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"Pontremolese, servono 2.200 milioni. Facciamo pesare il ferro sull'Europa"

L'appello dell'avvocato Scardigli, presidente di TiBre, dalla sala consiliare di Lerici: "Spezia primo porto del Mediterraneo per trasporto ferroviario dei contenitori: questo è l'elemento da cui partire per trovare finanziamenti".

Raddoppio ferroviario
Lunezia e Pontremolese, convegno a Lerici

Golfo dei Poeti - “Quello della Spezia è il primo porto del Mediterraneo per trasporto su ferro delle merci. A breve usciranno i dati ufficiale del 2019 che diranno come il 35% dei container venga movimentato col treno. Dobbiamo far leva soprattutto su questo elemento per ottenere dall'Unione europea le risorse e l'attenzione necessarie ad andare a completare il raddoppio della Pontremolese”. Parola dell'avvocato Piergino Scardigli, presidente dell'associazione Tibre, decano del consiglio comunale spezzino, intervenuto oggi a Lerici in chiusura del convegno a tema Lunezia organizzato dal Lions Lerici Golfo dei Poeti. L'evento, aperto dal presidente del sodalizio dottor Romolo Briglia e animato dagli interventi dell'assessore Aldo Sammartano, del professore Giuseppe Benelli, del già senatore Egidio Banti - i quali con argomenti culturali, sociali, storici ed economici hanno delineato con forza le ragioni a favore di una regione emiliano lunense -, si è appunto concluso con un'articolata rifessione di Scardigli sulla Pontremolese, che di un'ipotetica Lunezia sarebbe la spina dorsale infrastrutturale.

“Il raddoppio della Pontremolese – ha continuato Scardigli -, nonostante alcuni passi in avanti stimolati dal governo italiano nel 1981, è fermo a 44 chilometri su 116 totali. E il costo per completarlo ad oggi ammonta a 2.200 milioni di euro, cifra impossibile da sborsare per lo Stato. Di qui la necessità di guardare all'Europa”, 'spingendo', come detto, sulle performance su ferro dello scalo spezzino “che è il secondo porto italiano. E in questo ragionamento possiamo aggiungere i container di Marina di Carrara – è anche la stessa autorità portuale – che tra un paio d'anni viaggerà sui 3-400mila contenitori”. Guardare all'Ue significa lavorare innanzitutto per un ritocco del programma Scan Med, in modo che il suo aggiornamento, previsto per il 2023, includa nelle fondamentali reti Ten – ossatura viaria europea che l'Unione si impegna a sostenere economicamente – appunto la Pontremolese, che ora non c'è. Discorso analogo per il programma Cef, anch'esso occasione per trovare risorse. “Bisogna quindi farsi trovare preparati – ha affermato Scardigli –. Spezia lavori con i suoi naturali alleati: Parma, Piacenza, ma anche Mantova e Cremona. Serve dialogo, anche a livello di interporti. Ed è necessario che le istituzioni locali delle varie province coinvolte si incontrino e stipulino accordi precisi in modo da arrivare al 2023 con soluzioni condivise, strategiche per rientrare nella programmazione europea ed accedere ai finanziamenti”.

E se per Scardigli non possono che risultare positive le parole di impegno pro Pontremolese del ministro De Micheli (“Se il governo ha la forza di lavorare in questo senso si va senz'altro a porre un tassello significativo”), è altrettanto irrinunciabile una continua tessitura sui territori: “Il risultato vero – ha concluso l'avvocato – si avrà nel momento in cui le comunità interessate, anche lontane, riusciranno a colloquiare e ad esprimere fattive rivendicazioni con le istituzioni italiane ed europee. Sarebbe un metodo non solo per finanziare la Pontremolese ma anche per andare a configurare quello spazio politico e geografico che è la Lunezia”.

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