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"Torniamo alla scuola in presenza, anche all'aperto" | Foto

Mobilitazione degli studenti spezzini in Piazza Verdi: ci sono i ragazzi delle scuole superiori ma anche gli universitari. "In altri Paesi l'organizzazione è diversa: i devices sono garantiti a tutti e per lo Stato l'istruzione è al centro".

scuole superiori
Studenti in piazza contro la Dad

La Spezia - “Priorità alla scuola”. Questo il grido levatosi stamani in una Piazza Verdi affollata da una sessantina di ragazzi delle scuole superiori del territorio. Una manifestazione promossa dall'Unione degli Studenti per chiedere di tornare a fare lezione in presenza, e di farlo in piena sicurezza. C'erano giovani di Liceo Costa, Liceo Pacinotti, Liceo Magistrale, Itis Capellini, Cardarelli con le sue diverse scelte didattiche, Liceo Parentucelli e Arzelà. Cartelloni e slogan appoggiati sugli scalini e una specie di sit-in fra libri e quaderni sottolineati: insieme a loro anche alcuni docenti, precari della scuola e l'associazione Spezia Dinamika che si è immediatamente unita ad una protesta che unisce idealmente gli studenti di tutta Italia. “Vogliamo tornare alle lezioni in presenza, quella attuale non è scuola - afferma Chiara Villa, coordinatrice Uds e alunna del Liceo Artistico Cardarelli -. I finanziamenti per la Dad non sono sufficienti né è sufficiente mantenere lo stesso sistema di prima, soprattutto per quanro concerne il metodo di valutazione. In altri Paesi l'organizzazione è completamente diversa: i devices sono garantiti a tutti e per lo Stato la scuola è al centro. Dalla riforma scolastica Gelmini in poi parliamo di 9 miliardi di tagli al comparto in una decina di anni. Chiediamo che il Recovery Fund venga rimodulato tenendo conto della scuola”.

A mano a mano si avvicinano altri ragazzi che, alla spicciolata, raggiungono la piazza in un clima comunque molto pacato. Le considerazioni dei ragazzi sono tutt'altro che pretestuose, d'altro canto non è la prima volta che si ritrovano per significare il loro disappunto. “Eravamo in Piazza Mentana a settembre e oggi siamo tornati a manifestare – a parlare è Lorenzo Dalmiani -. Siamo qui in Piazza Verdi perché vogliamo rientrare a scuola in sicurezza. Il piano previsto per il rientro, che abbiamo visionato, va a modificare soltanto l'aspetto del trasporto pubblico, e non ci sono particolari miglioramenti. Anzi, al di là di qualche corsa in più, c'è chi tornerebbe a casa alle sei e in generale ci sarebbero problemi legati alle varie fasce orarie. Per i più sfortunati non c'è nemmeno il tempo di studiare”. Secondo Emanuele Casura, parentucelliano, “sul piano nozionistico la Dad può anche funzionare. Il problema è che l'apprendimento non è associato al processo umano che normalmente avviene a scuola. A questo punto preferiremmo far lezione all’esterno, non ci preoccupa il freddo”. E Giulia Del Rio, del musicale Cardarelli, osserva che per un rientro sicuro servono “un ragionamento sulle distanze – c'è spazio per tutti – e un migliore scaglionamento degli orari”.

"In quanto universitari - dice Gabriele Gentili di Spezia Dinamika - non possiamo far altro che comprendere ed appoggiare questa manifestazione, per cui intanto mi complimento con voi, che avevate promesso rispetto delle regole e distanziamento è così è stato. Avete smentito tutte le malelingue che vedono i giovani come una banda di scansafatiche e di casinisti. I giovani non sono solo questo, i giovani hanno voglia di tornare a scuola, di condividere momenti, di stare insieme ed è importantissimo in questa fase della vostra vita, la più bella, la più importante: quella della formazione. E dunque fate benissimo a scendere in piazza per parlare dei vostri diritti, di una cosa che dovrebbe essere scontata come il diritto all’istruzione, che possa esprimersi nelle migliori modalità possibili. Credo che al di là delle varie difficoltà, come quella riscontrata nella didattica a distanza, al di là di tutto quello che sta succedendo, in un periodo di crisi generale che penalizza tutti, la vostra vera problematica sia la scarsa considerazione che vi viene data. Non solo dalle istituzioni, ma anche dall’opinione pubblica. Non è banale retorica dire che siete il nostro futuro. Questa manifestazione serve a voi ma ancor di più a chi verrà dopo di voi, per cercare di metterli nelle condizioni migliori per poter, un giorno, prendere le redini di questo paese. Noi siamo universitari, facciamo parte di una categoria considerata come l’ultima ruota del carro, ormai nemmeno i giornali parlano più di noi, delle nostre difficoltà nel non poter utilizzare le strutture a noi dedicate, mentre continuiamo comunque a pagare le solite rette, il ché facilità la nostra comprensione verso le vostre esigenze".

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