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Delfini sotto costa: habitué o effetto lockdown?

Il Parco delle Cinque Terre porta avanti il monitoraggio acustico dell'Area marina protetta. Sotto la lente non solo i tursiopi, ma anche il rumore antropico e le foreste di posidonie, che potrebbero avere un ruolo anti rumore.

Manarola, Mesco e Montenero
I delfini tursiopi avvistati dai biologi del parco

Cinque Terre - Val di Vara - Avanti con le attività scientifiche volte a quantificare il rumore ambientale e quello legato al traffico marittimo nell'Area marina protetta delle Cinque Terre. Questa la volontà dell'ente Parco, che a questo fine ha approvato il Programma di Monitoraggio Acustico e di Ricerca Scientifica nel Parco Nazionale delle Cinque Terre 2021. Con una ulteriore deliberazione, Via Discovolo andrà a definire le specifiche attività di ricerca da avviare, ma già il Programma approvato dalla giunta esecutiva illustra quali sono i filoni percorribili, già toccati l'anno scorso. Un primo è quello legato al monitoraggio dei delfini, animali che hanno nel suono il loro principale mezzo di comunicazione. L'efficacia dello studio delle diverse vocalizzazioni dei delfini è stata recentemente confermata da lavori svolti nel Nord Atlantico così come nel Mediterraneo, progetti che hanno fornito informazioni uniche sulla presenza stagionale degli animali e sul tipo e la frequenza di utilizzo dell’habitat, permettendo altresì l’identificazione di siti di caccia o di socializzazione.

Le registrazioni effettuate nelle acque cinqueterrine a maggio 2020, durante il lockdown, hanno indicato una presenza regolare di un gruppo di tursiopi durante il periodo primaverile, che quotidianamente, in particolar modo durante le ore notturne, frequentava l’Area marina protetta. La loro presenza è stata registrata nelle zone del Mesco, di Manarola e di Montenero. “Dalle registrazioni – si legge nel Programma - possiamo capire non solo che il gruppo di tursiopi era presente nella zona del Mesco ogni notte verso le due del mattino, ma anche che la loro presenza era legata alla nutrizione [...]. A Montenero i tursiopi erano presenti quasi ogni girono, ma non venivano per nutrirsi. Richiami e suoni di socializzazione sono stati registrati in tutti e tre i siti. In estate, invece, non è stata registrata presenza di delfini sotto costa. L’assenza di suoni di delfini nelle registrazioni effettuate nel periodo estivo ed alcuni avvistamenti visivi, suggeriscono che in quel periodo i delfini sembravano restavano più lontani dalla costa”. L'obiettivo della prosecuzione del monitoraggio acustico dei delfini è meglio definire la frequentazione dell'Amp e capire, dall'ascolto delle vocalizzazioni, quale sia l'utilizzo dei vari siti marini da parte degli animali. “Ciò – continua il Programma di fresca approvazione - permetterebbe di stabilire se esistono stagionalità di presenza e comportamento e verificare ad esempio se il fenomeno primaverile del 2020 era legato al lockdown oppure è un fenomeno ricorrente. In presenza di tursiopi, attraverso le tipologie dei suoni, si stabiliranno i diversi comportamenti e le funzionalità dei siti; ad esempio, potremmo stabilire se il Mesco rappresenta una zona di nutrizione dei tursiopi. Inoltre, le frequentazioni ed i comportamenti degli animali potrebbero essere correlati con la presenza di attività umane [...] ed in particolar modo di attività rumorose e frequenti soprattutto nel periodo estivo. Lo studio simultaneo della presenza dei delfini, del traffico marittimo e del rumore costiero potrebbe aiutarci a capire se l’allontanamento estivo sia dovuto all’alta frequentazione antropica. Inoltre, i dati acustici sui delfini potrebbero essere integrati con avvistamenti, osservazioni visive fatte dalla superficie, identificazione, analisi genetiche, ecc. ed essere messi in relazione con l’abbondanza di possibili prede nelle varie stagioni che potrebbero determinare la presenza stagionale di questi animali”.

Gli altri filoni di indagine percorribili, così come indicati dal Programma, sono il monitoraggio del rumore antropico, in particolare nelle zone del Mesco e di Montenero, che subiscono impatti differenti – ridotto la prima, più intenso la seconda, vista la frequentazione diportista; e, terza rotta, uno studio delle foreste di gorgonie volto a comprendere e, oltre ad essere delle oasi di biodiversità, possano anche funzionare come 'oasi acustiche', cioè dei rifugio contro il rumore per le numerose specie che in queste foreste dimorano.

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