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Dopo il Covid: le “nuove frontiere” dell’insegnamento per i docenti di religione

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La Spezia - E’ terminato venerdì il corso di formazione permanente per insegnanti di Religione cattolica, iniziato a febbraio su richiesta degli stessi docenti, colpiti dallo stato di sofferenza dei ragazzi al loro rientro in classe in presenza, dopo un lungo periodo in Dad. La risposta è venuta dalla Pastorale della Salute: laddove infatti il Covid ha creato le condizioni per un necessario anche se sofferto isolamento sociale, la collaborazione tra Pastorale della Salute e Pastorale della Scuola ha sottolineato la necessità di una sinergia indispensabile per affrontare una situazione complessa e nuova. Generoso è stato, da parte degli insegnanti, il loro corale “noi ci siamo”, dapprima solo come docenti di scuola superiore e poi anche dai colleghi che insegnano nelle scuole primarie. I relatori, don Alessandro Celotto e Anna Maria Bertola, hanno pensato a diversi temi, volti a ragionare insieme, sia pure in modalità online, su quale potesse essere il modo migliore per passare ai ragazzi un messaggio di speranza concreta e fondata sul futuro. Il primo: costruire un “noi” che abbatta i muri dell’isolamento, alla scoperta delle nostre paure e delle nostre fragilità, perché essere adulti di riferimento, come sono i docenti, non significa mostrare i muscoli del falso coraggio bensì comprendere che ognuno ha le sue vulnerabilità, che, se ne siamo consapevoli, possono diventare risorse. Solo ritornando “nel grembo” possiamo rinascere sentendoci creature di Dio e Suoi strumenti nel mondo. Del resto, come trasmettere speranza se non ci dotiamo di uno sguardo che trascende e trasfigura i limiti di un momento buio? Siamo chiamati ad una pienezza di vita, capace di farci cercare e trovare il progetto personale che Dio ha intessuto per ciascuno di noi. Se incarniamo questo progetto, ci incamminiamo sul sentiero che porta all’autenticità, lungo il quale scopriamo la bellezza di essere uomini liberi. L’uomo autentico è colui che ha trovato qualcosa di più grande di sé per cui vivere e per cui morire. Alla base della minaccia all’autenticità c’è l’ansia, che si traduce in confusione e in mancanza di coerenza, scoraggiamento all’azione e disarmonie negli affetti. Per superare tale minaccia occorre coltivare l’arte di trasmettere e prima ancora di curare i rapporti tra le generazioni, affinché i nostri giovani si sentano parte di una storia. L’arte di trasmettere non è improvvisazione e neanche insegnamento soltanto: è un passaggio simile a quello che avviene nel gioco della staffetta, quando il braccio di chi corre si tende verso chi è pronto a raccogliere il testimone e a correre a sua volta. Il luogo privilegiato del “trasmettere” è la soglia, quella laddove gli antichi significati cedono il passo ed i nuovi stanno per germogliare. Così, una lezione scolastica può divenire interessante e profonda, una sorta di viaggio interiore, dove scoprire cose nuove o comprendere con stupore ciò che altri prima di noi hanno detto. Chi ha partecipato al corso lo ha terminato con la ricchezza che solo un confronto appassionato genera e con l’auspicio che questa esperienza, con la sua metodologia innovativa, basata su passaggi continui tra la dimensione spirituale e quella psicologica, possa diventare buona prassi.

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