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Ultimo aggiornamento: Martedì 27 Luglio - ore 12.50

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Artisti, manager, scrittori e sindacalisti. La maturità dei "vip"

Otto figure di alto profilo, protagoniste della vita cittadina e nazionale, raccontano il loro esame di Stato.

Esami
La maturità dei famosi

La Spezia - Stanno affrontando la maturità 1.651 ragazzi. Alla fine di un anno complicato, fatto di banchi a rotelle, lezioni in presenza e a distanza. Momenti di profonda crisi e la voglia di stare insieme. Se ragazze e ragazzi della secondaria di secondo grado si lasciano alle spalle uno dei momenti più complicati della storia della scuola, in misura diversa e in altri momenti storici, c'è da dire loro che non sono soli.
Già perché se spesso gli adulti sembrano essersi dimenticati della propria adolescenza, ma quando si avvicina il periodo degli esami di Stato, un po' per tutti, scatta il felliniano momento dell'amarcord. In romagnolo, dialetto del maestro del cinema italiano, letteralmente significa "mi ricordo".
Per questo secondo anno, di esami un po' diversi, Città della Spezia cerca di raccontare ai più giovani e a risvegliare nella mente di chi ha qualche primavera in più, cosa sia stata la maturità in periodi diversi. La redazione lo ha chiesto ad artisti, giornalisti,scrittori figure di alto profilo della città tra maturandi di ieri e personaggio di spicco oggi.
I tempi erano diversi ma quelle piccole e grandi paure che albergano nel cuore dei ragazzi di oggi, che vanno dall'ansia della prova al voto finale, non sono tanto lontane da quei ragazzi di ieri che oggi raccontano un pezzettino della loro storia.
Tra queste spicca Lara Ghiglione, oggi figura apicale di Cgil. Di strada ne ha fatta tantissima, dopo una lunga gavetta fatta di studio, piazze e passione. Il suo ricordo di quei giorni irripetibili è decisamente coerente con la sua storia personale. Era il 1994, l'estate del mondiale americano e della fine sostanziale della Guerra Fredda visto che proprio nei giorni degli esami, le ultime truppe russe lasciavano la Germania: "Mi sono diplomata all'attuale Liceo delle scienze umane, a quei tempi erano le magistrali sperimentali ad indirizzo socio pedagogico. La mia tesina per l'orale? Max Weber e la stratificazione sociale. D'altronde sono stata rappresentante di classe per tutti i cinque anni. Era già scritto nel destino che avrei difeso i diritti".
Da una figura apicale a un'altra. Ha condiviso la sua storia anche il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Orientale Mario Sommariva: "Ai miei tempi si facevano tre prove e all'orale erano previste tutte le materie. La votazione era in sessantesimi, presi 48. Mi preoccupava molto chimica, mi diplomai a Ragioneria come perito merceologico. Frequentavo l'istituto Massimo Tortelli, a Genova, ora non esiste più. Era una bella scuola perché mi diede un'infarinatura su spunti e argomenti per un futuro che non conoscevo. Ricordo anche per la prova di italiano feci un tema di venti pagine, già all'epoca mi piaceva filosofeggiare ma mi stroncarono perché avevo voluto 'strafare'. Capii che il senso della misura è fondamentale. Appena terminato l'esame con alcuni compagni di scuola andammo a comprarci un cabaret di paste, lo mangiammo con gusto per strada. Nei giorni successivi non mi concedei nessuna vacanza, vivevo una condizione particolare perché mio padre era mancato l'anno prima e ricordo con affetto la colletta che fecero i miei compagni di scuola per me e mia madre, quindi mi rimboccai le maniche e cominciai a lavorare. Il primo anno svolsi diversi impieghi, poi andai a lavorare alla Costa".
Dal mondo del lavoro a quello dell'arte, della scrittura e del giornalismo. A raccontarsi ora sono il maestro Francesco Vaccarone, il presidente dell'Ordine dei giornalisti della Liguria Filippo Paganini, lo scrittore e giornalista Marco Ferrari, il giornalista ed enogastronomo Salvatore Marchese. Diplomato al Liceo Classico "Lorenzo Costa" il pittore Francesco Vaccarone, nel giugno 1959, quello del grave incidente aereo ad Olgiate Olona in cui in seguito alla caduta del Lockheed Super Constellation della Trans World Airlines persero la vita oltre 60 persone, concluse il suo ciclo di studi per poi iscriversi all'Università ma nonostante qualche anno sia passato: "Ogni tanto mi sogno ancora l'esame. Ai tempi non c'erano i punteggi come oggi, venivi valutato materia per materia". Come lui, anche Filippo Paganini frequentò il Classico di Piazza Verdi, prima della lunga carriera giornalistica e dell'impegno attuale come presidente dell'Ordine dei giornalisti della Liguria. Era il 1973 e la sera precedente alla prima prova si trovò con amici con l'auto senza benzina sull'a12, all'altezza di Forte dei marmi: "Ricordo che, tanica in mano, andai a recuperare del carburante per tornare a casa: questo dà il senso della spensieratezza con cui affrontammo la maturità. A salvarmi fu il tema d'Italiano, anche perché di chimica, la materia a suo tempo sorteggiata, non sapevo niente e feci peggio che scena muta. A quei tempi la commissione era quasi del tutto composta da professori universitari ma fortunatamente piacque il mio tema sull'articolo 11 della Costituzione nel quale ricordo commentai con ironia il fatto che l'Italia rifiutasse la guerra perché ne era uscita sempre con le ossa rotte. Poi la versione di greco la copiai come tutti e devo ancora ringraziare la ragazza che me la passò. Quando andai all'orale mi chiesero D'Annunzio pensando non ne sapessi nulla: il '68 e quelle pulsioni politiche erano ancora molto presenti ma a me l'autore piaceva e piace tutt'oggi e feci un'ottima figura. Poi alla fine promisi alla commissione che all'università mai mi sarei iscritto ad una facoltà scientifica. Lettere o giurisprudenza, lo giuro, risposi, come se fossimo in un tribunale".
Per Marco Ferrari l'estate del '72 fu memorabile. Non tanto nell'immediato nei giorni dell'esame, quando per il periodo di preparazione. Trascorse con due compagni di classe, uno diventato ingegnere e l'altro archistar, dieci giorni nella zona di Licciana. Avrebbero dovuto prepararsi per l'esame, ma subentrarono tantissime partite di pallone. Ferrari era brillante d'italiano, un po' meno in matematica.
"Già all'epoca una professoressa, si chiamava Ninì De Santis, aveva scoperto le mie doti di scrittore - racconta - e mi incoraggiò. All'esame di Stato scrissi proprio un racconto: il tema era su Leopardi. Raccontai di una coppia di giovani davanti alla famosa siepe di Recanati. Presi il massimo dei voti. Frequentavo lo scientifico e all'epoca c'erano due prove scritte e due orali. Allo scritto mi capitarono italiano e matematica. All'orale filò liscio di nuovo italiano e fisica. Copiai interamente il saggio di matematica, dal mio compagno di banco. La cosa incredibile fu che non andai in ordine, lui era molto bravo, ma lo copiai giusto. Tutto sommato andò bene il voto finale fu di 52 sessantesimi. Lui divenne un ingegnere. Qualche giorno dopo con Stefano Giovannoni, che è diventato un architetto, partimmo per andare a scoprire il socialismo in Bulgaria. Dopo un anno di Dams a Bologna tornai alla Spezia perché mi chiamarono all'Unità per poi laurearmi a Firenze, mentre lavoravo. Ma di quei giorni ricordo anche il periodo di preparazione della maturità, furono memorabili: io, Livio Poli e Stefano Giovannoni andammo in una casa di campagna a Monti di Licciana Nardi per studiare. Si rivelò un ritiro di tutt'altro tipo. Finì con le partite di pallone con la squadra di calcio locale".
"Ho fatto la maturità da perito chimico nel 1966 a Carrara - racconta Salvatore Marchese. All'epoca era molto frequentato anche da studenti della nostra zona perché era una novità visto che quando ho iniziato era appena partito e c'erano solo prima e seconda. L'esame era abbastanza duro, si portavano tutte le materie e c'era anche un laboratorio di chimica, si finiva a luglio e si arrivava alla fine stanchissimi. Molti studiavano anche di notte. Io lo affrontai abbastanza tranquillo, andò bene anche se il mio tema di italiano non piacque molto alla commissione".
Dall'arte alla scrittura per arrivare allo sport e al sociale. Danilo Caluri, storico presidente della squadra di basket Tarros e il direttore della Caritas Don Luca Palei raccontano la loro esperienza.
Maturità nel 1972 per Danilo Caluri, che si diplomò all'istituto Nautico di Carrara in circostanze particolari: "C'era una parte a scuola e in capitaneria, fu fondamentale il periodo di ripetizione che feci con il professor Parola: ero uno sportivo, giocavo a basket in B ed ero in ballo per passare alla seconda squadra di Milano, crocevia di una carriera. La pallacanestro era una priorità e la storia mi ha poi portato a giocare prima a Brescia, poi ci sono state le esperienze di Gorizia e Mestre. Ricordo il comandante Cecchini e una mattinata di tensione".
Don Luca Palei si è diplomato nel 1999, il primo anno di riforma dell'esame di Stato in cui si passò dal voto in sessantesimi a quello in centesimi. "Quando mi sono diplomato ero fidanzatissimo e facevo il bagnino - racconta -, conducevo una vita spensieratissima e assieme agli amici andavo spesso in Versilia e in discoteche che ora non esistono più. Mi diplomai all'istituto tecnico commerciale di Sarzana, sono un perito. Mi spaventava molto la rivoluzione dell'esame, era il primo anno in cui si portavano tutte le materie. La notte prima ascoltavo "Per un'ora d'amore con Subasio" e diedero "Notte prima degli esami" più volte. Avevo ripassato per scrupolo Ungaretti e il giorno dopo capitò. Poi andai al mare con i miei amici, andammo alla Goletta e ricordo che per tutto il giorno abbiamo esultato, fatto il bagno, giocato a pallavolo. Completo relax. Dopo frequentai un anno di informatica all'università, poi mi chiamarono a lavorare in banca. La vocazione, dopo una mia lunghissima fase di riflessione e anche di crisi, entrai in seminario. Presi i voti nel 2011, quest'anno festeggio i dieci anni di abito talare!".

Chiara Alfonzetti - Fabio Lugarini

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