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Case popolari, il nuovo regolamento va avanti "sub judice"

L'amministrazione porta la pratica in consiglio comunale anche se è probabile una modifica della legge regionale per incostituzionalità del criterio dei 5 anni di residenza sul territorio.

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La Spezia - Il regolamento per l'assegnazione delle case popolari ha concluso il suo contrastato percorso in commissione e si avvia verso il consiglio comunale dove sarà nuovamente discusso e messo in votazione, forse già il 7 aprile.
Un provvedimento sul quale pende la spada di Damocle del profilo di incostituzionalità più volte richiamato dall'opposizione, in analogia di quanto accaduto al testo della legge regionale della Lombardia (praticamente identico a quello ligure). Nel mirino dei giudici della Corte costituzionale sono finiti, con due differenti sentenze, il criterio della premialità sulla base dei 5 anni di residenza nel territorio comunale e la richiesta di una dichiarazione di impossidenza all'estero.
Elementi della norma regionale di cui l'amministrazione non può non tenere conto, almeno sino a quando non verrà modificata, ha ribadito l'assessore alle Politiche sociali, Giulia Giorgi, declinando l'invito a frenare l'approvazione della delibera in attesa di un chiarimento da parte della Regione onde evitare di trovarsi di fronte all'impugnazione del bando.

Pronti via e Federica Pecunia ha chiesto all'assessore delucidazioni su questo punto, ricordando l'impegno che si era presa al termine della seduta che aveva visto la partecipazione dei sindacati degli inquilini, dubbiosi come l'opposizione rispetto alla correttezza del percorso intrapreso nel solco della legge regionale. Dubbi avrebbero potuto essere chiariti dagli uffici genovesi. Patrizia Saccone ha spronato ad agire con coraggio, "come Forcieri quando si impegno per l'ormeggio delle navi da crociera", vincolando all'assenza di pareri legali negatici il suo voto in consiglio comunale, mentre, al contrario, Guido Melley ha ammonito: "Sappiamo o non sappiamo che la Corte costituzionale si è espressa? Sì, lo sappiamo. Perché rischiare di dover ritornare sui nostri passi e rifare il regolamento? Perché rischiare di andiare a sbattere?". "Se dovremo modificare gli articoli non ci vorrà molto", ha replicato Umberto Costantini.

"L'interlocuzione con la Regione c'è, sia per vie formali che informali. A oggi non si è espressa in merito all'argomento e dunque vale la normativa esistente. Ci stiamo focalizzando su questo aspetto dei cinque anni di residenza, ma il regolamento è molto altro, con tante novità e risposte moderne che sono condivisibili da entrambe le parti politiche, mi spiace che si resti solo su residenza, punteggi o certificato. Se chiedete di sospendere l'iter oggi perché preoccupati di quella parte del regolamento io dico no, perché le esigenze abitative sono e saranno sempre di più urgenti e c'è una norma di legge vigente che dobbiamo rispettare. Se poi verrà modificata lo recepiremo e rivedremo il nostro regolamento".

Fabio Cenerini e Lorella Cozzani hanno preso la parola evidenziando di essere assolutamente a favore del requisito di 5 anni di residenza, al di là delle sentenze della Corte costituzionale.
Massimo Lombardi e ancora Pecunia hanno risposto sostenendo che i dati ai quali hanno fatto riferimento i due colleghi ("la stragrande maggioranza delle case è stata assegnata a famiglie straniere"), elencando i numeri pronunciati dal sindaco Pierluigi Peracchini al suo insediamento: 3.336 alloggi a nuclei italiani, 12 a nuclei proveniente dall'Ue e 145 extraeuropei. Ma il tema ha scaldato gli animi e alla fine è stata fatta richiesta ufficiale dei dati degli ultimi 15 anni all'amministrazione.
"Siamo di fronte a dichiarazioni demagogiche - ha proseguito Lombardi - . Secondo questo criterio un militare pugliese che viene a lavorare qua non può ottenere una casa. Perché impostate tutto il ragionamento sugli stranieri? Se il militare poi farà ricorso lo vincerà, è questo il punto. Rischiamo bloccare il bando e perdere tempo, questa è la verità".
Emanuele Corbani ha spostato la palla avanti, proponendo di riparlare dell'incostituzionalità dei criteri al momento del lancio del bando, mentre Paolo Manfredini ha ricordato sì la fretta di dare risposte a centinaia di famiglie, senza ignorare però le sentenze della Corte.

Saccone e Massimo Caratozzolo hanno chiesto l'opinione di Filomena D'Isanto, funzionario comunale presente in commissione.
Prima però di nuovo la parola al vicesindaco Giorgi: "Attendo che la Regione si esprima su tutti i territori e spero che faccia al più presto questo percorso, ma da qui a bloccare tutto solo per una parte del regolamento mi sembra eccessivo. Le leggi, quella lombarda e quella ligure, sono pressoché identiche e pertanto la Liguria ha due strade: quella della valutazione interna della norma per apportare eventuali correzioni oppure andare avanti e poi attendere l'impugnazione e quindi procedere al recepimento. Spero fortemente che scelga la prima in tempi brevi, prima del primo bando, che è quello del Comune di Savona, tra un mese, un mese e mezzo. Nel frattempo approviamo un regolamento che parla di tante altre cose, non solo di questi temi: per esempio i criteri dimensionali in base alla grandezza dei nuclei e le norme sanitarie sono ben diversi rispetto a quelli decisi ormai dieci anni fa".
Concorde la funzionaria D'Isanto: "Nel 2017 era stata dichiarata incostituzionale e quindi modificata la legge regionale che prevedeva una residenza da 10 anni sul territorio, ora dovrebbe avvenire la stessa cosa. Ma non essendoci norme regionali che vanno in senso contrario dobbiamo recepire quella in vigore e poi modificare quando sarà modificata".

"Chi ci andrà a rimettere? Come sempre - è intervenuta ancora Pecunia - coloro che in condizioni di estrema difficoltà economica aspettano risposte concrete e nessun bene è importante in questo momento quanto una casa per la propria famiglia. In un momento di crisi economica come questo è davvero la goccia che fa traboccare il vaso. Tutto per cosa? Per non scontentare Toti e la sua giunta".
Melley e Caratozzolo hanno proposto di chiedere un parere sull'incostituzionalità della legge regionale al segretario generale del Comune, Sergio Camillo Sortino, e all'ufficio legale, mentre Saccone ha suggerito di modulare il testo del regolamento, con o senza la parte "incriminata", sulla base del pronunciamento della Regione.
"L'unica certezza sono le sentenze. Ma giochiamo a carte coperte, senza certezze, quindi mio malgrado dovrò votare contro", ha dichiarato Jessica De Muro dall'opposizione, mentre Corbani ha suggerito di non esplicitare i criteri nel regolamento, ma solamente di richiamare la legge regionale, evitando così di doverlo rifare in caso di ricorso e sentenza contraria.

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