosi. Il caso è stato trattato immediatamente in day hospital e la signora sta bene. Ovviamente a lei non somministreremo una seconda dose di Astrazeneca".

Negli ultimi giorni, anche a causa dell'aumento delle linee vaccinali, si sono verificati alcuni disagi presso gli hub della Spezia e Sarzana, anche con qualche lamentela per il mancato rispetto del distanziamento sociale...
"Ieri mattina ero a Sarzana, mentre la dottoressa Maria Alessandra Massei era all'ex Fitram. Non abbiamo trovato nessuna situazione di pericolo, così come è stato quando sono venute le forze dell'ordine chiamate da qualche utente. Certo, si tratta di un'attività piuttosto complessa, che può registrare intoppi in molteplici modi: c'è chi si presenta quasi un'ora prima dell'apertura delle vaccinazioni, chi si presenta per ricevere eventuali dosi avanzate... Insomma ci possono essere disagi e problemi organizzativi che abbiamo superato con l’impegno di tutto il personale, dei volontari e della Protezione civile ".

La lista dedicata alle dosi avanzate è stata effettivamente attivata?
"Sì, abbiamo una lista di riserva che abbiamo istituito dopo le indicazioni di Alisa del 26 marzo scorso. E' composta prevalentemente da care giver e da esponenti di categorie o fasce di età che per qualche motivo hanno saltato il proprio turno. Li avvisiamo il giorno prima della possibilità che vengano chiamati per usufruire di una dose avanzata".

Quanti vaccini vengono iniettati giornalmente da Asl 5 e qual è il vostro obiettivo?
"Ci siamo attestati poco al di sotto dei 1.500 al giorno. Per quanto riguarda l'orizzonte che ci siamo prefissati dipenderà tutto dalle scorte che avremo a disposizione. Domani il 95 per cento delle dosi di Pfizer sarà consumato e il nuovo arrivo è previsto per mercoledì. E in tutto questo dalla prossima settimana aumenteremo le capacità di somministrazione anche a Sarzana con l'apertura del punto vaccinale nel prossimo hospice/RSA del San Bartolomeo".

Asl 5 ha affrontato l'organizzazione e la conduzione della campagna vaccinale senza i direttori di Distretto. Non sarebbe stato meglio avere a disposizione queste figure?
"Abbiamo individuato in via temporanea tre validi referenti e il 2 aprile abbiamo pubblicato il concorso sulla Gazzetta ufficiale. Gli incarichi erano scaduti il 31 dicembre e avremmo voluto emettere il bando prima".

Parliamo della cronica carenza di personale della Asl 5. Domenica anche l'Ordine degli infermieri ha lanciato l'allarme, soprattutto per quanto riguarda la Terapia intensiva di Sarzana...
"Stiamo affrontando il problema: abbiamo lanciato nuovi concorsi ed effettuato assunzioni seguendo le graduatorie preesistenti per i direttori di Distretto, i direttori di struttura, i dirigenti medici e le altre professioni del comparto, compresi infermieri e Oss. Nel giro di due settimane, forse meno, dovrebbero scattare le assunzioni di un anno prorogabile di altri due per 65 infermieri e in seguito la Regione emanerà un concorso per l'assunzione a tempo indeterminato".

Nonostante questa situazione riuscite a garantire la continuità di cura per le patologie diverse dal Covid?
"Bisogna dire che non abbiamo mai chiuso attività importanti, se non quella una parte dell’attività operatoria a Sarzana, anche per dare respiro al personale di reparti Covid sotto stress. La continuità di cura è assicurata, quello che manca è l'afflusso dei pazienti. Chi si deve curare non deve rinunciare ed è anzi invitato a venire in ospedale. Possono stare tranquilli, al Sant'Andrea non si registrano casi di positività da un mese o più".

Infine una considerazione rispetto alle manifestazioni di sabato scorso in Piazza Europa e Piazza Matteotti. Le associazioni hanno puntato il dito contro il Partenariato pubblico privato e sulla sua applicazione al caso del Felettino. Il timore, tra gli altri, è quello di una sanità sempre meno pubblica. Cosa risponde?
"L'ospedale rimane pubblico e la gestione della sanità rimane pubblica. La manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture ospedaliere è già privata oggi. In passato con i fondi ex articolo 20 si mettevano a gara appalti classici in cui lo Stato e la Regione pagavano tutto l'intervento. Ora non è più possibile e nella fase di costruzione ci si avvale del contributo del privato. Tutto il resto rimane invariato. La cosa che conta maggiormente è che questo ospedale va fatto: non si possono attendere altri 15 anni".

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