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Dalla Gira ai santuari, sono venti gli alberi monumentali spezzini

Aggiornato lo scorso maggio l'elenco del ministero delle Politiche agricole e forestali. Val di Vara protagonista con oltre metà esemplari.

Il più alto è 27 metri
Il tronco del leccio della Gira in questi giorni con illuminazione tricolore

Cinque Terre - Val di Vara - Il pregio legato a età e dimensioni, quello di natura storica, culturale o religiosa, e ancora il pregio paesaggistico. Questi in estrema sintesi i criteri che rendono un albero degno di entrare nel catalogo degli alberi monumentali del ministero delle Politiche agricole e forestali, che, approvato nel 2017, lo scorso mese ha ricevuto il suo quarto aggiornamento. Oltre 2mila esemplari, 113 dei quali liguri. Di questi, 20 sono alberi spezzini. Uno, scelto dal ministero tra i tre alberi 'copertina' della Liguria, è il leccio del ristorante La Gira, 315 anni di vita e 16 metri di altezza di cui vengono riconosciuti il pregio legato a età, imponenza e valore paesaggistico. Gli altri alberi monumentali del capoluogo sono il platano della stazione ferroviaria e la magnolia al 932 di Via Sarzana, al Termo. Sarzana risponde con la falsa canfora del vecchio ospedale, in Via Paci; Lerici con la tamerice di Piazza Garibaldi; nessun albero monumentale sulla terraferma a Porto Venere, ma in Palmaria sì: si tratta del pino domestico situato dal Centro di educazione ambientale.

Ben rappresentata la Val di Vara, che ospita oltre metà di tutti gli esemplari: a Beverino spicca il cedro del Libano di Palazzo Costa, a Calice la betulla pubescente in località Monte Ferro, a Carrodano, in frazione Mattarana, il cerro-sughera di Via Primo Maggio. E ancora, Maissana vanta un agrifoglio monumentale a Tavarone, dal Passo del Colello; Rocchetta invece un una roverella in località Molino Rotato-Pirolo. Ma la parte del leone la fa Varese ligure, nel cui territorio comunale si incontrano ben sei piante inserite nel catalogo ministeriale: un corbezzolo (a Lupo morto), due faggi (a Case Begagin-Taglieto e alle sorgenti del Vara), un maggiociondolo (a Pecorara), una roverella (alla Chiesa di Santa Giustina-Cesena), infine un cerro-sughera (a Casareggio). Poi le Cinque Terre: due alberi monumentali a Monterosso – il leccio al Santuario della Madonna di Soviore e il terebinto del cimitero comunale -, due anche a Vernazza, il cipresso e il leccio del Santuario di Nostra Signora di Reggio.

Il più alto del novero spezzino è il cedro di Beverino, con i suoi 27 metri, mentre il primato del 'girovita' va al cerro-sughera varesino. Il cedro beverinese, il leccio della Gira e i quattro monumentali cinqueterrini sono altresì oggetto di una proposta di dichiarazione di interesse pubblico.

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