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Amianto sui capannoni dell'arsenale, la Sms di Marola: "La nota della Marina è irricevibile"

La Spezia - La nota con cui Marina militare risponde alla amministrazione comunale per il mancato avvio della bonifica è fumosa e dimentica di impegnarsi con date certe. La Società Popolare di Mutuo Soccorso di Marola la dichiara irricevibile.
Siamo sconcertati dalla risposta della Nota inviata dai vertici della marina Militare che nemmeno giustificano il ritardo del cronoprogramma tanto sbandierato e promesso che prevedeva l’avvio della bonifica con fondi già stanziati nei primi mesi del 2020.
Da quella tromba d’aria del 29 ottobre del 2018 che scoperchiò i tetti di amianto dei capannoni davanti alla scuola di Marola sono passati 2 anni e mezzo, e tre ministri della Difesa e dell’Ambiente e ora quei lavori vengono ancora dilazionati senza l’assunzione di impegni certi e urgenti.
Dopo essersi aspettati di vedere partire i lavori di bonifica come promesso, gli abitanti nostro borgo si indignano perché nessuna data certa è indicata, nessuna motivazione plausibile per un ritardo che lede il loro diritto alla salute che, ricordano, è sancito dalla Costituzione.

Come Mutuo Soccorso di Marola vogliamo ribadire perché per noi questa nota è irricevibile:
- Le coperture in amianto dei tetti davanti a Marola sono lì dal 1982. Ormai è cosa nota che i materiali contenenti amianto hanno un ciclo di vita che va dai 30 ai 50 anni. Ne sono passati 40 per i tetti davanti a Marola. E l’amianto è fuori legge dal 1992.
- Ci è stato detto che il materiale in questione si presenta comunque compatto, ma ormai sappiamo che lo stato di conservazione del materiale contenente amianto, può dipendere anche da stress termici o dilavamento, come il sole e la pioggia, e questo riguarda anche quelli compatti.
- Secondo il principio della precauzione sancito dalla Comunità Europea che prevede che se c'è un rischio concreto e reale della futura pericolosità questi tetti vadano costantemente monitorati nella loro evoluzione, e quanto prima rimossi con tempi sicuramente programmati e non alle calende greche.
Gli abitanti di Marola si chiedono perché la legge prevede che un cittadino in casi del genere sia obbligato a avviare la bonifica entro 30 giorni e pene pecuniarie, e invece lo Stato, di cui la Marina Militare è espressione, si sottrae alle norme a cui sono soggetti tutti i cittadini italiani, e non pensa a dare al contrario il buon esempio.
Se è vero che le fibre di amianto, e si parla di pochissimi micron, entrano nella pleura e vi permangono anche fino a 30/40 anni prima che si palesino le varie forme di malattie ad esso collegate, (ricordiamo: mesotelioma, asbestosi, cancro del polmone, per i quali questa città vanta un non invidiabile primato) a rischio sono prima di tutto i nostri bambini, che di questo si accorgeranno solo da adulti.”
La Mutuo Soccorso, a nome di tutto il suo Consiglio Direttivo e dei suoi più di 200 soci, vuole ricordare che questo paese è stato sacrificato per il benessere economico della città tutta, che dalla presenza dell’Arsenale Militare ha potuto trarre prestigio e vantaggi economici. E anche ora che il ruolo delle basi navali a livello nazionale, vedi Taranto, va incontro a revisioni grazie al rinnovamento delle Forze Armate, il sacrificio di Marola continua a rimanere tale: una casella vuota sul percorso, che si salta senza pagare pegno. Perché a Marola non c’è il MARE, ma un MURO.
Quanti infatti passando da Marola si fermano qualche volta andando a Portovenere? Eppure a Cadimare, al Fezzano, alle Grazie, un aperitivo, una passeggiata sulla marina questo può succedere. I loro abitanti la sera col caldo possono scendere a mangiare un gelato di fronte al mare, quelli di Marola devono suonare un campanello, e chiedere i permessi per allungare l’orario dell’accesso alla base o il rientro dal mare.
Tutte le borgate che si affacciano alla Napoleonica hanno problemi annosi a causa di questa strada, ma Marola si trasforma ogni fine settimana estiva in una camera a gas per le code che arrivano fin sotto le sue case per il semaforo di Fabiano, e chissà cosa succederà con il nuovo stadio ristrutturato, gioia dei tifosi, ma ennesima forma di prigionia dei nostri abitanti.
Marola rimane stretta tra l’amianto dei bunker sotto l’Acquasanta da una parte, il campo in ferro dall’altra, e la copertura dei tetti in amianto davanti alla sua scuola. Di questi tempi, con la pandemia, si parla spesso di “ristori”. Quando si penserà a “ristorare” i cittadini di questo sfortunato paese con prove tangibili di interessamento almeno al loro diritto a vivere in un ambiente salubre, e non solo con inutili vane parole?
Una speranza ci è sembrato di scorgere nelle parole della nuova Presidente della II Commissione Ambiente Dott. Patrizia Saccone, pur non condividendo il suo entusiasmo iniziale per la Nota dei vertici della base navale, quando si è invece impegnata a portare avanti con determinazione la richiesta di questo Tavolo di lavoro promesso insieme alla Marina e ai cittadini coinvolti, che devono essere parte attiva in questo processo. Ci auguriamo che riesca a smuovere ciò che in quasi tre anni non è avvenuto, e che alla prossima riunione intorno a questo tema previsto per il prossimo ottobre si sieda con noi un rappresentante dei vertici della Marina Militare che possa dimostrare coi fatti finalmente l’avvio di una bonifica non più rinviabile".

La Società Popolare di Mutuo Soccorso I.D. di Marola

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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