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"Fossi un tifoso del Burnley mi chiederei: perché la ALK Capital ha avuto bisogno di un prestito?"

l'ex presidente del crystal palace
Simon Jordan

Fuori provincia - "Non è come avere un mutuo su una casa. Tu compri tramite mutuo una casa a Chelsea e sai che, qualsiasi cosa succeda, quella casa sarà sempre a Chelsea e manterrà il suo valore. Non mi può succedere di comprare una casa ad un milione di sterline a Chelsea per ritrovarla poi, detto con rispetto, a Brixton dove la stessa casa varrebbe 400mila sterline". Un'altra voce del calcio britannico lancia l'allarme sulle modalità in cui la ALK Capital di Alan Pace ha acquistato il Burnley Football Club. In queste ore è Simon Jordan, imprenditore e proprietario per dieci anni del Crystal Palace, a spiegare all'emittente TalkSPORT (3 milioni di ascoltatori a settimana) le insidie che si celano dietro all'acquisto con leva finanziaria messo in atto dagli americani.
Perché il Burnley, a differenza della casa londinese dell'esempio, può ritrovarsi da Chelsea a Brixton nel giro di poche settimane. "E' quello che succederebbe nel momento in cui venisse retrocesso e perdesse la Premier League", ha spiegato Jordan, che nella sua carriera si trovò ad affrontare un crisi di liquidità quando guidava The Eagles. Il punto è che, avendo contratto un debito con il fondo MSD UK Holding per finanziare l'acquisto del club e contando di ripagare quel debito (con interessi che The Guardian rivela essere del 9.14% annui) con le entrate del club stesso, ritrovarsi fuori dal giro grande della spartizione dei diritti televisivi, potrebbe rivelarsi un duro colpo alle prospettive della società.
"Questa è un classico acquisto a leva finanziaria all'americana. Tutto perfetto se il Burnley continua a crescere e il football continua a diventare ogni anno più ricco. Se tutto va bene, gli introiti continuano ad arrivare, Sean Dyche (il tecnico che sta mantenendo la squadra in massima serie da cinque stagioni, ndr) non se ne va da un'altra parte ad allenare e non retrocedono mai. Ma se invece succede, si scoprirebbero le carte. [...] Se le cose vanno male they may not be there to bridge the gap", ovvero "potrebbero non essere lì a colmare il divario".

Jordan esprime una preoccupazione che qualche giorno fa è stata messa in luce con un tweet anche da Tariq Panja, firma del New York Times che ha condotto alcune delle inchieste più scottanti sul calcio mondiale. "Quello che gli americani non capiscono dello sport inglese, è che da noi esiste la retrocessione. Non è come la MLS (Major League Soccer, il massimo campionato degli Stati Uniti). [...] Se fossi un tifoso del Burnley oggi mi chiederei: perché hanno avuto bisogno di chiedere un prestito di 60 milioni di sterline? La risposta è che, dal punto di vista economico, è un ottimo accordo per chi compra", afferma Jordan sottolineando come, mettendo solo 40 milioni di sterline di propri fondi, i soci della ALK Capital hanno acquistato un club che ne vale 170.
C'è chi ha citato come precedente l'acquisto del Manchester United da parte della famiglia Glazer nel 2005, effettuato con modalità simili e che ha portato il club ad un periodo di crescita. Per Jordan il parallelo non calza. "Quel club, che valeva tra 2.5 e 3 miliardi di sterline, fu comprato per 800 milioni di sterline. Quindi il valore stesso del Manchester United estingueva automaticamente il debito. Il Burnley invece è stato venduto for top dollars ("per fior di quattrini")". L'affare dunque, per Jordan, è tale anche per chi vende ad un prezzo alto. E alla domanda sul mercato di gennaio senza acquisti: "Non mi sorprende".

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