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"Due campagne vaccinali sono al di sopra delle forze dei medici di famiglia"

Covid-19 e influenza, le preoccupazioni della categoria in IV Commissione.

"Imparare da errori"

La Spezia - Siamo nel pieno della vaccinazione anti Covid-19, ma il pensiero va altresì a quella anti influenzale che tornerà a far capolino dal prossimo autunno, quando fu caldeggiata anche per evitare – viste le analogie sintomatiche – di pensare di confondere coronavirus e influenza. Le due campagne vaccinali sono state uno dei temi toccati ieri nel corso della seduta della IV Commissione consiliare che ha visto auditi la dottoressa Maria Pia Ferrara, segretario provinciale Fimmg (Federazione italiana medici di medicina general), e il dottor Francesco Pardini, segretario provinciale Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani). Tutto parte da una domanda rivolta ai colleghi dal consigliere Enzo Ceragioli (Cambiamo), professione medico: “Per il futuro, per quanto riguarda i vaccini, pensate che il sistema adottato sia il migliore o si poteva fare diversamente?”. Alla “domanda da un milione di dollari”, come l'ha definita il presidente della commissione, consigliere Oscar Teja, ha replicato per primo il dottor Pardini, rilanciando con un ulteriore tema: “La terza dose... sento parlare di incaricare i medici di famiglia per la terza dose, ma è impensabile. Intanto la gestione dei cosiddetti 'freeze', Moderna e Pfizer, che devono essere conservati a temperature estreme: come potremmo farlo nei nostri studi? Poi dopo il vaccino ci vuole un attesa di 15-30 minuti per chi è allergico, ma negli studi gli spazi non sono quelli dell'hub all'ex Fitram o dell'ospedale di Sarzana. Veramente, non credo che noi si possa fare questa terza dose, che non sappiamo ancora quando verrà fatta, ce lo diranno: ormai noi medici sono sei mesi che abbiamo fatto la seconda e non è ancora ben chiaro a livello scientifico quando sia il momento di fare la terza, se dopo 9 mesi, se dopo un anno, non si sa ancora”.

Quindi il discorso dell'anti influenzale. “Giovedì (domani, ndr) mattina noi medici di famiglia ci troviamo all'Ufficio di igiene per cominciare a parlar della campagna vaccinale anti influenzale, che deve cominciare con un certo anticipo. Quindi a ottobre-novembre saremo impegnati nella campagna vaccinale, sperando che quest'anno non succedano tutti quei danni che sono successi l'anno scorso per una errata programmazione. Ci vediamo appunto prima per cercare di pianificare il tutto. Verrà un momento in cui si sommeranno vaccinazioni anti influenzali, anti covi, anti pneumococcica e chi più ce ne vuol mettere. Io voglio spezzare una lancia a favore dei medici di famiglia: il nostro lavoro non è vaccinare, vi assicuro che siamo oberati. I nostri pazienti che ora vedono un attimo di luce in fondo al tunnel, vengono a fiumi negli studi, tantissima gente deve recuperare il 'tempo perduto'. Quindi per noi il vaccino diventa secondario. Noi dobbiamo garantire la salute dei nostri pazienti: non che il vaccino non sia salute, ma davvero è una mole di lavoro davvero pesante”.

“Due campagne vaccinali in contemporanea – ha osservato la dottoressa Ferrara – sono probabilmente al di sopra delle nostre forze, anche e soprattutto perché necessitano, per poterle fare in sicurezza, servizi che non abbiamo, e comunque anche l'impegno temporale è importante. Per la terza dose vedremo. Ora cominciamo immediatamente a lavorare per evitare le problematiche che ci sono state lo scorso anno in questa Asl e solo in questa Asl sulla vaccinazione anti influenzale. Dobbiamo imparare dagli errori del passato per migliorare. Se si poteva fare meglio sulla vaccinazione anti Covid? Tra le varie cose, le regole stringenti che Alisa ha messo per la vaccinazione Covid non hanno certo consentito scelte differenti rispetto a quelle fatte. Lavorare dovendo vaccinare con a disposizione un defibrillatore per forza di cose ci ha impedito anche volendo di poter fare scelte differenti, quindi abbiamo scelto di vaccinare negli hub e negli ambulatori dell'azienda sanitaria perché era la cosa più sicura per i pazienti e per noi. Non è stato così in tutta Italia, in altre regioni questa piccola stringente regola non c'era e per i medici di famiglia è stato un po' più semplice decidere diversamente”.

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