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'Laneghé Isola del Mar Tenebroso', intervista a Beppe Mecconi

Beppe Mecconi

Golfo dei Poeti - Pubblichiamo l'intervista a Beppe Mecconi, sul suo romanzo 'Laneghé Isola del Mar Tenebroso', apparsa su Voce Blu, a cura di Laura Bonelli

Un'isola lontana. Carteggi consegnati da un misterioso sconosciuto. Un luogo popolato da animali strani in un clima pacifico e in armonia con un popolo saggio. E' un posto ideale della fantasia, peccato che non esista più nemmeno in essa, perché questo atollo è proprio scomparso.

Esce per Topffer Edizioni "Laneghè Isola del Mar Tenebroso", scritto da Beppe Mecconi, un testo illustrato perfetto sia per gli adulti che per i ragazzi.

L'autore è un artista a tutto tondo: poeta, pittore, scrittore. Ha diretto e sceneggiato film e documentari, tra le molte attività svolte nella sua lunga carriera è stato Presidente e Responsabile culturale del Museo Paleontologico nel castello di Lerici per 11 anni, producendo didattica, scienza, eventi artistici e culturali.

In questo libro Mecconi mette a frutto buona parte della sua formazione ma ciò che più colpisce è il richiamo a quel magnifico pensiero che risponde al nome di utopia, in grado di suscitare il desiderio di una terra ideale in cui rifugiarsi e trovare se stessi, sia essa nell'immaginazione oppure nel cuore.

... ma questo anziano signore l'hai incontrato davvero?

No, è un artificio letterario, un espediente narrativo che ho utilizzato per dare credibilità alla storia. Mi accorgo ora, rispondendo a questa domanda, che spesso uso questo "metodo" nei miei racconti. Credo si sia sedimentato in me, nella mia maniera di narrare intendo, dalle letture giovanili (e non solo in realtà), quando non raramente novelle e romanzi iniziavano appunto con un documento, o un incontro, dal quale si attingevano le basi per dimostrare che gli accadimenti successivi fossero fondati su fatti realmente avvenuti. Gli esempi possono essere davvero tanti...

La società che descrivi è un'utopia meravigliosa. A chi o cosa ti sei ispirato?

A nulla in realtà. Prima sono nati i disegni poi è venuta fuori la storia. Dove avrebbero potuto vivere questi strani animali e perchè non è rimasta nessuna traccia della loro esistenza? Mi serviva quindi un luogo dove farli agire. Un'isola sperduta e in seguito scomparsa, è stata la risposta. Ma chi aveva scoperto l'isola? Come c'era arrivato? Come era sopravvissuto e come hanno fatto ad arrivare a noi quei disegni? Ponendomi queste e molte altre domande è nato il mondo e la civiltà di Laneghè (che nel dialetto del levante ligure, che è quello di Angiolo, "l'autore dei disegni", significa: Non c'è, Non esiste) e, pezzetto alla volta, ha preso forma quella che, con mio grande piacere, chiami "utopia meravigliosa".

La fauna di Laneghè ricorda un po' i bestiari medievali. C'è un significato simbolico anche per essa?

No, nessun significato simbolico. Amo i bestiari medievali, ma volevo semplicemente divertirmi, e divertire mio figlio allora molto piccolo (entrambi innamorati di documentari naturalistici) inventando e descrivendo animali strani e/o buffi. Prima uno, poi un altro... e così s'è venuto a creare l'elenco completo. Il primo ad essere disegnato e descritto nei particolari è stato il Muc-o-don, Muccodonte in prima battuta, e parlo di venti e più anni fa. Sì, perché la prima stesura de "Il manoscritto di Laneghè" risale alla fine degli anni '90, periodo nel quale ho scritto e disegnato molti libri illustrati. Sai, quando lo mostravo alle case editrici dell'epoca, i direttori artistici impazzivano per quei disegni ma poi negli occhi dei direttori editoriali apparivano enormi punti interrogativi, non sapevano a chi indirizzarlo; ai bambini, ai ragazzi, agli adulti... In effetti non è di facilissima collocazione. Io penso che ora, avendo riscritto in gran parte il testo originale, sia adatto a chiunque abbia voglia di meravigliarsi ancora, di fantasticare, qualunque età possa avere.

Perché hai scelto di narrare una società matriarcale?

Mi è venuto spontaneo. Io amo, onoro e rispetto profondamente le donne e l'eterno femminino. Ho sempre pensato che se governassero ci sarebbero molti meno problemi al mondo. In origine, ed era una conseguenza logica dato che è la donna che genera e mantiene la vita, l'organizzazione dell'umanità era a carattere matriarcale. La mitica, fulgida, Età dell'oro mediterranea con tutta probabilità era basata sul culto della Grande madre... poi gli uomini vollero il potere spirituale, quello politico, inventarono la proprietà privata, crearono miti per descrivere negativamente l'universo femminile: Eva, Medusa, le Amazzoni, le streghe, ce ne sono a migliaia... e le conseguenze le abbiamo ancora sotto agli occhi, ogni istante.

Credi che ognuno possa trovare la sua isola?

Una propria isola immaginaria e felice è possibile costruirsela dentro di sé, dove rifugiarsi quando proprio non gliela si fa più, utile, a volte necessaria.
Anche la buona lettura, il buon teatro, il buon cinema possono essere isole felici, fanno visitare e vivere cento vite.
Avere il coraggio, o la follia, di abbandonare tutto per crearsi una vita diversa altrove, su una spiaggia ai tropici o in una baita in mezzo ai monti, può essere, per alcuni, l'isola felice.
Per altri sarà il donare sé stessi a chi soffre ogni giorno.
Un grande amore è l'isola felice.
Come il dedicarsi totalmente al proprio lavoro, alle passioni, alle arti.

Non rinunciare alla speranza può essere la propria isola...

E infatti l'ultima frase del racconto dice: Ma è bello sognare e forse Laneghè è sempre là, in pace, senza ricchi e senza poveri, senza ingiustizie e senza guerre e con ancora intatta tutta quanta la sua bellezza e la sua splendida perfetta armonia.

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