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Una voce dalle Rsa: "Gli anziani oggi non muoiono più soli"

Roberto Mascolo è presidente della sezione ligure dell'Associazione nazionale strutture terza età, che rappresenta anche le comunità alloggio e dirigente della Rsa Sacro Cuore di Brugnato: "Il Covid si è insìnuato come un cancro".

a un anno dall'inizio dell'emergenza

Cinque Terre - Val di Vara - Gli anziani adesso non muoiono più soli e quando chiudono gli occhi, per l'ultima volta, hanno accanto qualcuno che li ama. E poi con la stanza degli abbracci "aggiornata" e le videochiamate le distanze si accorciano ancor di più. E' questa l'istantanea scattata da Città della Spezia assieme a Roberto Mascolo presidente della sezione ligure dell'Associazione nazionale strutture terza età, che rappresenta anche le comunità alloggio e dirigente della Rsa Sacro Cuore di Brugnato che ripercorre alcuni momenti di un anno difficilissimo.
"Esattamente un anno fa - spiega Mascolo - sulle strutture per anziani è calata una scure invisibile che ha colto tutti impreparati, enti, istituzioni e strutture private. Un male silenzioso, come un cancro, senza poterla vedere. Appena ci si accorgeva di questa presenza era già troppo tardi, il danno era già fatto. Però da un anno a questa parte sono cambiate tante cose: non siamo più impreparati, perché abbiamo i tamponi in tutte le strutture e sono arrivati anche quelli di terza generazione che intercettano anche le varianti. Le strutture ora sono in condizione di prevenire situazioni critiche: pensiamo anche solo al tampone molecolare, dodici mesi fa, dovevamo aspettare anche fino a 15 giorni. Malgrado tutto, le strutture spezzini reagirono bene: si organizzarono e seppero gestirsi i loro reparti Covid. Oggi, se ci sono dei positivi in struttura, Asl interviene trasferendoli perché non c'è più una situazione di congestione ospedaliera, ci sono le camere buffer e per entrare nella comunità c'è un percorso preciso con i tamponi. Anche il personale viene sottoposto a regolari controlli ogni 15 giorni, infine, siamo tutti vaccinati: ospiti e personale".
"Nelle strutture sono state somministrate tutte le vaccinazioni - prosegue -, ma stanno affrontando un'altra enorme difficoltà: non ci sono più entrate ed incassi perché il pubblico che affida gli ospiti alle Rsa è ingolfato. Un sistema che prima della pandemia riusciva ad agire con grande efficienza e velocità. L'aumento dei costi, per le strutture, è esorbitante perché devono comprendere l'acquisto dei tamponi, dei dpi e di tutti quei sistemi che garantiscono la sicurezza. Ogni giorno le Rsa più grosse perdono 10mila euro per mancati incassi, garantire tutti i servizi e con i letti vuoti che non vengono occupati. Per la realizzazione della 'Stanza degli abbracci', che pochi giorni fa è stata aggiornata e migliorata con un telo che migliora l'ascolto, vengono spesi tra i 5 e i 10mila euro e non sono previsti rimborsi".
"In questa fase comunque le strutture rimangono semivuote - precisa Mascolo - nonostante la richiesta sia forte. Il settore privato regge, ma richiede costi molto alti soprattutto per le famiglie e non tutti possono permetterseli. In ambito ligure rischiamo 3mila posti di lavoro e il 40 per cento delle strutture sono a rischio chiusura. Una situazione difficilissima da tanti punti di vista".
Facendo un salto indietro nel tempo, Mascolo in veste di direttore della Rsa Sacro cuore ricorda uno dei momenti più difficili del 2020: "Mi scoraggiarono profondamente i primi risultati dei tamponi. Mandare a casa gli operatori sanitari, perché positivi, ricadeva inevitabilmente sull'organizzazione di tutta struttura. E' stato davvero terribile, tragico. I numeri ci hanno permesso comunque di andare avanti e il personale aveva le protezioni. Ora la struttura è pulita, ma all'epoca era tutto diverso. Quando l'ultimo positivo si è negativizzato è stata una liberazione e siamo tornati ad essere struttura Covid free. Quel giorno uscimmo tutti dalla struttura e per tutto il periodo avevamo tenuto la bandiera italiana a mezz'asta. Con grande felicità e orgoglio, quel giorno, la issammo di nuovo".
Nei mesi della pandemia, le famiglie non potevano accedere in alcun modo nelle Rsa. Un anno dopo è tutto diverso, anche in questo caso. "Abbiamo avuto fin dall'inizio le video chiamate - conclude Mascolo - e abbiamo a nostra disposizione anche un altro psicologo per rafforzare l'assistenza al personale in servizio, agli ospiti e le loro famiglie. Abbiamo messo anche a disposizione una serie di tablet per migliorare le comunicazioni. Le distanze così si sono accorciate, dopo il brusco strappo dovuto alla pandemia. La video chiamata resta anche con l'installazione della 'Stanza degli abbracci'. Ora un familiare può entrare in struttura quando però una persona è ai suoi ultimi istanti: in questo caso il parente viene sottoposto al tampone, mette la tuta, le protezioni e si congiunge con il proprio familiare. Oggi possiamo garantirlo, non si muore più da soli".

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