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"Enel, variante urbanistica insufficiente per superare centrale"

Confronto in 'casa Pd' sul futuro dell'area. Il giurista Marco Grondacci invita a far leva sulla programmazione, più che sul tema ambientale. Sarti (Legambiente): "Piano energetico regionale non coerente con svolta europea".

"1.200 watt da upgrade impianti esistenti"
Il nastro trasportatore del carbone

La Spezia - Enel tra i temi principali dell'ormai tradizionale forum online settimanale organizzato dal Pd spezzino. Padroni di casa il consigliere regionale Davide Natale e Martina Giannetti, giovane esponente della segreteria regionale. Con loro Stefano Sarti, timoniere della Legambiente spezzina, e il giurista ambientale Marco Grondacci. Convinto, quest'ultimo, che la vicenda della centrale “è legata a vincoli – procedure, leggi, decreti, aste, incentivi – che non sono insormontabili. E soprattutto occorre evitare di considerare centrale la questione urbanistica, perché prima di tutto la questione è energetica. Insufficiente pensare di superare la centrale a gas con una variante urbanistica”. Il punto, ha spiegato, è che “le norme europee che introducono il Capacity market non dicono che gli incentivi devono essere finalizzati solo al gas. Questa è stata una scelta dei governi precedenti. Quindi può essere modificata, ma serve la volontà politica di farlo”. Il giurista ha quindi affermato che “al ministero sono in discussione non solo nuove centrali a gas per 13mila Megawatt, ma anche 1.200 Megawatt inerenti l'upgrade di impianti esistenti nell'area nord. Il ministero aveva evidenziato per tale area la mancanza di 500 Megawatt, dicendo che dovevamo tenerci il carbone. Ma se intanto facciamo i 1.200, come aggiornamento di impianti esistenti, ecco che risolviamo la questione dei 500: impostando un lavoro di questo tipo possiamo evitare che il carbone vada oltre il 31 dicembre 2021, ma deve essere la politica, prima di tutto il governo, a muoversi in questo senso e a dare indirizzi di svolta”. Anche per quanto riguarda, ha aggiunto, “il tema degli impianti di accumulo, oggetto di uno studio Enea, fondamentali per la programmabilità delle rinnovabili”.

Per Grondacci, infine, “se puntiamo a far bocciare il gas a livello di impatto ambientale, farcela è difficile. Diverso invece se si punta sull'aspetto programmatico. Ma la Regione, nelle osservazioni prodotte in sede di Via, ha toccato solo aspetti di natura progettuale e ambientale”. Mentre gli aspetti programmatici sono ritenuti dal giurista un grimaldello essenziale in quanto “la centrale a gas confligge nuove evoluzioni della normativa e dei documenti europei sulla transizione”. Quindi, ha concluso Grondacci, il no all'Intesa per il turbogas va fondato “sulla programmazione: ecco che così acquisirebbe più valore la variante approvata dal Comune della Spezia. Si creerebbe una massa critica positiva. E a Spezia conviene collegare la variante urbanistica al potere d'Intesa della Regione”. Della “necessità di fare massa critica sul territorio per arrivare a una chiave di volta” ha parlato anche Natale, persuaso che “i colori non distanti di Regione e attuale governo” possano altresì essere sfruttati per una proficua interlocuzione. “È necessario chiedere uno sforzo, anche al governo, perché siano riviste le priorità e si dia ascolto alla normativa europea. Giusto arrivare a proporre un progetto per mettere gli interlocutori un po' in una posizione di scacco. La produzione energetica tramite gas, andando avanti negli anni, sarà sempre più onerosa, senza dimenticare l'impatto ambientale”, ha osservato Giannetti.

Sulla pianificazione ha fatto leva anche Sarti. “Il Piano energetico regionale, pur essendo recente, è del 2017, non è coerente con i contenuti della svolta europea sull'abbattimento della Co2 e la transizione. Andrebbe quindi avviata una discussione in consiglio regionale per la modifica profonda del Piano stesso. Su Enel si è sentito di tutto e di più, anche negare il tema della transizione verso le rinnovabili. Le esigenze della rete non vengono tutelate solo con una centrale a gas, ci possono essere altri metodi. Ad esempio i progetti per sistemi di accumulo, nemmeno discussi in Commissione nazionale Via”. Per Sarti “bisogna chiudere col carbone, punto, e su questo siamo d'accordo tutti, ma bisogna dare rispose proponendo un altro modello di transizione energetica”.

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