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Scrittrice e cavalleggera, ora il suo sepolcro giace abbandonato

Il Comune di Lerici cerca gli eredi di Mabel Olphert Beresford Rose, sepolta a Narbostro.

Una vita avventurosa
L'epitaffio

Golfo dei Poeti - Quella cappella in condizioni d'abbandono porta con sé una storia che potrebbe ispirare il maestro James Ivory. Un'affascinante vicenda umana che il cineasta americano racconterebbe con una lunga analessi innescata dal mesto avviso pubblicato dal Comune di Lerici, che recita: “A seguito di sopralluogo nel cimitero cittadino di Lerici, in località Narbostro, per verificare lo stato conservativo di una cappella privata, di MABEL OLPHERT BERESFORD ROSE nata il 18/08/1872 e deceduta il 08/12/1928, posta a destra dell'entrata principale del cimitero suddetto si evince lo stato di abbandono del manufatto con tutte le conseguenze del caso. Pertanto si ritiene necessaria la ricerca di eventuali eredi o persone giuridicamente responsabili del manufatto”. A suscitare un po' di curiosità basta quel nome lungo ed esotico – esotico q.b., vista l'internazionalità di Lerici , shelleiana e non. Ebbene, che storia c'è dietro questa cappella per la quale il Comune cerca eredi, visto che giace in stato di abbandono? Una storia d'amore, tra un uomo e una donna, e per una terra amata. L'ha ben raccontata qualche anno fa sul mensile Lerici In (numero dell'agosto 2014) lo stimato collega Riccardo Bonvicini. I protagonisti sono Mabel e Arthur – per Arthur Charles Frederick Rose, per esteso -, “due inglesi che assieme a molti connazionali arrivarono nel Lericino attratti dal mito di Shelley”, scrive Bonvicini. Lei nata in Birmania, lui in Australia (nel 1865), figli del fu Impero di Sua Maestà. Si conobbero in India, dove il padre di Mabel, allora ventenne, guidava un reggimento di dragoni irlandesi. Tra i due fu amore a prima vista e ben presto convolarono a nozze, le seconde per Arthur, che era rimasto precocemente vedovo. Insieme girarono il mondo, un giro che toccò, per la luna di miele, anche Lerici. E quando Mabel se ne andò, a soli 56 anni, Arthur onorò la promessa che si erano fatti: riposare insieme per l'eternità guardando il Golfo dei Poeti dalle alture lericini, con il coniuge sopravvissuto chiamato ad occuparsi del sepolcro che poi egli stesso avrebbe raggiunto.

Ebbene, con un lavoro burocratico certo non semplice, lo sposo riuscì nel suo intento, e il 23 ottobre del 1930, racconta Bonvicini, la Prefettura spezzina acconsentì al trasferimento della salma imbalsamata di Mabel a Narbostro, che avvenne a inizio 1931. E a Narbostro ancora oggi Mabel riposa, addormentata in “un imponente mausoleo in marmo nero di solida severità con due arcate”, come scrive nel suo A Life in Three Acts l'ex top model australiana Tina Grenville, classe 1939, nata dal figlio avuto da Arthur in occasione del suo primo matrimonio, con Ada Mary Copeland, che morì proprio partorendo il futuro padre della Grenville, che racconta: “Il mio nonno dal cuore spezzato considerò per sempre tutti i bambini come 'progenie del diavolo', non volendo avere niente a che fare con suo figlio, l'innocente assassino della sua giovane sposa, e il suo secondo matrimonio (con Mabel, ndr) fu senza figli”. Al testo della Grenville si devono anche molti suggestivi dettagli (alcuni dei quali riportati anche da Lerici In) sulla sua step grandmother Mabel, che fu, tra le varie cose: cantante solista che 19enne si esibì nel Duomo di Milano di fronte a un folto pubblico, suonatrice d'arpa, prima donna bianca a varcare a cavallo il Passo Khyber, tra Pakistan e Afghanistan, luogotenente ad onore dell'esercito britannico, scrittrice di articolo di viaggio per i più importanti giornali australiani. Ora, come detto, riposa a Narbostro. Tuttavia, per ragioni ignote e diversamente da quanto preventivato, al suo fianco non riposa il marito Arthur, morto – riferisce la Grenville – nel 1934.

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