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Il buon vino parla bolanese con la cooperativa "I castelli"

Nei giorni scorsi sono state presentate le attività del gruppo che annovera decine di viticoltori bolanesi e offre nuovi spunti sia per il mantenimento del territorio che nel rapporto tra le generazioni.

si guarda al futuro
I vini prodotti dalla cooperativa "I castelli"

Cinque Terre - Val di Vara - Con la produzione di 25mila bottiglie di vino la cooperativa "I castelli" di Bolano guarda con speranza e rinnovata forza al futuro. Nei giorni scorsi, alla presenza del sindaco Alberto Battilani e di Massimo Caleo, sono state presentate le attività del gruppo che annovera decine di viticoltori bolanesi e offre nuovi spunti sia per il mantenimento del territorio che nel rapporto tra le generazioni. La cantina, che si trova nel cuore di Bolano, è visitabile su prenotazione e al suo interno sono disponibili i bianchi Sor Bignei, Bignei, Cime di Bollano, Venanzio e il rosso Vectio. Inoltre anche i cittadini che vogliono vinificare potranno rivolgersi alla cooperativa perché negli spazi della cantina ha a disposizione i macchinari adeguati. Tra i sogni nel cassetto, in un'ottica di recupero del territorio, c'è anche quella di poter potenziare le attività anche sulla produzione dell'olio intervenendo sugli oliveti storici presenti nel territorio comunale.

La storia della cooperativa, oggi presieduta da Augusto Vallese, parte nel 1998 e da quel giorno non si è mai fermato. Oggi si propone con una nuova brochure contenente i dettagli sulle etichette e le particolarità di ogni prodotto. Il racconto della genesi della produzione vitivinicola bolanese è stata affidata all'architetto Roberto Ghelfi e allo storico Franco Bonati.
"Il territorio di Bolano - spiega uno scritto di Ghelfi all'interno della brochure - si distende sul versante sud-occidentale della sponda sinistra del Vara dove termina il crinale che, separandolo dalla Magra segna l’inizio del percorso ciclopedonale noto come Alta Via dei Monti Liguri. Un paesaggio ameno, coltivato dall’uomo fin da epoche antichissime, affacciato sulla fertile piana di Luni e Sarzana. Ad occidente si distendono le morbide colline del Vara, disegnate dal verde perenne degli oliveti terrazzati, bordati da filari di vite, che circondano gli abitati di Montebello. Ad oriente si apre una incomparabile vista sulle Alpi Apuane mentre a sud ovest le isole della Palmaria e del Tino evocano le meraviglie del Golfo dei Poeti. Il borgo di Bolano domina il versante collinare da una altezza di 317 metri sul livello del mare. Un folto gruppo di lecci suggerisce, da lontano, la presenza dell’antico castello: hanno preso il posto dell’alta torre demolita nel 1767, costruita sulla sua sommità. La fortificazione proteggeva il borgo, collegandosi con le mura e la porta che si apriva sulla piazza interna, dove l’antico nucleo del Poggio si saldava con la lunga via del Borgo nuovo, voluto da Enrico da Fucecchio, vescovo di Luni tra il 1273 e il 1297. Nel 1516 Bolano, a seguito dei saldi rapporti con Genova, iniziava un periodo di pacifica convivenza durante il quale, le forme del borgo medievale mutarono in quelle attuali. L’antico castello divenne il nobile rudere di un parco annesso alla nuova residenza fortificata, con la torre sullo spigolo occidentale, ancora oggi cerniera fra borgo e campagna. La cantina della cooperativa “I Castelli” si trova proprio in questo luogo ricco di storia. Tra Otto e Novecento il colle viene sistemato a gradoni e la base rettificata da un alto muro di contenimento adornato dai pilastri di una pergola di vite. Uno straordinario biglietto da visita per i fruitori della cooperativa “I Castelli”, viticoltori in Bolano".
La Cooperativa “I Castelli” è l’erede della “consulta dell’agricoltura” che svolgeva un ruolo esclusivamente promozionale. A partire dal 1998 il territorio agricolo del comune di Bolano sente il bisogno di maggior tutela e di sviluppo, così un gruppo di vignaioli bolanesi, coadiuvati dall’amministrazione comunale, si costituisce in Cooperativa e diventa il promotore delle aree vitivinicole della zona. "Il vino prodotto - spiegano dalla cooperativa - è il risultato del duro lavoro nelle vigne, dell’accurata lavorazione della terra, della meticolosità, dell’attenzione e della precisione nella manutenzione dei macchinari necessari alla produzione: un motivo di orgoglio per tutti i soci che, nell’ormai quarto di secolo dalla sua costituzione, hanno raggiunto quota 70. Grazie alla presenza attiva ed ai servizi offerti, nel corso degli anni sono numerose le aziende agricole che ad essa fanno riferimento. Lo statuto estende il diritto di associazione a tutti i residenti del territorio spezzino, per garantire la possibilità di usufruire dei servizi che la Cooperativa offre: la vinificazione in conto lavorazione, gli imbottigliamenti conto terzi, i piani formativi e di educazione agronomica, le consulenze e altro ancora. Anche l’impegno nel sociale avanza con determinazione, con la ricerca di nuove realtà e situazioni verso le quali volgere lo sguardo, come il coinvolgimento di soggetti che presentano situazioni di svantaggio".
La storia vitivinicola di Bolano nasce nel XVIII secolo e ancora oggi contribuisce nella nascita dei nomi dei vini prodotti come il Cime di Bollano e Venanzi. Il primo prodotto arriva dalla zona produzione sulle colline bolanesi, il secondo ricorda la presenza dei frati devoti a San Venzanzio il cui convento risiedeva a pochi passi dall'odierna chiesa di Ceparana.
Lo storico Franco Bonatti, sempre in brochure racconta: " Alla storia più che millenaria del territorio di Bolano, affonda le sue radici ben prima dell’anno mille, quando svolge un ruolo strategico per il Vescovo Conte di Luni che, per difendere i confini del proprio dominio, edifica castelli a protezione dei più importanti insediamenti abitativi. Un monastero benedettino, eretto nella piana di Ceparana con la presenza stabile dei monaci contribuisce a modificare profondamente lo sfruttamento del fertile territorio circostante con la coltivazione della vite e dell’olivo, oltre a orti, grano e frumento. Il Vescovo di Luni, proseguendo la sua opera di difesa del territorio erige un castello a protezione del borgo di Bolano, sede di Pieve, Castello e borgo che vennero confermati al Vescovo Pietro dall’imperatore Federico I, con diploma nell’anno 1185. Bolano da vita a uno dei primi Comuni della Lunigiana vescovile, a partire dal 1202, ed avrà propri statuti nel 1204. Nell’anno 1208 il vescovo Gualtiero edifica il castello, detto di Montebello, a protezione del nuovo borgo. Una parte cospicua dei beni dell’abbazia è venduta nel secolo XVI per riscattare alcuni monaci tra cui Venanzio di Bolano, rapiti dai briganti pirateschi. Nel 1717 i monaci, in piena crisi finanziaria, vendettero i cospicui beni al nobile genovese Francesco Giustiniani. Questi e i suoi successori trasformarono gli edifici dell’antica abbazia in palazzo signorile e apportarono notevoli migliorie alla tenuta agricola, incrementando le coltivazioni della vite e dell’olivo. I proprietari terrieri bolanesi seguirono i Giustiniani nel migliorare i prodotti del territorio, tanto che un acuto osservatore del paesaggio, il naturalista fiorentino Giovanni Targioni Tozzetti, nel 1768 annotava che “le colline della terra di Bolano sono ripiene di bellissimi vigneti che producono eccellentissimi vini e dei migliori di tutta la Lunigiana, vendendosi in Genova e ne’ sui riservati tra i più preziosi delle riviere col nome Cime di Bollano”.

Il responsabile delle relazioni esterne Maurizio Bocchia conclude: "La tutela del territorio non passa solo dall'attività vitivinicola ma anche dalla condivisione di coloro i quali vogliono fermare l'abbandono delle terre. Va certamente garantita una solidità economica per la prosecuzione del progetto ma la priorità rimane una produzione ridotta e di altissima qualità. Abbiamo anche un sogno nel cassetto: recuperare anche gli oliveti storici".

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Cooperativa I castelli


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